ECHOES: UNA MINISERIE NETFLIX, TRA GEMELLE E MISTERI

Recensione nel tempo di un caffè

Echoes è una miniserie Australiana del 2022 distribuita da Netflix e creata da Vanessa Gazy. Un drama classico con situazioni e misteri che a tratti ha quasi dei toni Thriller, tra i protagonisti una bravissima Michelle Monaghan e Matt Bomer.

La trama è abbastanza contorta e lenta nei primi episodi, in cui la sparizione di una delle due sorelle gemelle protagoniste, fa partire un domino di strani misteri e segreti. La ricerca della gemella smarrita, porterà a galla nuove verità.

I primi episodi sono forse un po’ troppo lenti e parte qualche colpo di scena la trama fa fatica a decollare e non fa altro che creare confusione. A parte al protagonista, il resto del cast è un po’ spento e fa fatica ad essere pienamente coinvolto nella scena, tanto che è facile dimenticarsi di alcuni personaggi.

L’idea principale è molto bella ed è facile che scatti subito un po’ di curiosità verso la trama dopo il primo mistero. Nella quinta puntata tutta la miniserie prende forma e significato e da valore a risposte a tutto ciò che si vede in precedenza. Un utilizzo di cose già viste ma con una trama un po’ più originale del solito, rendono questa miniserie molto carina e piacevole da vedere, nel suo complesso un ottimo prodotto.

La recitazione di Michelle Monaghan, che interpreta le due gemelle Gina e Leni è un punto fondamentale della serie, perché gli dà sicuramente una marcia in più e rende tutto molto realistico e apprezzabile.

Purtroppo la serie risulta a tratti un po’ forzata e in altri momenti davvero molto lenta e quasi inconcludente, rendendo i primi episodi e anche un po’ il finale spento e privo del mistero e della bellezza del quinto episodio. Nel complesso rimane comunque un’ottima miniserie, molto apprezzabile.

TEKKEN BLOODLINE: RECENSIONE DELL’ANIME NETFLIX

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Tekken Bloodline è una serie anime tratta dalla famosa saga di videogiochi della Bandai Namco. Una serie in stile anime, prodotta da giapponesi e distribuita da Netflix.

La trama ricalca in qualche modo e con un po’ di fantasia, la storia del terzo videogioco, con Ogre come nemico principale, il protagonista assoluto e Jin Kazama, che dopo la scomparsa della madre decide di vendicarsi e fa conoscenza con suo nonno Heihachi Mishima. Dopo una serie di duri allenamenti parte il grande torneo “King Iron Fist” per attirare l’attenzione del demone della lotta.

C’è grande rispetto per il videogioco e le sue dinamiche e personaggi, tutti molto ben disegnati e riprodotti, bella anche la scelta della trama, molto veloce che mette i combattimenti sempre al centro. Ci sono le mosse e le caratteristiche principali di ognuno di loro e se qualcosa non riguarda la lotta non gli viene dato peso. La serie è molto breve e ha una evoluzione immediata, non sappiamo molto dei personaggi, ma ci vengono mostrati in ricordo del videogioco. Il personaggio più approfondito è Jin Kazama che lotta un po’ con le sue origini, la parte buone e pacifica Kazama e la parte più malvagia, quella Mishima.

Molto immersivo e coinvolgente negli scontri, ricorda davvero molto le dinamiche del videogioco il cui punto di forza sono sempre stati i personaggi e le loro mosse. Una trama che strizza l’occhio un po’ anche hai primi due capitoli, con il gene del diavolo che passa da Kazuya a Jin. Una serie forse fin troppo breve, ma che facilità la visione e permette anche ai meno appassionati di godersi un anime di ottimo livello. Prova perfettamente riuscita è bello rivivere parte della propria infanzia grazie ad una serie così.

FINO ALL’ULTIMO INDIZIO: LE PICCOLE COSE FANNO LA DIFFERENZA

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Fino All’ultimo Indizio è un film del 2021 scritto e diretto da John Lee Hancock. Il film si presente come un classico giallo/thriller dai toni molti anni novanta, sia nella collocazione temporale che nello stile di narrativa e regia.

Il cast principale è formato da tre premi oscar Denzel Washington, Rami Malek e Jared Leto. Personaggi contrapposti ma allo stesso tempo molto simili. Il film gioca molto su questo fattore e sulla sottile differenza tra bene e male. Una scelta un dettaglio, fanno di una decisione, una decisone giusta e buona o una decisone sbagliata e maligna.

Una trama di confronto, tra personaggi e caratteristiche, Un serial Killer e due detective ossessionati dal caso per motivi differenti, un uomo già a pezzi e distrutto da un caso passato Joe Deacon (Denzel Washington) e un altro detective in erba, che non fallisce mai e che nulla gli sfugge (Rami Malek), poi c’è la follia, il caos e il controllo, la parte cattiva e cinica rappresentata da Albert Sparma (Jared Leto) il possibile assassino.

La trama non è semplice e si complica soprattutto nel finale, alcune scene hanno bisogno di molta attenzione di essere capite e alcune scelte vanno analizzate nel profondo, questo riesce a coinvolgere lo spettatore ma anche a confonderlo e forse allontanarlo un po’ dall’empatia che prova verso i personaggi. Ognuno ha una caratteristica ben precisa, ma sembra che il destino sia segnato per tutti, solo un personaggio di può salvare dall’agonia dei sensi di colpa. Si percepisce il tormento e la voglia di risolvere il caso dei protagonisti, in una storia che mentre va avanti diventa più densa e profonda e mette in difficoltà la moralità dei due detective.

A tratti può risultare un po’ lento e complicato, ma nel complesso è un film che sa coinvolgere e farti porre determinate domande in perfetto stile giallo/thriller. Bella la regia, pulita senza troppe complicazioni e uno stile un po’ anni novanta presente in tutto il film. La scrittura dei personaggi è ottima anche se a tratti risulta forse troppo profonda e complessa da capire. Il finale è ottimo, lascia scelta allo spettatore e ci lascia una sensazione di sollievo, di completezza, ma allo stesso tempo la sensazione di non avere tutte le certezze e le risposte. Un finale che ha la capacità di empatizzare al massimo con i due detective protagonisti.

Nel complesso un film piacevole soprattutto per gli amanti del genere. Un film che però non convince del tutto e che è difficile pensarlo come un film a cui dare massimi voti, ha dei difetti che lo appiattiscono un po’ e lo rendono un po’ forse troppo mediocre.

RUNNER RUNNER: I SEGRETI DEL POKER ONLINE

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Runner Runner è un film del 2013 diretto da Brad Furman.

La trama del film si focalizza su Richie Furst (Justin Timberlake) giovane studente di Pinceston con ottime capacità intellettive e matematiche che lo portano a fare soldi con il poker online. Un giorno però viene truffato e perde tutti i suoi soldi, volerà in Costa Rica per conoscere i suoi truffatori, qui conoscerà Ivan Black (Ben Affleck), magnate del poker online.

La trama non si presenta molto semplice, seguirla con attenzione non è facile perché le parti più tecniche vengono dette in modo sfuggente e a volte incompleto, sembra tutto molto veloce. Ci sono molte situazioni e dinamiche e accade tutto velocemente senza delle vere pause che ci permettano di capire il film più a fondo. Il disordine e il ritmo aiutano però a dare una giusta conformazione al film, che ha bisogno di questo stile. Ci mostrano la bella vita, il denaro e tutti gli affari loschi dietro al sito di poker online che truffa le persone per prosciugargli il conto. Un film a tratti piacevole, perché se non approfondito, risulta semplice e il finale facile da capire.

Il confronto tra i due protagonisti è ottimo, c’è il giusto mix di stima e rivalità che si ripete nel corso della trama, il personaggio di Ivan Block è difficile da capire, da comprendere a fondo e lascia forse un po’ lo spettatore insoddisfatto con molti dubbi. Il ritmo veloce confonde, si dà carattere al film, ma è facile perdersi e non capire più le mosse del protagonista. Non ci sono colpi di scena clamorosi e il finale è troppo annunciato. Manca la giusta tensione e suspense che in certe parti del film, lo spengono un po’.

Runner Runner parte con il poker, ma a poco a poco lo mette da parte diventando un argomento superficiale, quasi marginale, anche la truffa è difficile da comprendere, e il protagonista del film diventa di più lo stile di vita dietro il sito con le sue truffe e la vita criminale che si nasconde dietro quel sito di poker online.

Nel complesso un film piacevole che scorre bene, veloce e con un buon ritmo, recitato in modo adeguato al suo stile. Nulla di speciale, ma un film che ti fa passare una buona serata.

THE GRAY MAN: TANTA AZIONE MA POCA SUSPENSE

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The Gray Man è un film del 2022 diretto dai fratelli Russo (The Avengers) e tratto dall’omonimo libro di Mark Greaney. Il film è una grande produzione da parte di Netflix che ogni tanto si cementa in questi Blockbuster con attori e registi di alto livello e con Budget davvero molto importanti.

Un film su cui la piattaforma streaming punta molto per dimostrare al mondo quanto può offrire anche in termine di qualità, un prodotto super pubblicizzato un po’ ovunque, con il faccione degli attori sparso per le città di tutto il mondo. Con la proclamazione dei fratelli Russo alla regia.

Il film è pieno di cliché del genere, con una super spia che lavora per la CIA tramite un’agenzia privata, un uomo infermabile che uccide tutti con estrema facilità e che non si ferma davanti a nulla. La trama in sé non è nulla di speciale, non porta a nulla e c’è davvero poca suspense. Sembra tutto un grosso set per creare azione e spettacolo, senza troppe parole o trame complicate. Si sposta in giro per il mondo con inseguimenti e sparatorie davvero notevoli.

Il protagonista è interpretato da Ryan Gosling, con il suo stile pacato e sempre sicuro di sé, si adatta molto al personaggio, forse anche un po’ troppo tranquillo e criptico, difficile da caratterizzare. A fine film ci rendiamo conto di non conoscere ben nulla i personaggi e le loro caratteristiche perché effettivamente non sono scritti benissimo. Anche il personaggio di Ana de Armas anch’esso una spia, non è ben definito, un po’ perso e senza una vera identità. Il Villain di turno invece è scritto abbastanza bene, è interpretato da Chris Evans che è davvero bravo a fare lo spaccone sicuro di sé.

Un film che ci offre davvero tanta azione ed effetti speciali notevoli, un po’ meno quelli in CGI. Un buon ritmo ci tiene incollati allo schermo nonostante la debolezza della trama, il film funziona è bello e dinamico, anche se sembra che manchi qualcosa. Un film forse un po’ sprecato sullo schermo di casa e adatto al cinema. Perché predisposto alla bellezza visiva più che a quella narrativa. I colpi di scena ci sono ma sono molto spenti e non colpiscono lo spettatore, l’azione e i duelli sono il vero succo di The gray man.

The Gray Man ha creato davvero grosse aspettative che non sono state del tutto appagate, sembra sempre che avrebbe potuto dare di più, però non si può dire che sia un brutto film, anzi si vede che è di ottimo livello e ha sicuramente una bellezza visiva da considerare. Tutta via, ti lascia un forte contrasto, tra la sensazione di aver visto qualcosa di davvero bello e la sensazione di non aver visto nulla di interessante. Come tutti i film prodotti da Netflix, tranne qualche rara eccezione, sembra quasi che gli manca un determinato spunto, sembra tutto ovattato e controllato. Sembrano sempre dei film a cui manca qualcosa per essere davvero belli.

I MORTI NON MUOIONO: COMMEDIA SEMPLICE CHE ROMPE LA QUARTA PARETE

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I morti non muoiono è un film del 2019 scritto e diretto da Jim Jarmusch. Il film si presenta come una commedia Horror e segue la vicenda di un paio di poliziotti in un piccolo paese in America, Centerville. All’improvviso in questo paese e nel resto del mondo succede qualcosa di strano e i protagonisti dovranno affrontare un invasione zombie.

Il film ha come protagonisti i due poliziotti interpretati da Bill Murray e Adam Driver, in mezzo a un cast corale che comprende Steve Buscemi, Danny Glover, Tilda Switon, Selena Gomez, Chloe Sevigny, Austin Bulter, RZA, Tom Waits, Iggy Pop.

Una commedia Horror molto leggera che si svolge proprio tutta in questo piccolo paesino pacifico dell’entroterra americano, agricoltori e piccoli commercianti che prendono la vita così come viene, sembra sempre tutto calmo e lento. Non bisogna aspettarsi azione, ma una sottile e continua ironia con una reazione molto pacata a ciò che sta succedendo. Tutto in “Chill” come direbbero i giovani, ecco questo film è un po’ la rappresentazione della calma e pacatezza davanti alle avversità della vita. Il film rompe ad un tratto la quarta parete, ma non lo fa con l’attore che parla con il pubblico, ma con i due protagonisti che parlano del copione.

I morti non muoiono mai si pone come obiettivo quello di far sorridere lo spettatore e ci riesce con una ironia sottile e costante, la stessa reazione dei protagonisti a ciò che sta succedendo è esilarante. Tutti i personaggi, anche se con pochi minuti sullo schermo, sono ben scritti e caratterizzati. I due protagonisti con un po’ il simbolo di questa rassegnazione verso la fine del mondo. Nel complesso la trama non ha molto senso, soprattutto nel finale dove volutamente degenera. C’è un tentativo di morale su quanto gli esseri umani siano già degli zombie nella vita reale, ma non funziona molto, sommerso da tutta la semplicità e ironia vista durante il film.

Una buona commedia non sense, con uno stile ben preciso. Innovativa per certi versi e con una fotografia che riesce comunque a catturare l’attenzione. Forse un po’ noioso e troppo incomprensibile a tratti. Un film che non è un vero proprio film, ma che risulta piacevole, semplice e divertente.

MATCH POINT: UN EVIDENTE TOCCO ALLA WOODY ALLEN

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Match Point è un film del 2005 scritto e diretto da Woody Allen con protagonisti Jonathan Ryhs Meyers e Scarlett Johansson. La particolarità di questo film è che per problemi di produzione, la storia fu spostata da New York a Londra dovendo anche riformare il cast. Forse il film che ha fatto decollare la carriera della Johansson.

Un film con il tocco classico di Woody Allen che riesce sempre a trattare i sentimenti con due tipi di sfumature, dall’amore più pure e semplice, quello passionale e vero, a quello più cinico e lussurioso legato a secondi fini. Non si sofferma mai sul positivo, ma ci mostra anche la difficoltà di alcuni rapporti e come essi possano condizionare la nostra vita. Woody Allen prima di essere un ottimo regista e un bravissimo sceneggiatore e in questo film c’è tutto il suo talento in un film davvero scritto in modo eccellente. Un esempio di ottima sceneggiatura.

La trama pone subito delle basi intriganti che creano curiosità, con il giovane istruttore di Tennis Chris Wilton, che sogna di diventare ricco e grazie al suo lavoro conosce l’élite della città. Entra nel mondo della finanza grazie alle sue nuove conoscenze, il suo amico Tom Hewett e sua sorella Chloe di cui si innamora. Ma la vera musa, la vera donna per cui Chris farebbe follie è la ragazza di Tom, Nola Rice, giovane aspirante attrice americana. Tra i due scatta subito qualcosa e questo triangolo amoroso sarà al centro di tutto il film.

La trama si destreggia perfettamente in questo triangolo, dai toni thriller e con dei buoni attimi di suspense, il colpo di scena finale ci stupisce ma allo stesso tempo ci allontana un po’ dal personaggio di Chris, un po’ troppo discordante con sé stesso. Un film che comunque vinse un oscar per la miglior sceneggiatura Originale. Sicuramente la trama è la sua forza, con una recitazione di alto livello e che ci mostra attori belli e con un’ottima sintonia, è tutto molto vero e credibile nelle sue dinamiche.

Un bel film alla Woody Allen, con il suo stile a volte perfettamente riconoscibile, con la sua visione del mondo e dell’amore, un film che difficilmente invecchierà e che anzi diventa ancor più attuale in alcuni suoi aspetti. Un ottimo film, intrigante, e interessante al punto giusto.

RESIDENT EVIL: RECENSIONE DELLA SERIE TV NETFLIX

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Resident Evil (prime impressioni) è una serie Netflix del 2022 creata da Andrew Dabb, liberamente tratta dalla famosa saga di videogiochi della Capcom, da cui sono già stati realizzati diversi film. Una serie che fa fatica a trovare un genere, ma che prova a portare un po’ di horror e fantascienza, mettendo forse gli zombie un po’ da parte.

La trama principale era interessante e incuriosiva soprattutto le persone che non avevano mai giocato e approcciato con i videogiochi, il pubblico più facile da soddisfare. Purtroppo lo zoccolo duro di fan era già deluso prima che tutto iniziasse, troppo legato e affezionato ai videogiochi. L’idea di dividere la trama in due tra passato e futuro poteva funzionare e rendere la trama più interessante.

Le recensioni stanno massacrando questa serie, paragonandola spesso ed incessantemente ai videogiochi, un confronto che si fa spesso e giustamente per i live action ma che non porta mai a nulla. Le critiche più importanti sono quelle che riguardano appunto il genere troppo discordante dall’originale, una serie che di horror a ben poco e che a tratti sembra un Teen drama in pieno stile Netflix.

Manca uno spunto decisivo, con una trama che non decolla mai, i colpi di scena anche se belli sono un po’ ammorbiditi e non colpiscono fino in fondo lo spettatore, si vuole qualcosa ma non si sa cosa e la serie diventa un’attesa mai soddisfatta. I personaggi sono scritti troppo superficialmente e la differenza in loro tra passato e futuro e troppo evidente tanto da confondere e da rendere il tutto un po’ irreale anche nelle parti non da fantascienza.

Alcune idee carine vengono penalizzate da altre idee banali, che non ti aspetti in una serie cosi. Dopo otto episodi si finisce con la sensazione che deve iniziare qualcosa, come se questo fosse stato un semplice prologo. La serie non crea mai paura, tensione e suspense e sembra non avere un obiettivo bene preciso.

Nel complesso non è una brutta serie, ma è una serie da facile critiche, un misto tra una serie veramente fatta bene, anche a livello scenografico e narrativo a qualcosa di davvero pessimo, senza nessuno spunto. Forse troppo massacrata, Resident Evil riesce comunque a piazzarsi bene nel catalogo Netflix con qualcosa di leggermente diverso dal solito e che si fa vedere comunque con piacere, forse davvero troppo massacrata.

Peccato, Perché come sempre ci appare come una occasione sprecata, una occasione di fare davvero qualcosa di importante e diverso dalla solita serie Netflix, invece ci si perde sempre lì, con un po’ di teen drama e sempre davvero troppa leggerezza.

SIGNS: UN FILM CHE NON MI HA MAI CONVINTO

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Il temporale, con conseguenti problemi di connessione, ha fatto si che io riscoprissi questo film del 2002 diretto da M. Night Shyamalan e con protagonista Mel Gibson e Joaquin Phoenix. Un film che ricordo bene come hai tempi era ben pubblicizzato ma con cui la critica non era stata buona. Scoprì quasi subito il motivo.

Signs segnava il grande ritorno alla regia di Shyamalan dopo “Il sesto senso” ma tutti rimasero un po’ delusi dopo la visione del film, il mix horror thriller e non si sa cosa, creò un po’ di confusione nel pubblico. Un’invasione aliena che si concentra su questa famiglia che vive in mezzo ai campi, parte tutto dai cerchi nel grano, per poi passare alla visione di astronavi e per finire con gli alieni stessi. Il film parte abbastanza bene, anche se fin da subito capiamo che ci saranno scene un po’ strane, spente e assurde. I personaggi sono scritti male e nonostante il livello degli attori la recitazione è davvero pessima. La cosa che convince di meno è la trama nel suo complesso, il nemico, l’alieno è davvero stupido, senza senso e senza un obiettivo ben preciso.

La lotta uomo/alieni più banale e stupida della storia del cinema, con una regia che vuole strafare ma che nel complesso rende quasi il film una commedia in stile parodia, pochi anni dopo uscì “scary Movie 3” che ne fece una parodia più convincente con una trama più sensata. La parte finale è frettolosa e completamente senza senso. Non si capisce mai dove vuole arrivare il film e cosa ci vuole trasmettere.

Sings si può definire un fallimento sotto molti punti di vista, ma allo stesso tempo un’icona di come non vanno fatti determinati film, l’unico pregio forse, è che il regista è riuscito a lasciare una propria impronta evidente, con uno stile che diventerà davvero il suo marchio di fabbrica.

Piccola perla del film, spoiler in arrivo 20 anni dall’uscita, dopo una attenta analisi e ricerca, gli alieni decidono di iniziare a invadere la terra, ma non sopportano l’acqua e con essa si bruciano, fine.