IL DIAVOLO IN OHIO: UN THILLER SENZA COINVOLGIMENTO

Recensione nel tempo di un caffè

Il Diavolo in Ohio è una Miniserie del 2022 distribuita da Netflix e creata da Daria Polatin. La serie si basa sull’omonimo romanzo tratto da una storia vera e scritto dalla stessa Polatin. Un primo errore penso sia proprio quello di non sottolineare che i fatti della miniserie si basano su fatti realmente accaduti è una mancanza. La gente ama queste cose è anche solo quella frase iniziale può cambiare la prospettiva su ciò che si sta vedendo.

La protagonista della serie è l’attrice già vista in “Bones” Emily Deschanel che qui interpreta una Psicologa che lavora in ospedale per seguire i traumi post traumatici dei pazienti. La vita della sua famiglia cambia, quando una ragazzina spaventata e sconvolta, viene portata in ospedale sanguinante con un pentagramma inciso sulla schiena. Decide di accoglierla nella sua famiglia fin che le cose non si sistemano, ma la giovane Mae è appena fuggita da una setta satanica.

Questa serie si pone come un horror thriller, la parte Horror è quasi del tutto completamente assente e non da nessuna sensazione di paura, c’è un alone di violenza, ma nulla di più. Non è coinvolgente, c’è un alone di mistero che non riesce mai davvero a mettere la giusta curiosità. La parte più deludente è la fotografia, mai intensa e densa come avrei voluto, forse a tratti nemmeno adatta al genere. La recitazione è buona e i personaggi sono ben scritti, la situazione liceale pecca un po’, con Mae che però già la giusta dose di tensione e follia, brava Madeline Arthur nella sua interpretazione.

Nel complesso una serie un po’ deludente, che poteva dare sicuramente di più, che trova comunque la sua forza in una trama ben scritta con una storia interessante.

HOLLYBLOOD: COMMEDIA HORROR SPAGNOLA TRA AMORE E VAMPIRI

Recensione nel tempo di un caffè

Hollyblood è un film spagnolo del 2022, distribuito su Netflix e diretto da Jesùs Font. Una commedia horror ambientata in un liceo dallo stile americano, con personaggi semplici e prevedibili.

Una trama molto leggera nonostante il tema, la parte più horror sono l’inizio e la fine, mentre la parte centrale sembra più una commedia romantica tra teenagers. Una ragazza appassionata di vampiri e il suo spasimante “sfigatello” che finge di esserlo per conquistarla. Per non tutto è finzione perché sembra che i vampiri esistono veramente e Azrael è pronto a tornare.

Vampiri che si intrecciano a trame scolastiche non è una novità, questo film in stile commedia cerca di dare una marcia in più, ma in realtà non fa altro che essere davvero troppo banale con una recitazione che non trasmette mai nulla. Sembra tutto estremamente frettoloso e finto e nonostante ci sia qualche situazione divertente e spiritosa, il film non offre nulla di più.

Hollyblood si presenta quindi come uno dei classici film Netflix sparsi per il catalogo, estremamente leggeri ma senza un vero scopo o senza un vero significato, recitati mali e con solo qualche tocco di regia o battuta interessante. Perfetti per serate dove non si ha voglia di fare nulla e nemmeno si ha l’impegno di guardarsi un film complicato. Forse meglio vederlo in compagnia, per avere più occasione di farsi qualche risata commentando ironicamente il film.

Nel complesso Hollyblood è un film senza pretese che si presenta anche un po’ come una parodia del genere “vampiresco”, nulla di speciale che però si colloca perfettamente tra dei i film leggeri, piacevoli da vedere senza troppo impegno e senza essere troppo critici.

MERCOLEDI’: LA SERIE FIRMATA TIM BURTON SULLA FAMIGLIA ADDAMS

QUATTRO CHIACCHIERE: In arrivo in autunno una serie diretta da Tim Burton con protagonista Mercoledì, la famosa bambina della famiglia Addams

La Nuova Famiglia Adams

La Famiglia Addams, inutile negarlo, ha sempre avuto un certo fascino, esempio primordiale di Black Humor è stata creata Charles Addams nel 1938 per una serie di vignette, un po’ horror e un po’ comiche. Negli anni successivi ci furono moltissime trasposizioni, tra serie tv, cartoni e film e anche un merchandising di livello in ogni settore.

Un equilibrio perfetto tra il macabro e la risata, hanno reso sempre popolare questa famiglia particolare, con i membri che hanno tutti caratteristiche ben precise. Forse la versione a cui siamo più legati è quella dei film anni novanta, nel nostro immaginario collettivo ci sono quegli interpreti li. Nel caso specifico anche Mercoledì, la bambina tutta cupa e silenziosa con le treccine, forse la più malvagia e maligna di tutta la famiglia.

Netflix decide dunque di crearne una serie apposta, per mettere al centro della storia la famosa bambina della famiglia Addams, la serie è creata da Alfred Gough e Miles Millar (Creatori di Smallville). La mossa principale, non solo creativa ma anche pubblicitaria, è stata quella di affidare la regia a Tim Burton, regista famoso per il suo stile macabro e ironico. Uno stile che si adatta a pennello con quello della Famiglia Addams. Burton ha una firma molto incisiva, lo si nota subito, ha un lato estetico forte e prepotente, lo si nota nel teaser, ma anche solo nella foto di famiglia posta a inizio articolo. I vestiti, la pettinatura, tutto rimanda a prodotti passati del regista di Edward mani di forbici.

Jenna Ortega nei panni di Mercoledì mi piace un sacco e mi convince molto, attrice che ho apprezzato moltissimo anche nella seconda stagione di YOU e con caratteristiche fisiche che si sposano perfettamente con quelle della classica Mercoledì. Ha talento e sono sicuro che sarà il punto forte nella serie. Apprezzo molto che ci sia anche Katrine Zeta-Jones nei panni di Morticia anche se quella dei film anni novanta interpretata da Anjelica Huston, per me è inarrivabile. Deluso invece e non poco, dall’attore scelto per interpretare Gomez Addams, non so perché ma Luiz Guzman non mi convince molto in quel ruolo, anche se forse si adatta di più allo stile di Tim Burton. Ammetto che mi avrebbe affascinato un sacco rivedere la “coppia di Zorro”, con Antonio Banderas nei panni del marito di Morticia Addams. Mi spiace non vedere nel cast lo Zio Fester, secondo me una grave mancanza e un’occasione mancata.

Dal Teaser si capisce come sia Mercoledì, come da titolo, l’assoluta protagonista, in una trama che ci mostra soprattutto la sua vita scolastica in una scuola molto particolare, che ricalca lo stile Addams. Sembra ci saranno anche misteri e addirittura omicidi in una serie che promette di esaltare lo stile classico di Tim Burton. Mi aspetto molto da questa serie e dal teaser sembra comunque promettere bene.

IL SIGNORE DEGLI ANELLI – GLI ANELLI DEL POTERE: RECENSIONE TERZO EPISODIO

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Ogni venerdì su Prime Video esce un nuovo episodio della serie del momento, il signore degli anelli – gli anelli del potere. I primi due episodi di esordio hanno completamente spaccato il pubblico in due, tanto che non si capisce quale sia il vero valore della serie guardando le recensioni.

Siamo tutti comunque d’accordo che visivamente è qualcosa di unico e spettacolare, in questo episodio ci viene mostrata Nùmenor città magnifica e raggiante di essere umani speciali che avevano legami profondi con gli elfi. La bellezza visiva è protagonista della scena, la cura dei dettagli, le armature, tutto molto spettacolare. I momenti di azione sono davvero ben fatti con duelli davvero spettacolari. Si inizia a capire meglio i personaggi e a capirne le loro caratteristiche, anche se serve una “bibbia” del signore degli anelli a portata di mano per capire bene la collocazione dei personaggi.

La serie è epica e tremendamente ben fatta, eppure non sembra convincere ancora del tutto, manca un vero nemico, e l’utilizzo di Sauron come solo una presenza maligna non funziona come nei film, c’è bisogno di una svolta, la serie deve iniziare a prendere un ritmo più deciso e incalzante e ciò non è ancora successo. Il mistero “dell’uomo” meteora non è ancora stato risolto e ho il presentimento chi ci vorrà ancora molto per sapere chi è realmente.

Un episodio che vede ancor più protagonista Galadriel, che mostra altri lati di sé, rimanendo sempre molto “nervosa” e ribelle. Facciamo la conoscenza di un personaggio importante come Elendil e il primo impatto è più che positivo. Sauron è arrivo e spero che arriverà presto, sicuramente, per adesso, la parte più interessante e movimentata e quella che riguarda Arondir, un po’ inaspettata in realtà, ma la sua parte di storia è la più bella di questi tre episodi, soprattutto nel terzo.

Una serie che ha sicuramente bisogno di uno spunto in più di una evoluzione più immediata e di impatto, ma che per adesso si sta muovendo nel complesso bene. Lato visivo pazzesco e una curiosità sempre attiva grazie alla vastità e bellezza dell’universo creato da Tolkien. Nulla è banale, tutto è curato e ben fatto, forse un po’ lento e i dialoghi un po’ spenti, ma per il resto davvero un ottimo episodio che potrebbe equilibrare il giudizio del pubblico.

THE SANDMAN: RECENSIONE PRIMA STAGIONE

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The Sandman è una serie Netflix Creata da Neil Gaiman, David S. Goyer, Allan Heinberg, Basato sull’omonimo fumetto della DC Comics.

Questa è una di quelle serie tv che doveva uscire da anni ma non ha mai trovato spazio produttivo, nessuno che ne avesse il coraggio, ci sono già stati degli spin-off di questo universo narrativo, come il film Costatine, oppure la serie Lucifer. The Sandman parla di un mondo dove l’astratto diventa concreto e reale, un universo dove gli eterni sono le nostre credenze e in nostri miti. Così veniamo traspostati nel mondo di Morfeo il protettore del reame dei sogni, interpretato da un bravissimo Tom Sturridge. La trama della serie è come se fosse spezzettata in piccole storie che hanno come solo filo conduttore le avventure di Morfeo che si muove tra il mondo dei vivi e quello dei sogni. La storia parte con lui che viene imprigionato per 100 anni, e al suo ritorno nel reame nulla è più come prima e deve sistemare alcune cose. Deve anche recuperare alcuni amuleti che gli servono per il suo lavoro.

The Sandman ha dei ritmi lenti ma adeguati a tutta la situazione, la parlata di Morfeo è precisa, scandita e con un linguaggio forbito e colto. Non ha mai fretta, tanto da apparire distratto e ancora un po’ ingenuo, nonostante la sua vita eterna. Episodio dopo episodio c’è un’evoluzione del personaggio che ondeggia tra l’empatia e l’apatia più totale. All’interno del film ci sono concetti molto profondi, in un episodio c’è un confronto diretto con una della sua famiglia, sua sorella Morte (Kirby Howell-Baptiste). C’è un’ottima profondità, una delicatezza a raccontare un argomento molto tosto e fragile. Anche l’amicizia è ben risaltata in alcuni frangenti della serie.

Questa è un’ottima serie, visivamente una delle più belle di Netflix, e con una trama che convince dell’inizio alla fine, a parte qualche scelta un po’ inutile, in perfetto stile della piattaforma. Una serie molto dinamica con molti personaggi e interazioni, anche se con poca azione ti tiene facilmente incollato allo schermo. Ho visto modernità nel cast e in certe scene, ma di per sé, mi ha ricordato una serie con ritmi anni 90, più precisa e delicata in alcuni frangenti, poco rumorosa e sempre in movimento.

Ovviamente ci sarà sempre un blocco accanito di fan pronti a criticarla, però penso che sia davvero bella come serie tv, coinvolgente al punto giusto, piacevole da guardare e con personaggi che facilmente ti conquistano. Se devo fare un appunto sul cast, non mi è piaciuta la scelta di Lucifer. Volevo Tom Ellis, già protagonista della serie, invece hanno scelto Gwendoline Christie (Brienne del Trono di spade). Sono scelte forzate, che tolgono il clamore e la forza di alcune scene. Un altro difetto è che nel complesso Morfeo appare un po’ troppo stupido e perso, non dà mai la sensazione dei suoi veri poteri. Bello il finale che prospetta una seconda stagione davvero molto interessante.

PAPILLON: UN REMAKE BEN RIUSCITO

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Papillon è un film del 2017 diretto da Michael Noer. Remake dell’omonimo film del 1973 diretto da Franklin Schaffner che a sua volta è basato sull’autobiografia di Henri Charrière sulla sua prigionia nella colonia penale francese in Sudamerica.

I protagonisti sono essenzialmente due Charlie Hunnam (Henri Charrière “Papillon”) e Rami Malek (Louis Dega) che interpretano i ruoli di Steve McQueen e Dustin Hoffman nel film originale. La trama si basa tutta sui tentavi di fuga dei due criminali, Papillon tenta più volte la fuga perché si trova ingiustamente accusato di un omicidio che non ha commesso, è un semplice ladruncolo non un assassino. Fa la conoscenza di Dega nella deportazione al carcere, un falsario molto ricco che potrebbe aiutarlo ad uscire da quell’inferno. Ci saranno diversi tentativi di fuga che non faranno altro che peggiorare le condizioni di prigionia di Papillon.

Questo film ha dei classici cliché del genere, la fuga dalle prigioni ha sempre un certo fascino cinematografico, un remake ben riuscito che riposta le sensazioni del film originale, forse un po’ meno di livello del punto di vista recitativo. Il Dega di Hoffman era più iconico, senza nulla togliere a Rami Malek sempre molto sul pezzo anche in questo film. Il difetto principale è essenzialmente che il film non riesce del tutto a raggiungere il suo obiettivo, ciò mostrare le condizioni pietose di quelle prigioni e i crimini che venivano commessi al loro interno. Rimane tutto nello schermo e nulla esce fuori, non riesce a trasmettere le giuste sensazioni, risultando molto leggero rispetto a quello che dovrebbe essere.

Semplice, a tratti lento e a tratti fin troppo sbrigativo, l’ultima prigione in cui vengono spostati in due protagonisti ci appare meno opprimente, più libera e rilassante, penso che questo abbia un po’ rovinato il finale. Nel complesso però un buon film ben scritto e con dialoghi sempre ben centrati e mai casuale, la complicità tra i due protagonisti funziona.

Papillon del 2017 è un ottimo remake, non ha intaccato la bellezza del primo film, ne ha solo cambiato alcune sfumature senza cadere nel ridicolo, il livello rimane alto e nel complesso si presenta davvero come un ottimo film.

13 VITE: L’INCIDENTE DI THAM LUANG

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13 vite è un film del 2022 diretto da Ron Howard e basato sulla storia reale dell’incidente di Tham Laug.

La trama si basa sulla storia vera del salvataggio di 12 ragazzini e un adulto che si ritrovarono bloccati all’interno di una enorme grotta per via di un allegamento improvviso, un sacco di uomini accorsero da tutto il mondo per dare il loro aiuto. La situazione si rivelò fin da subito molto complicata, per via della costante pioggia e delle piccole strettoie all’interno della grotta che resero il percorso molto pericoloso e solo per sub molto esperti. Le 13 persone erano bloccate all’interno della grotta per più di un chilometro, il film ci mostra e spiega il loro salvataggio.

Una scenografia abbastanza semplice, ma che rende un giusto senso di claustrofobia. A tratti la fotografia è spettacolare con una Thailandia rurale e autentica. La regia di Ron Howard è ottima come sempre e la presenza di attori di livello come Viggo Mortensen e Colin Farrell rende tutto più realistico e ben recitato. Molte scene del film hanno i sottotitoli e sono in lingua originale thailandese.

C’è un giusto impatto emotivo, la giusta delicatezza, con la consapevolezza che almeno per i ragazzi andrà tutto bene. l’abilità di fare un buon film tratto da una storia vera sta proprio in questo, creare suspense anche se magari qualcuno conosce già il finale. I personaggi vengono caratterizzati in un attimo e questo è un altro pregio del film.

Un film che ha dei limiti nella propria storia e che più di tanto non può raccontare, molto bello, ma a tratti forse fin troppo semplice, rendendo le scene di immersione forse un po’ troppo confusionario e visivamente un po’ limitate, non si ha mai la vera sensazione di essere in una grotta e forse questo è un po’ un limite.

Nel complesso un ottimo film che traspone una storia vera con la giusta delicatezza e il giusto ritmo narrativo senza esagerare e rendendo il tutto molto realistico. Un film che per molti può essere un po’ noioso, ma che in realtà ha il fascino di raccontare il coraggio e la volontà di un gruppo di persone che ha sacrificato molto pur di salvare quei bambini. Storie così, andrebbero sempre raccontate.

IL SIGNORE DEGLI ANELLI – GLI ANELLI DEL POTERE: RECENSIONE PRIMI DUE EPISODI

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Il signore degli anelli – gli anelli del potere è una serie di amazon prime video del 2022, che prende spunto dai libri di J.R. Tolkien e che ha come showrunner J.D. Payne e Patrick Mckay. Una delle serie più attese dell’anno che ha fatto il suo esordio il 2 settembre con i suoi primi due episodi.

Le pagine web, i blog e anche YouTube si stanno riempendo rapidamente della recensione di questa serie tanto attesa, una serie che coinvolge un gruppo di fan molto legati ai libri originali e hai primi film di Peter Jackson. Gli eventi della serie si svolgono migliaia di anni prima della storia più famosa del signore degli anelli. Nei primi episodi ci viene fatto un riassunto velocissimo del prima era, forse fin troppo veloce e poco approfondito, un po’ una delusione rispetto alle aspettative. Veniamo immersi nel mondo forse troppo velocemente e la prima parte, oltre ad un aspetto visivo molto particolare, non offre nulla di troppo emozionante e coinvolgente. Ci viene solo mostrata la voglia di vendetta di Galadriel, ma a primo impatto ci sembra un personaggio davvero troppo distante da quello visto nel film. Anche per chi non ha letto i libri ci sembra un personaggio staccato da quel mondo, forse troppo moderno nei modi e negli atteggiamenti, troppo diverso dagli altri elfi, eleganti e sinuosi sia nelle parole che nei movimenti.

Nei due primi episodi ci spostiamo lungo la terra di mezzo, da un lato all’altro e ci vengono introdotti diversi personaggi, nonostante tutto si mantiene un buon ordine e la trama è facile da seguire e in questo modo non risulta noiosa. I personaggi non sono del tutto caratterizzati e alcuni sono un po’ difficili da comprendere, ci sono tante comparse e questo può creare un po’ di confusione. Elrond invece sembra un personaggio più centrato, diplomatico e più simile a quello visto nei film.

Il lato più potente è evidente dei primi episodi, è sicuramente l’aspetto visivo sempre molto maestoso e molto bello, con una qualità di fotografia e scenografia elevatissime, quasi da farti dimenticare che è una serie su un canale streaming. La qualità è elevatissima e ci sono scene che mostrano l’elevato budget sia per la CGI che per le scene reali, con costumi e dettagli davvero ben studiati. Qualche spezzone di battaglia, qualche piccolo scontro, tutto davvero ben fatto anche a livello di regia, firmata tra l’altro da J.A. Bayona che in certe scene riesce a metterci un po’ il suo classico tocco horror.

Nel complesso dei primi due episodi ci si aspettava di più, bella visivamente, ma una trama un po’ troppo debole e non del tutto coinvolgente, il mondo e talmente ampio che è difficile trovare un personaggio cardine che piace un po’ a tutti. Alcune scene se pur molto belle sono solo scenografiche ma non portano molto ai fini della trama. Ci sono aspetti di debolezza anche nei dialoghi a volti troppo poetici e a volte davvero troppo banali. La minaccia è troppo lontana e poco concreta almeno per i primi episodi e l’assenza di un vero nemico e di un vero obiettivo rende il tutto un po’ poco inciso e coinvolgente. Si è vero sono due episodi introduttivi ma mi aspettavo qualcosa di più, una minaccia più evidente o almeno meglio raccontata. Penso che questi primi due episodi spaccheranno in due il giudizio, fan delusi sicuramente, quelli ci saranno sempre e poi un giudizio diviso tra aspetto visivo e trama. Una serie complessa, ampia e sicuramente di impatto ma che per questi due episodi, lascia lo spettatore un po’ perplesso, non sicuramente entusiasmato come vorrebbe e con la speranza di vedere qualcosa in più negli episodi successivi.

…ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO: UN REBOOT INASPETTATO

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Altrimenti ci arrabbiamo è un reboot del 2022 dell’iconico film 1974 con Bud Spencer e Terence Hill. Nessuno aveva osato tanto, a toccare due mostri sacri del cinema italiano, una delle coppie cinematografiche più famose di sempre, eppure è arrivato questo inaspettato reboot. Un film che per certi aspetti mi ha stupito e che non pretende di sostituire l’originale ma che è solo un piccolo omaggio.

Pensavo peggio, è questa la prima cosa che mi verrebbe da dire su questo film, che nella sua trama e in linea temporale un sequel, ma che nelle sue dinamiche e scene è praticamente a tutti gli effetti un reboot. Con questa mossa hanno reso il film una eresia più contenuta diventando appunta, una bellissima dedica ad un bellissimo e intramontabile classico del cinema comico italiano. Non ci sono Bud Spencer e Terence Hill, non c’è lo stile e la comicità di quegli anni, ma ci sono delle belle citazioni e qualche attore che non mi è dispiaciuto.

La trama è molto semplice al film originale, con questa Dune Buggy rossa con la capotta gialla che si contendono due fratelli in questo caso, Carezza e Sorriso. Ogni personaggio ha il proprio soprannome ed è nel complesso un po’ tutto “fumettato” in una zona non meglio definita dell’Italia. Edoardo Pesce interpreta Carezza, la copia attuale di Bud Spencer e devo dire che la sua performance non è niente male, ricalca bene il personaggio originale e ne dà un giusto omaggio, devo dire che mi è piaciuto. Un po’ meno invece Alessandro Roja, che interpreta il fratello più minuto e scaltro, “Sorriso” che doveva essere la copia di Terrence Hill, ma che purtroppo risulta troppo forzato e grottesco e non si lega alla perfezione al suo compagno, però si apprezza il tentativo.

Christian da Sica è sempre il solito, ma non stona più di tanto, è marginale e il suo ruolo lo fa bene, un boss mafioso con un figlio stupido. Mi sono piaciute alcune idee della trama e alcune soluzioni per renderlo un po’ più moderno, belli gli elogi al primo film come il coro dei pompieri e ottimo il fatto per cui non hanno osato a riprodurre la scena dello spietato sicario, icona del film originale. Un azzardo sì ma che rispetta pienamente il film originale che non vuole fare nulla di nuovo ma che semplicemente un elogio a quel cinema e a quel film. Non si regge da solo, ha bisogno delle citazioni e dei ricordi legati all’originale, non è un film del tutto completo, ha i suoi difetti evidenti ed è facile confrontarlo con il film del 1974. Secondo me per goderselo senza troppi pensieri, va preso così com’è, senza farsi troppe domande. Un film che nel complesso risulta anche piacevole e che ci ricorda quanto fossero belli i film con Bud Spencer e Terence Hill, spensierati e divertenti come pochi. Difficile resistere alla tentazione di riguardarsi lo originale dopo aver visto questo inaspettato e azzardato reboot.