THE NORTHMAN: IL VIAGGIO DELL’EROE

Recensione nel tempo di un caffè

The Northman è un film del 2022 diretto da Robert Eggers e scritto con Sjòn. Il film segue lo stile e le tracce dei più classici dei poi, un Amleto pseudo-moderno che ricalca il classico viaggio dell’eroe spinto dalla vendetta. Un uomo che deve e segue il proprio destino tra battaglie, sangue e tradizioni nordiche.

La bellezza di questo film, è la sua unicità, diverso e simile allo stesso tempo, uno stile storico che ricorda molto i poemi storici, grande cura nella fotografia e nelle riprese, la scrittura dei personaggi si adatta perfettamente alla trama.

Un giovane figlio di un re nordico, il cui padre viene ucciso, lui passerà la vita a volersi vendicare, il suo destino sarà quello e tutto lo porterà su quella strada. Un film crudo, violento al punto giusto che ci fa viaggiare nei rituali antichi e nelle tradizioni tribali norrene. Immagini spettacolari dell’Islanda ci mostrano paesaggi unici, freddi e davvero iconici perfettamente integrati nella trama.

Eggers mette al sua impronta e lo fa con delle riprese molto incisive, precise e con una buona cura del dettaglio, ottime anche le immagini più scure e ottime i viaggi tribali e mentali del protagonista, un po’ di confusione visiva nel finale.

Northman non è un film storico, ma una splendida storia di vendetta, violenta e cruda come la realtà, a che non si dimentica dei poemi più belli e antichi, un viaggio nelle terre del nord, dove la spada è sempre quella che comanda, e non si placa mai il sapore di vendetta.

HIGH FLYNING BIRD: NBA E ROOKIE, LA STORIA DIETRO AI SOLDI

Recensione nel tempo di un caffè

High Flying Bird è un film del 2019 diretto da Steven Soderbergh. Il film segue le vicende di un agente sportivo la cui agenzia per cui lavora è sull’orlo del fallimento e ha poco tempo per permettere ai propri giocatori di giocare nella NBA.

Il lockout è un periodo di forte tensione per agenti e giocatori, perché è tutto bloccato e nessuna trattativa si può portare avanti, alcuni Rookie (Matricole) rimangono in un limbo in cui non sanno se faranno parte della squadra o meno. Questo film analizza questo aspetta della lega e lo fa con uno stile molto particolare come se fosse un documentario.

Girato interamente con un IPhone 8 e con un budget davvero molto basso, il film si basa su dialoghi e su piani sequenza ben ideati per non stancare mai lo spettatore. Purtroppo il film risulta un po’ troppo complesso e macchinoso per i temi trattati e lo stile in cui è girato non aiuta a fare ordine ma semplicemente a creare ancora più confusione.

High Flying Bird è un film particolare, che può piacere ad un pubblico ristretto me che ci mostra cosa si può fare con pochi mezzi a disposizione, la trama funzione e ci mostra una realtà che viene spesso nascosta dalle luci e lo spettacolo della NBA. Qui ci viene mostrata la cruda verità dove sono i soldi a comandare e non la passione per il basket. Una macchina da soldi che va continuamente alimentata e in cui gli atleti vengono spesso spinti al limite.

Sarebbe curioso un film di questo tipo diretto e scritto da Adam Mckay, l’ho pensato per tutta la durata del film, penso sia un argomento che merita un approfondimento.

C’E’ QUALCUNO IN CASA TUA: UN SEMPLICE HORROR IN STILE NETFLIX

Recensione nel tempo di caffè

C’è qualcuno in casa tua è un film del 2021 diretto da Patrick Bryce. Questo film è un teen horror, in cui un misterioso serial killer se la prende con gli studenti di un liceo rivelando i loro segreti per poi ucciderli.

Un classico horror in stile Netflix con qualche scene inaspettatamente splatter e una trama che cerca in ogni modo il colpo di scena finale, sacrificando il realismo del film. Un film con teenager fatto per i teenager, semplice, diretto e abbastanza coinvolgente.

Purtroppo c’è sempre un alone di banalità che rende questi film incompleti e nel complesso di livello forse troppo basso per essere apprezzati veramente. La recitazione un po’ forzata e un po’ piatta confonde lo spettatore che non capisce le emozioni delle situazioni mostrate nel film. Come detto prima, il colpo di scena risulta troppo forzato, anche se è piacevole cercare di capire chi potrebbe essere il colpevole.

Un horror che non ha nulla da dire, punta più sul colpo di scena e su qualche scena di violenza splatter ma nulla di particolarmente spaventoso, un genere molto lontano dal thriller, nonostante ci sempre un alone di mistero per tutta la durata del film.

Nel complesso ti lascia con molti dubbi ed è difficile capire realmente se sia un buon film o un pessimo film in tutti i suoi aspetti, lo consiglio magari per una serata tra amici, in modo da poterlo vedere in modo leggero, risultando a tratti quasi divertente.

VENOM – LA FURIA DI CARNAGE: UN FILM SENZA NULLA DA DIRE

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Venom – la furia di Carnage è un film del 2021 diretto da Andy Serkis. Il film è la seconda pellicola dedicata a questo villain dell’universo di Spider-man. Un film che vuole mantenere lo stile Marvel ma che essendo prodotto dalla Sony, mescola generi e universi narrativi senza avere una precisa collocazione.

Tom Hardy si adatta bene al personaggio, ma la storia è davvero fin troppo banale e senza davvero nessuno spunto degno di nota, Venom non esprime paura e orrore ma semplicemente sembra un pagliaccio da circo.

Se già il primo film non mi avesse convinto del tutto, questo è ancora più debole, con un nemico che appare dal nulla senza un obiettivo e dove tutto è fatto di fretta tanto per fare un altro film del genere. L’universo di Spider-man non funziona e anche questo secondo film su Venom è un fallimento.

Troppa leggerezza, nessuna cura dei particolari, un film che non sembra partire mai e che non sembra avere né un inizio e né una fine, non annoia ma non riesce nemmeno a mantenere per un attimo l’attenzione del pubblico con un umorismo nel complesso, davvero di basso livello. Un film fatto per vendere giocattoli e questo che sembra Venom.

Il villain di Woody Harrelson è troppo banale, incomprensibile ed è facile perdersi nei meandri di un passato troppo confuso, con questa sorta di attrazione e odio verso una mutante in stile x-men con capacità che possono distruggere la razza di Venom.

Un ennesimo film che si poteva evitare di fare.

FANTASY ISLAND: UN HORROR UN PO’ TROPPO DEBOLE

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Fantasy Island è un horror della Blume house, film del 2020 diretto da Jeff Wadlow. Questo film è il remake in chiave horror del film Fantasilandia.

Un gruppo di persone vince un viaggio in un resort su isola tropicale, tutto sembra perfetto e unico, i fortunati ospiti hanno la possibilità di realizzare le proprie fantasie, ma non tutto è come sembra e non sempre le fantasia sono felici, c’è sempre un sapore di vendetta.

La blum house ci ha abituati a horror molto leggeri, senza troppa violenza e paura, un genere un po’ a parte, come se avesse sempre paura ad esagerare, delle volte sembrano quasi di più dei thriller che horror, ma ha fatto anche prodotti di qualità molto alta come “Get Out”. In questo caso prevale un po’ troppo la semplicità del film che aveva sicuramente bisogno di un’impronta in stile thriller più decisa, lasciando da parte il livello di horror davvero mediocre.

Purtroppo il film non crea emozioni, i personaggi non ci dicono nulla e non ci si affeziona per niente a loro, mantenendo un livello di recitazione davvero molto basso e poco coinvolgente, la trama risulta spoglia e debole e non trasmette le giuste emozioni, tutto succede senza scalfire nemmeno in minima parte i sentimenti del pubblico.

Fantasy Island in chiave horror non funziona soprattutto perché è rimasto in un limbo di mezzo, non osando in nulla e puntando tutto sulla banalità e la semplicità, anche il colpo di scena sul finale non scaturisce nessuna sensazione.

Lo consiglio agli amanti degli horror leggeri, quei film da vedere senza impegno e senza nessun tipo di pretesa.

VICE – L’UOMO NELL’OMBRA: IL LATO OSCURO DEL POTERE POLITICO

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Vice è un film del 2018, scritto e diretto da Adam Mckay, la pellicola segue la storia di Dick Cheney (Christian Bale), nella sua ascesa politica americana, fino al ruolo di vicepresidente nell’amministrazione con George W. Bush (Sam Rockwell).

Come tutti il film di Mckay anche questo è una sorta di denuncia al sistema americano, in questo caso alla politica nascosta, quella che realmente muovi i fili. Cheney era un politico silenzioso, poco appariscente che lavorava sempre dietro alle quinte ma che controllava tutto e aveva davvero molto potere. Il film ci mostra molto bene il suo carattere, e la sua ascesa sempre più crescente, un uomo cinico e freddo, bramoso di potere.

Un film tratto da una storia vera che ogni tanto strizza l’occhio alla commedia, con una narrazione particolare e molto simpatica, con personaggi che rompono la quarta parete per narrare al meglio la storia del protagonista. Come in altri film, Mckay scherza con il fuoco e accusa neanche troppo velatamente le scelte politiche sbagliate e il sistema americano che in pratica fa sempre ciò che vuole.

La regia e la sceneggiatura sono perfette, e Christian Bale è sempre perfetto in ogni suo ruolo, un attore di livello assoluto che studia ed esegue questo personaggio in modo davvero accurato. Una storia che ogni tanto però non riesce a stupire e diventa troppo normale, ma che nel complesso fa molto riflettere, un film politico che ci mostra il lato oscuro dell’America.

Mckay alleggerisce con l’ironia, ma nel complesso fa una forte critica a Cheney e a tutta la sua cerchia, mostrando al mondo chi tira i fili in alcune situazioni, mostrando la sua voglia di potere, di guerra la voglia di far prevaricare la propria nazione su tutto e tutti.

Un film davvero ben eseguito e di ottimo livello, un film dai mille spunti interessati, con un finto finale che è davvero una genialata che vale la pena di essere visto. Un film che consiglio assolutamente, piacevole, di ottimo livello con uno stile ormai iconico del suo regista.

IL CASO THOMAS CRAWFORD: I DIFETTI DELLA LEGGE

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Stanco delle scelte sbagliate che ultimamente mi capita di fare sui vari cataloghi delle piattaforme streaming, decido di andare un po’ indietro nel tempo a colpo sicuro e mi guardo un film che purtroppo non avevo mai avuto occasione di vedere, ma di cui avevo sentito parlare.

Il Caso Thomas Crawford è un film del 2007 diretto da Gregory Hoblit e scritto magistralmente da Daniel Payne, un thriller giallo che crea da subito curiosità con una semplice log line di poche righe. Un ingegnere scopre che la moglie lo tradisce, quindi al uccide, al processo decide di difendersi da solo, sembra tutto semplice e chiaro, ma le cose non andranno cosi e non saranno così facili.

Il personaggio di Anthony Hopkins è un ricco ingegnere aeronautico, un uomo che trasmette da subito una spiccata intelligenza e pianificazione, il suo personaggio è tosto, perfettamente sicuro di sé, vendicativo e cinico verso la propria moglie. Thomas Crawford uccide la moglie, ma l’arma del delitto è sparita, non si sa dove sia, ci sono i bossoli, c’è la pistola, ma quella pistola non ha mai sparato. Senza arma del delitto non può essere incastrato e accusato.

L’avvocato Willy Beachum è giovane, spigliato ed è uno dei migliori del suo settore, è un avvocato che lavora per lo stato, quindi un procuratore distrettuale, accetta il caso Crawford perché si aspetta di fare in fretta e passare poi ad un’agenzia più grande e privata con uno stipendio molto più alto. Ryan Gosling rende il giusto tono al suo personaggio, che ha difetti di essere troppo sicuro di sé, ma che allo stesso tempo non molla mai e vuole sempre vincere, è un vincente.

I dialoghi sono molto importanti, ben scritti e mai banali, il confronto tra i due protagonisti è affascinante, magnetico e davvero ben fatto, tutta la storia convince e a fine film ti soddisfa completamente con un ottimo plot point e rivelazione.

Un bel film sotto molto punti di vista, si perde forse un po’ su alcune sottotrame, ma per il resto mantiene un livello alto dall’inizio alla fine, con qualche colpo di scena davvero ben pensato, qualcosa di abbastanza unico e con un livello di recitazione molto alto che aiuta a rendere il tutto molto credibile.

Un film che ci mostra anche alla fragilità di certe leggi, “contro ogni ragionevole dubbio” delle volte mette in crisi il sistema e anche se una persona confessa, non si ha praticamente la possibilità di accusarla e arrestarla se non si trova l’arma del delitto.

Davvero un bel film che consiglio a tutti quelli che magari come me, fino a ieri, non l’hanno ancora visto.

NELLA BOLLA: NON CI SIAMO PROPRIO!

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Nella Bolla è un film del 2022 scritto, diretto e prodotto da Judd Apatow che voleva creare un film parodia, sulla difficoltà di creare un film in periodo di pandemia. Doveva essere una presa in giro del mondo di Hollywood ma non ha assolutamente funzionato.

Apatow fallisce su più fronti e il film è davvero molto pessimo, non ha una trama, i personaggi sono stupidi, le battute a tratti imbarazzanti. Non sembra nemmeno di vedere un film ma un contenuto di qualche Youtuber con qualche mezzo economico in più.

Il film parte male, non si evolve mai, e soprattutto non fa mai ridere, non è stupido o grottesco è semplicemente fatto male, molto male. Nel complesso penso sia uno dei prodotti peggiori che ho visto del suo genere, una commedia che non è mai davvero divertente, esagerata o sopra le righe. L’idea di partenza poteva anche essere carina, ma i personaggi non funzionano proprio e si muovono in una trama che praticamente non esiste, scritta davvero in modo pessimo.

C’è un buon cast di partenza, ma anche il personaggio di Pedro Pascal che sembra quello essere scritto meglio si perde nei meandri di una storia che non trasmette nulla se non una grande noia, fortunatamente un prodotto così non è passato dai cinema.

Nella Bolla voleva sdrammatizzare sul COVID e non ci è riuscito, voleva far parodia sul mondo di Hollywood e non ci è riuscito, voleva farci vedere il dietro le quinte dei film e non ci è riuscito, risultando più brutto del film che prende in giro all’interno di questo stesso film.

Perdita di tempo, da non guardare, meglio andare su YouTube e ci sono contenuti più interessanti.

BAD BOYS FOR LIFE: UN SEQUEL CHE MANTIENE IL SUO LIVELLO

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Bad Boys for Life è un film del 2022 diretto da Adil el Arbi e Bilal Fallah, sequel dei due famosi film Bad Boys, sempre con protagonisti Will Smith e Martin Lawrence.

Questo è uno degli ultimi film visti al cinema prima del covid, un film che mi aveva, nel complesso, piacevolmente colpito e che ho deciso di rivedere e farne una recensione. In questo capitolo di quella che ormai sta diventando una saga, si vedono giustamente tutti i personaggi invecchiati, quasi 20 anni dopo l’ultimo film. Marcus Burnett è vicino alla pensione, mentre il più giovane e dinamico Mike Lowry non vuole mai smettere, ma non trova la sua strada, sembra un eterno ragazzino. I due dovranno fare un altro sforzo e con l’aiuto di giovani cadetti hi-tech dovranno capire chi vuole uccidere Mike.

Una trama che convince abbastanza, forse perché da film del genere non ti aspetti molto, ti aspetti più qualche battuta e scene di azione fatte bene, con Mike e Marcus al centro di tutto, con i loro litigi, il loro modo di essere diversi e la loro voglia di fare il loro lavoro da veri “Bad Boys”. L’età avanza e viene sottolineato quasi in ogni scena, anche se il finale fa presupporre che non finisce qui.

La regia non è affatto male, la mano di Michael Bay si vede praticamente per tutto il film anche se lui non è il regista, appare pure come cameo in una scena del matrimonio e gli viene tributata la sua inquadratura più famosa. Il film è costellato di piccole citazioni alle precedenti pellicole di successo, il bello di Bad Boys è che è simile ad un sacco di altri film, ma allo stesso tempo è unico, forse grazie proprio al suo stile un po’ alla “Arma Letale” ma molto più tamarro se così si può definire.

Strettamente collegato alla città in cui è ambientato Miami, con Mike Lowry che ne rappresenta l’essenza festaiola, con questi figli di papà che passano la vita a divertirsi in una delle città costiere più belle e dinamiche del mondo. Invece Marcus Burnett rappresenta il padre di famiglia che aspetta la pensione e non vede l’ora di godersi il sole della florida. Una location perfetta per questo tipo di film, con un forte legame anche con il narcotraffico e il Messico.

Bad Boys for life riesce a mantenere lo stile e le caratteristiche dei primi due film, non ha troppe complicazioni o pretese, è quello che è, un film poliziesco d’azione molto piacevole dove ci si aspettano spari ed esplosioni e qualche inseguimento in auto. Un sequel che c’è l’ha fatta, ma che come sempre si porta dietro qualche difetto, la nuova squadra non mi ha per nulla convinto, personaggi stupidi, inutili e davvero mal caratterizzati. Un film che però merita di essere visto.

SNOWPIERCER – STAGIONE 3: RECENSIONE

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Snowpiercer arriva alla sua terza stagione, distribuita in Italia da Netflix, la serie è liberamente tratta da una graphic novel. Una serie e una storia abbastanza unica nel suo genere, che tra alti e bassi mantiene un buon livello narrativo, senza conquistare mai del tutto.

La seconda stagione aveva alzato il livello rispetto alla prima, aggiungendo dinamiche e personaggi davvero interessanti, la terza stagione mantiene lo stesso livello e aggiunge un obiettivo che prospetta la fine della serie, o comunque una svolta fondamentale.

Il finale lascia molta curiosità, ma non forse abbastanza come dovrebbe, la serie e piacevole ben scritta e con buoni personaggi, ma non riesce mai davvero a sorprendere, visivamente o narrativamente. Una serie che sembra sempre essere low budget e che non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale, perdendosi in sottotrame che danno si qualcosa in più ma che a lungo andare stufano lo spettatore. Scelte e dinamiche sempre più complesse, con gli ultimi due episodi che vanno a mille allora rispetto al resto della stagione che tiene comunque dei toni lenti, a volte troppo e inconcludenti.

Sicuramente la cosa positiva è che in questa stagione è che c’è molto materiale, molte storie, incroci narrativi e nuove scoperte, ogni episodio offre novità e il confronto tra i protagonisti è sempre accesso. La promessa del nuovo è Eden è il fulcro della storia e ci porta ad immaginare un mondo fuori dal treno, con la speranza che accompagna ogni episodio.