CONTROCORRENTE: TRUE DETECTIVE 2 E’ UN OTTIMA STAGIONE ED E’ ECCESSIVAMENTE CRITICATA.

Parto subito dal punto cruciale di questa mia opinione, il punto fondamentale per spiegarne tutto il resto. Il problema di questa seconda stagione e il continuo paragone con la prima e con il livello della prima stagione.

True detective è concepita come una serie antologica quindi si propone di cambiare interpreti e personaggi ogni stagione, in questo senso è difficile fare paragoni cosi assidui tra le diverse stagioni, forse è anche ingiusto.

Certamente la prima stagione aveva raggiunto un livello altissimo, per molti è considerato il miglior prodotto televisivo di sempre, perchè dalla scrittura, alla regia, alla recitazione era tutto perfetto.

Ci siamo immersi nel mondo della seconda stagione con una aspettativa altissima, e non solo, le nostre menti erano abituate allo stile e alla fotografia della prima ed eravamo convintissimi di ritrovarlo nella seconda, da qui i primi paragoni ingiusti.

Se prendiamo la seconda stagione di True Detective come prodotto televisivo è un prodotto televisivo di altissimo livello, l’unico suo difetto è che viene massacrata dai fan della prima stagione accusandola di difetti che non ha.

Parto dai difetti, che non sono tanto oggettivi quanto più soggettivi, la trama è molto lenta e può annoiare facilmente, non ci sono colpi di scena clamorosi e siamo convinti che come la prima la storia si concluderà con la scoperta dell’assassino di Ben Caspere, come un classico giallo.

Nic Pizzolato ha voluto fare qualcosa di più ambizioso, forse anche più di nicchia, riducendo il pubblico invece di ampliarlo, questa scelta ha spiazzato molti e non è stata capita dalla maggior parte del pubblico.

Come suggerisce anche il titolo della serie, Nic, ha messo al centro della trama i personaggi, le loro storie e le loro vite condizionate dai traumi, li ha collocati in un mondo corrotto e violento e ci ha fatto capire che la vita non è quasi mai, “e vissero tutti felici e contenti”.

I personaggi sono scritti davvero in modo completo e con precisione, forse tra quelli meglio caratterizzati negli ultimi anni, tutt’ora, secondo me, in queste serie ci sono tre delle migliori interpretazioni dei tre attori principali Colin Farrell, Rachel McAdams e Taylor Kitsch.

La scelta di far passare il caso in secondo piano può non piacere, anche a me non è affatto piaciuta, ma questo non può farmi giudicare questa stagione, come una brutta serie, perchè il livello è sempre altissimo.

Se mi metto a paragonare questa stagione con molte altre serie di questo genere, ritengo che sia tranquillamente tra le prime dieci, e quindi di un ottimo livello.

Ha un ottima colonna sonora, con un conseguente montaggio sonoro davvero eccellente, la fotografia è molto ben curata e mi è piaciuto il contrasto con le prima, niente da dire ai costumi, e la regia, se pur non hai livelli di Fukunaga, è ottima.

La recitazione, come ho detto prima, mi è piaciuta davvero moltissimo, Pizzolato ha scritto i personaggi in modo superbo, caratterizzati al massimo, con un sacco di introspezione, nulla da ridere da questo lato.

La trama principale rimane un po’ debole anche se a livello di scrittura l’ho trovata comunque di un ottimo livello con delle belle idee, e un finale abbastanza inaspettato con anche questa volta i personaggi e le loro vite al centro di tutto.

Purtroppo è finita nel cassetto, dimenticata un po’ da tutti, senza la voglia di darle una seconda chance, magari con un occhi più attento e con cinque anni alle spalle per valutarla senza essere condizionati dalla prima.

Prendetelo come prodotto singolo, come se fosse una miniserie, senza essere troppo condizionati, vedrete che vi stupirà, perchè questa stagione non ha nulla da invidiare ad un sacco di serie tv in generale e soprattutto a quelle di questo genere.

L’ALIENISTA : LA STORIA DEL PRIMO PROFILER

Recensioni nel tempo di un caffè

Ho appena letto che tra poco dovrebbe uscire la seconda stagione, quindi mi sono subito buttato a scrivere la recensione della prima stagione, tratta dai romanzi omonimi di Caleb Carr.

In Italia la serie è distribuita da Netflix ed è costituita da 10 episodi.

Ambientata in una New York di fine 800′, parla di un giovane dottore analista, esperto in psicologia, inizia ad indagare su degli strani casi di omicidio aiutato da un suo amico di vecchia data un illustratore.

L’alienista ci trasporta in una New York in crescita, in un mondo dove l’industria sta prendendo forma e il lavoro è sempre di più al centro della vita della città, un ponte di Brooklyn in costruzione e una società che si divide nettamente tra ricchi e poveri.

La scenografia e i costumi affascinano molto, e catturano subito l’interesse, se vi piace il genere thriller giallo, non potete non apprezzare questa serie tv, che riesce a creare la giusta tensione e curiosità.

Devo ammettere che a tratti è un po’ troppo lenta nel suo sviluppo e ogni tanto è difficile capire le caratteristiche dei personaggi, il protagonista mi è piaciuto molto ed è molto ben scritto, Daniel Brühl nei panni del Dr. Laszlo Kreizler è perfetto, cinico e a volte stronzo.

Luke Evans è la spalla giusta per il protagonista, però il suo personaggio non mi ha conquistato del tutto, forse un po’ troppo piatto e senza caratteristiche ben precise, giusta nel suo ruolo di segretaria curiosa e intraprendente Dakota Fannig. Nel complesso tutti e tre i personaggi principali funzionano molto bene.

La fotografia l’ho trovata eccessivamente scura e un po’ troppo camuffata e modificata, da un bel effetto, ma in certe scene non rende come dovrebbe, ottima la regia, e la mano di Cary Fukunaga come produttore di vede ed ha un tocco positivo alla serie.

La trama è indubbiamente avvincente e ben scritta, segue le tracce del libro e prosegue in modo lineare anche facile da seguire senza rimanere troppo a pensare ai diversi passaggi che la costituiscono.

ottima serie per gli amanti del genere, a mio parere uno dei prodotti più belli presenti nel catalogo Netflix.

DAMNATION : INGIUSTAMENTE CANCELLATA DOPO UNA SOLA STAGIONE

Recensioni nel tempo di un caffè

Damnation è una serie distribuita da Netflix e creata da Tony Tost. Ambientata negli anni 30′ segue le vicende delle proteste contadine avvenute negli anni della grande depressione.

Il protagonista Seth Davenport (Killian Scott) è una persona che sotto mentite spoglie da prete, vuole portare avanti le proteste dei contadini contro i poteri forti e le industrie sempre più potenti è ricche del territori meridionali degli Stati Uniti.

L’ambientazione con le suo scenografie l’ho trovata davvero spettacolare, ricorda un po’ i vecchi western, è grazie ad una bellissima fotografia, ci fa immergere nell’America rurale degli anni 30′ fatta di piccole cittadine in mezzo alle coltivazioni, dove l’unico lavoro possibile, era fare il contadino.

Questa serie ha dei grandissimi pregi, nella fotografia,nella scenografia (presa da Deadwood) e nei costumi, purtroppo il grosso difetto rimane nella trama, che scorre davvero veloce, tanto che a tratti appare confusionaria e disordinata.

A parte i due protagonisti, tra cui interpretato da Logan Marshall-Green (sosia di Tom Hardy), gli altri personaggi sono mal caratterizzati a tratti, forse, un po’ troppo banali e difficili da comprendere.

Si crea subito un disordine e anche qualche incoerenza nello stile, passiamo da scene violente e potenti a scene che sembrano quasi censurate, come se si fosse cambiato stile durante la stagione.

La fotografia ci fa emozionare fin da subito e alcune inquadrature sono davvero molto ben fatte, però si ha sempre la sensazione che manca qualcosa, forse non si riesce mai a creare la giusta empatia con i personaggi e per questo anche la trama perde di convinzione.

Penso che se fosse uscito qualche hanno dopo, con l’onda positiva della serie inglese Peaky Blinders, il destino di questa serie sarebbe stato diverso, perchè nello stile e nei ricorsi storici è molto simile alla storia della banda di Birmingham.

C’è azione e ci sono dei monologhi del protagonista che seppur poco conosciuto, io l’ho trovato davvero ottimo e mi piacerebbe molto vederlo in alti ruoli, il problema rimane sempre che la trama sembra non decollare mai e il regista non riesce mai a trasmetterti le giuste emozioni.

Nel complesso però penso che era una serie con un clamoroso potenziale e che meritava di essere confermata, sono sicuro che con il passare del tempo sarebbe cresciuta e che anche la trama avrebbe trovato la giusta direzione.

è un peccato, perchè le premesse delle prime scene erano davvero buone, sarebbe servita solo un po’ più di attenzione nella scrittura di alcuni personaggi e di un soggetto un po’ più chiaro e strutturato, forse anche la scelta dei registi non è stata delle migliori.

Consiglio comunque di guardarla, perchè la ritengo molto più valida di altri prodotti presenti nel catalogo Netflix, in fin dei conti la prima stagione può essere vista come auto conclusiva, anche se ovviamente lascia delle questioni in sospeso.

Quindi godetevi la scenografia e la fotografia di Damnation che ne vale davvero la pena, se vi è piaciuta l’epoca dei Peaky Blinders, potrebbe piacervi anche questa serie tv.

SONIC THE HEDGEHOG: UN BEN TORNATO A JIM CARREY!

Recensioni nel tempo di un caffè

Principalmente il film di Sonic è ovviamente un film per famiglie, soprattutto per bambini, produzione in collaborazione tra Stati uniti e Giappone con l’assistenza della SEGA azienda che ha creato il famoso franchise di videogiochi.

La trama è molto semplice e scorre in modo veloce e facilmente intuibile, non ha grossi colpi di scena e ovviamente il riccio blu, è sempre al centro delle scene e della trama.

Essenzialmente è un grosso cartone trasformato in un film, grazie ad una bellissima CGI e hai degli attori che nel complesso sono ben collocati.

Curioso il fatto che il design di Sonic era stato modificato su richiesta dei fan perchè troppo umanizzato e lontano dal videogioco, la modifica lo rese come adesso lo vediamo, molto più inerente al videogioco, personalmente sono d’accordo con questa scelta.

Per essere un film tratto da un videogioco, mi è piaciuto, si è vero è molto infantile, ma è innegabile che comunque ha una trama efficace e che convince e soprattutto non annoia con tante belle citazioni al videogioco.

Sono sicuro che anche i fan più accaniti del videogioco abbiano apprezzato questo lavoro, questo film ti fa passare comunque una bella giornata in famiglia, con la nostalgia di quando eravamo bambini.

Voglio soffermarmi su Jim Carrey perchè mi ha fatto davvero piacere rivederlo “in forma” come i vecchi tempi, in cui visivamente era l’attore comico migliore di Hollywood, questa cosa mi ha fatto tornare bambino.

Nei panni Dottor Ivo Robotnik, Jim Carrey è perfetto, l’arcinemico di Sonic con la sua malvagia follia, con le sue espressioni e anche le sue movenze, tipiche dell’attore che si adattano perfettamente al personaggio.

Sicuramente Jim Carrey è un valore aggiunto a questo film, ed è davvero bello rivederlo in un ruolo del genere, pronto a far divertire anche le generazioni più giovani che si sono perse gli anni d’oro di questo attore pazzesco.

Quindi nel complesso è un film piacevole, forse uno dei migliori di quelli tratti dai videogiochi, che ha volte non sa dove sbattere la testa, in questo film la trama è semplice, ci sono le giuste situazioni ed comunque tutto ben fatto!

Se volete passare una serata in famiglia, o con amici che vogliono tornare negli anni 90′ guardatevi questo film.

THE LEFTOVERS & TALES FROM THE LOOP: L’IMPORTANZA DEL TEMPO E DEGLI AFFETTI.

Recensioni Combinate: Due serie lente lente scandite dalla forza della musica e degli affetti.

Ho deciso di abbinare in questa recensione queste due serie, perchè ritengo che hanno dei punti in comune, non tanto nella trama quanto nell’esposizione degli eventi, nella serietà e bellezza di descrivere l’attimo.

Entrambe queste serie hanno una cadenza lenta nell’esposizione degli eventi, le colonne sonore sono entrambe stupende, quella di “The Leftovers” è una delle più belle che ho sentito in una serie tv.

Queste due serie se pur ambientate in un mondo di fantascienza, “Tales from the loop sopratutto è quasi sci-fi, riescono a parlare e a mostrare in modo molto realistico i sentimenti e gli affetti verso i nostri cari.

Il tempo che scorre, il suo inevitabile movimento verso l’infinito, quella sensazione di vuoto che ci crea quando ci pensiamo, la paura di buttarlo e di sprecarlo, la voglio di passare più tempo con i nostri cari.

La mancanza, di un affetto, di una persona a noi cara, che non è morta, ma non sappiamo dove sia, l’impossibilità di dirgli davvero addio, che ci distrugge e ci logora con il tempo e non ci lascia andare avanti.

L’invidia verso la normalità, l’assenza di risposte e la voglia di sapere la verità e cosa sia successo, tutti questi elementi compongono entrambi queste due serie, che tra l’altro sono due prodotti davvero ben fatti, poco conosciute e sottovalutate.

THE LEFTOVERS è una serie HBO, quindi indubbiamente è fatta bene, sia a livello scenografico che fotografico, fino ad arrivare ad una recitazione ottima e molto centrata sulla sceneggiatura.

Ideata e creata da Damon Lindelof (Creatore di Lost) e Tom Perrotta, scrittore del libro da cui è tratta la serie tv.

In questa serie c’è tutta la curiosità e i misteri che solo Lindelof riesce a creare, ti attrae fin da subito e da subito vuoi sapere ed avere delle risposte, anche solo la log Line ci incuriosisce, infatti la serie si potrebbe riassumere con “all’improvviso il 2% della popolazione mondiale, sparisce nel nulla”.

Questa serie ha un’abilità di narrare gli eventi con la giusta dose di sentimenti e di vuoto, infatti ti fa percepire il vuoto che provano le persona che hanno perso qualcuno dei loro affetti.

è una serie molto potente, che ci fa comprendere l’importanza del tempo, l’importanza di non sprecarlo e di non buttarlo, l’importanza di esprimere sempre i nostri sentimenti verso i nostri cari, di non tenersi le cose dentro perchè potrebbe essere troppo tardi.

Gli attori interpretano dei personaggi tutti ben scritti, con i loro sguardi persi e i loro sorrisi malinconici, quella finta felicità e la difficoltà di ripartire, lo capisci dai loro gesti che qualcuno che sparisce non è come qualcuno che muore, la tua fede, le tue sicurezze vacillano.

Justin Theroux è perfetto nel ruolo del protagonista, che tiene dentro tutta la sua sofferenza, che vuole andare avanti ma la cui vita gli sta sfuggendo tra le mani, arrabbiato, tormentato e confuso, mi è piaciuta molto la sua recitazione.

Devo citare ancora le musiche di Max Ritcher che sono davvero pazzesche e perfettamente legate con la trama e con i momenti della storia, riescono a trasmetterti le emozioni e i sentimenti in modo perfetto.

Il livello della serie, cala un po’ con la terza stagione, un po’ “stanca” come se il prodotto facesse fatica ad andare avanti, forse problemi che arrivano dalla produzione.

La terza e ultima stagione è un po’ troppo confusionaria, meno emotiva, e in tutte le sue parti è un prodotto di livello inferiore rispetto alle prima due stagioni che io ritengo un piccolo capolavoro.

TALES FROM THE LOOP è una serie di Amazon prime video, creata da Nathaniel Halpern, l’opera si basa su opere illustrate di un’artista svedese, su una serie di racconti e su un gioco da tavolo, tutti collegati allo stesso mondo creato da  Simon Stålenhag.

Questa serie mi ha colpito per la sua pacatezza e calma nel descrivere che parlano di tempo e dell’effetto della tecnologia sulle persone, mi ha colpito il modo di descrivere i sentimenti, come amicizia, mancanza e paura.

I personaggi esprimono tutti dei sentimenti che sono tutti inevitabilmente collegati allo scorrere del tempo e alle conseguenze che esso provoca.

Tutte le storie narrate nella serie sono in qualche modo collegate tra loro e tutte sono influenzate dal laboratorio che si trova al centro della città chiamato “LOOP”, tutto è condizionato da strumenti tecnologici e particolari che cambiano inevitabilmente la vita dei protagonisti.

La fotografia e la scenografia sono il punto di forza di questa serie, che è ben strutturata in tutte le sue parti, anche se forse è un po’ lenta per lo stile attuale.

Anche qui il tempo è una parte importante, anche qui se ne sente il peso e anche qui il sentimento di mancanza è forte, soprattutto in certe dinamiche e storie.

Una serie che mi ha stupito e che consiglio di guardare.

Entrambe queste serie sono sottovalutate o poco conosciute, rimangono nascoste e poco seguite per la loro complessità, per l’impegno che serve per vederle, perchè bisogna andare oltre alle immagini e capirne il significato.

Sono due serie tv dall’impatto emotivo importante, che se viste con il giusto occhio ci possono colpire molto e coinvolgere in tutte le loro sfaccettature, due serie che sicuramente meritano di essere viste.

COME VENDERE DROGA ONLINE (IN FRETTA): HOW TO SELL DRUGS ONLINE (FAST) E’ UNA PICCOLA PERLA DEL CATALOGO NETFLIX!

Recensioni nel tempo di un caffè

Moritz e Lenny i protagonisti della serie

Come vendere droga online (in fretta) secondo me è un piccolo capolavoro, parto con il dire questo perchè penso sia davvero il punto centrale e la cosa più importante sa sapere.

E’ breve, per adesso sono uscite due stagioni da sei episodi l’una con una durata di circa trenta minuti ad episodio, è una commedia che ha tratta a sfaccettature di teen drama.

Serie Tedesca creata da Philipp Käßbohrer e Matthias Murmann (per i nomi ho fatto copia incolla perchè non ne ho idea di come si scrivano quelle lettere), che ancora una volta, dopo Dark e Profumo, mi convince e mi piace fin da subito, è tratto da un fatto realmente accaduto a Lipsia intorno al 2015.

Penso sia geniale in certi suoi aspetti, anche solo a partire dal titolo che mentre lo scrivi per cercarla su google ti mette nei panni del protagonista, un giovane nerd innamorato che vuole riconquistare la sua ex, che tornata dalla america è cambiata e fa uso di ecstasy e droghe leggere.

Moritz e Lenny, i due protagonisti della serie, decino di creare un sito per vendere ecstasy e pillole di ogni genere tramite il dark web con il loro sito MyDrugs, nell’intento inizali di Moritz di capirne di più di questo mondo per fare colpo sulla sua ex.

La trama si pone in modo semplice, è fluida e molto ironica, mi fa molto ridere questa serie, e in alcuni aspetti la trovo una comicità davvero apprezzabile, soprattutto perchè contemporanea e leggera.

Penso sia geniale nelle scelte stilistiche, nel modo in cui è strutturata, immersa perfettamente nei giorni d’oggi con i social che ne fanno da padrone condizionando il comportamento dei ragazzi.

Mi piace l’autenticità dei protagonisti, ovviamente un po’ grotteschi a tratti, ma principalmente molto verosimili e reali, non i soliti belli bellissimi che si vedono nella maggior parte dei teen drama, anche qui la parte comedy lascia il segno e punto su un casting più adatto alla comicità.

Difficile non apprezzare serie del genere, perchè sono un po’ per tutti, ti fanno sorridere, incuriosire e sono da subito coinvolgenti, perchè quando c’è di mezzo la droga, vuoi sempre sapere come va a finire per i protagonisti.

Mentre la guardi non puoi che ammirare delle piccole trovate geniali, dei piccoli passaggi e delle scelte stilistiche davvero belle e apprezzabili, mi piace che il tutto e posto come una lunga intervista ai protagonisti, ed è bello che questa serie sia adatta per la nostra generazione.

Viene tutto posto in modo leggero e divertente, facendoci riflettere solo a tratti, ma per la maggior parte del tempo ci fa divertire e non aspettiamo altro che vedere cosa potrebbe succedere ai giovani protagonisti.

Consiglio assolutamente di vederla, penso sia qualcosa di diverso, qualcosa che davvero potrebbe tracciare la via per una nuova comedy, magari più europea, magari sarà proprio Netflix ad unire questo continente con il lavoro di tante nazioni per un unica serie.

Intanto la Germania è li, a mettere un altro tassello nelle serie da vedere….

GODLESS & UNBELIEVABLE: IL POTERE DELLE DONNE CHE COMBATTONO UNITE

RECENSIONI COMBINATE: Due miniserie con il “rosa” come protagonista.

LOCANDINE DELLE DUE MINISERIE NETFLIX

Voglio aprire questo nuovo format di recensioni con due miniserie che mi hanno colpito molto, fatte davvero molto bene e che nonostante parlano di argomenti completamente diversi hanno un punto in comune “l’unione fa la forza”, in questi casi l’unione delle donne che devo combattere contro dei ” mostri” che incontrano lungo il precorso delle loro vite.

Sono entrambe delle miniserie, quindi auto-conclusive, presenti nel catalogo Netflix. Hanno anche in comune un attrice che mi è piaciuta molto in entrambi i ruoli, Merrit Wever.

Partiamo da Godless serie creata da Steven Soderbergh (regista della trilogia Ocean’s) e Scott Frank (sceneggiatore di Logan), si può intuire già il livello della serie dai suoi ideatori.

Ambientata nel vecchio west la serie mette al centro della serie la donna, nello specifico un gruppo di vedove che hanno perso i propri mariti in un incidente nella miniera e che adesso portano avanti il paese e si difendono dai banditi.

La serie si presenta fin da subito con un ottima scrittura, con dei bei dialoghi e con dei personaggi ben strutturati, forse un po’ lenta a tratti per i ritmi odierni.

Bellissima la fotografia che riesce a rendere davvero l’idea del vecchio west grazie anche ad un ottima scenografia e dei costumi ben ideati, è da tempo che non vedevo un prodotto “western” di questo livello.

Se siete amanti del genere questa serie fa sicuramente al caso vostro, con sparatorie, saloon e lunghe galoppate nel deserto.

Mi è piaciuta la caratterizzazione dei personaggi, tutti ben strutturati e convincenti, bella l’idea di creare un villaggio di sole donne che combatte contro i pregiudizi e il patriarcato del vecchio west, dove si sputa tabacco e si beve wiskhy.

C’è un filo conduttore, sul fatto di rimanere uniti nei momenti di difficoltà, che non importa, se sei un uomo, un bambino o una donna del west, l’unione fa sempre la forza, stando unite si possono sconfiggere nemici terribili e salvare non solo le proprie vite ma interi paesi.

Mi è piaciuto questo concetto, mi è piaciuto il senso di forza, determinazione e coraggio che trasmette questa serie, che fin da subito ti fa fare il tifo per queste donne.

Anche il Villain è scritto perfettamente, ottimo nel contesto e molto convincente, molto bravo anche l’attore Jeff Daniels nella sua interpretazione.

Unbelievable è una storia completamente diversa, molto più serie quanto drammatica, non è sceneggiata ma è una trasposizione di fatti reali riportati in una miniserie.

Ho voluto metterla in questa recensione combinata, perchè penso che anche qui sia importante il concetto di ristare uniti, che le donne devo combattere insieme nei momenti difficili, a volte in “salita” per raggiungere la verità.

Ideata, scritta e diretta da Susannah Grant una sceneggiatrice davvero ottima, che riesce a dare sempre forza ai personaggi femminili come in una delle sue sceneggiature più famose “Erin Brockovich – Forte come la verità ” anch’esso tratto da una storia vera e diretto da Steven Soderbergh il creatore di Godless.

Susannah è riuscita a dare a questa miniserie la giusta dose di angoscia e di tristezza, riesce a farti entrare nei panni della protagonista e da forza e determinazione alle due detective che conducono il caso.

Uno stupratore seriale gira libero per gli Stati uniti ma non lascia mai tracce, una ragazza che subisce l’abuso denuncia l’accaduto, ma nessuno sembra che vuole credergli, tanto che il caso viene archiviato.

Grazie alla forza, all’unione e alla determinazione di due detective la verità verrà a galla e l’uomo fortunatamente verrà catturato.

Una serie davvero ben strutturata, forte nelle parole e nelle immagini, si focalizza molto sul problema e non perde mai di vista il punto, che stando uniti si possono risolvere un sacco di problemi.

La ragazza viene abbandonata, etichettata come bugiarda senza sapere che in un altro stato degli Stati uniti, due detective stanno lottando ogni giorno con tutte le loro forze per cercare di fermare questo “mostro”.

Questa serie è un po’ un simbolo dell’impegno e delle forza di due donne che vogliono salvare le loro “amiche” da un nemico oscuro, vigliacco e in cui nessuno crede che esista.

è una storia di rivalsa, di resilienza verso i pregiudizi, e viene comunque posta come un giallo poliziesco, mi è piaciuta davvero molto per tutti i suoi aspetti.

L’interpretazione di Merrit Wever e Toni Colette sono perfette, una il bastone l’altra la carota con caratteri opposti ma con un fortissimo senso del dovere e giustizia.

Prima ho usato il termine “amiche” perchè loro sono proprio questo con le vittime coinvolte nel caso a cui stanno indagando, da donna a donna capiscono e sentimenti e la disperazione che si possono provare in queste situazioni, riescono ad essere empatiche con le persone e questa empatia viene trasmessa al pubblico.

Ho scelto di “combinare” in questa recensione queste due serie televisive perchè penso che il loro punto in comune sia un punto di forza, in cui la donna è protagonista senza forzature, fantasie e innovazioni.

Con storie reali o realistiche si possono portare dei racconti bellissimi, seri e davvero ben fatti, senza strafare, senza troppe proclamazioni.

Due miniserie piacevoli da guardare che forse ci insegnano qualcosa e ci trasmettono qualcosa, grandi artisti che si prestano a fare dei “piccoli” lavori che ha tratti sono piccoli capolavori, nascondi nei meandri del gigantesco catalogo Netflix.

Prendetevi del tempo e guardatevi queste due miniserie.

FANTASCENEGGIATURA : CHI POTREBBE ESSERE IL NUOVO WOLVERINE?

HUGH JACKMAN NEI DIVERSI WOLVERINE

Difficile spodestare un attore che ormai è entrato nella storia del cinecomic, Hugh Jackman, attore perfetto per interpretare Wolverine. Lo abbiamo visto in molti film e il personaggio è invecchiato con l’attore, sia in esperienza che in interpretazione.

Logan è stato l’apice di un personaggio che Hugh ha sempre interpretato al meglio e che ha fatto suo a tutti gli effetti, tanto che ci sembra impossibile che qualcuno possa fare di meglio.

Siamo abituati a vedere cambiare Batman, Superman, Spider-man ma non Wolverine, perchè ormai nella nostra mente c’è sempre e solo la faccia di Hugh Jackman con i grossi basettoni che lo fanno sembrare una “bestia”.

Però il cinema è un percorso creativo e in ogni percorso i personaggi, gli interpreti e le storie cambiano, molte delle volte seguendo le volontà del “Dio denaro”.

Dobbiamo farcene una ragione e iniziare a pensare a chi ci piacerebbe vedere nei panni di Wolverine, io ne metterò tre, perchè si sono ancora indeciso e dubbioso su chi potrebbe essere il degno erede di Hugh.

La mia prima idea portava a Tom Hardy, già c’erano state delle voci su questa possibilità e devo dire che non mi sarebbe per niente dispiaciuto, penso abbia delle caratteristiche interessanti per il personaggio, però non so c’è qualcosa che non mi convince.

Tom Hardy ha interpretato spesso dei ruoli in cui è molto silenzioso, cupo, quasi da sembrare timido, è un personaggio schivo che difficilmente va allo “scontro” con altri personaggi.

Esteticamente visto così con la barba ci porta subito a pensare ad un possibile sostituto ideale, magari con un film un po’ più “fumettato” dei precedenti, tornando alla classica “uniforme” del Wolverine” dei fumetti, anche se non mi piace molto, però penso che se l’idea sia quella, Tom Hardy sarebbe molto adatto.

Dopo aver visto la serie tv Netflix, “The Witcher” ho iniziato a pensare che anche Henry Cavill sarebbe un ottimo Wolverine, che per certi versi somiglia anche molto a Gerarlt di Rivia

Molto probabilmente vedremo già l’ex superman nei panni di Wolverine, si dice che potrebbe già apparire nel film con Brie Larson in “Capitan Marvel 2”. In effetti Henry Cavill sembra proprio perfetto nei panni di Wolverine, forse è davvero l’erede di Hugh Jackman, però deve riuscire a fare suo il personaggio.

Con The Witcher ha dimostrato di essere adatto a ruoli di questo genere, dal punto di vista fisico e visivo, ma per fare Wolverine deve essere un po’ più carismatico e d’impatto, il problema di questo attore è che è ancora più silenzioso di Tom Hardy in qualsiasi ruolo si trova.

Servirebbe una sceneggiatura che lo sblocchi e lo renda un Wolverine perfetto, lo stile da “boscaiolo” mi piacerebbe molto, con la possibilità di vederlo con il classico sigaro e anche lo stile Bikers come il primo Wolverine di Hugh Jackman.

Se dovessero fare un film solo con lui, mi piacerebbe vederlo sotto le direttive di James Mangold, il regista degli ultimi due film di Wolverine, tra cui il bellissimo “Logan”.

Mi piacerebbe vedere un Wolverine in lotta con il suo corpo, che vorrebbe essere normale non pieno di adamianto, un Logan quasi succube della sua invincibilità, alla ricerca di qualcuno che gli dia un ruolo in questa vita.

Sarebbe bello se perso nella sua disperazione tra alcol e droga incontra la donna della sua vita, una giovane Jean Grey che non sa ancora dosare i suoi poteri e che trova in Wolverine un “amico” con i suoi stessi problemi.

Jean Grey è fuggita dalla scuole degli X-Men e sta cercando di ritrovare se stessa, con Logan riusciranno davvero a capire che il loro potere può essere un dono e non solo una tortura e una condanna come credono.

Magari Jean Gray potrebbe interpretarla Lily Collins, non mi dispiacerebbe vederla in questi panni, potrebbe stupirci ne sono sicuro. Anche Amber Heard o addirittura Josephine Langford più scommessa delle altre.

Penso che comunque, Henry Cavill sarà quasi sicuramente il prossimo Wolverine e a me sinceramente piace molto questa idea, vedremo se rispetterà le aspettative.

Però come detto in partenza avevo tre idee… ho visto un immagine che mi ha stuzzicato la fantasia e che non mi dispiacerebbe come possibile Wolverine.

Ecco, Jason Momoa nei panni di Wolverine sarebbe davvero qualcosa di diverso e innovativo, anche forse un po’ rischioso.

Lui esce un po’ dai canoni a cui eravamo abituati essendo un personaggio ancora più possente e sicuramente più estroso dei precedenti.

Sarebbe adatto per un ruolo più movimentato e dinamico, un personaggio più arrogante un Wolverine che sia nella pieno delle forze e convinto delle proprie possibilità.

Un Logan sommerso dallo strapotere della sua parte da Wolverine che usa i suoi poteri al massimo, che ne va fiero e che non lascia speranza ai suoi nemici, me lo immagino aggressivo, solitario e che non bada ad usare la violenza se necessario.

In poche parole, per concludere, penso che il prossimo Wolverine vada scelto in base a ciò che il film ci vuole offrire, in base alla sceneggiatura e allo stile del regista, sono tutti tre attori che hanno delle ottime caratteristiche per interpretarlo ma è importante che si abbiamo le idee precise e chiare di come si vuole che sia il nuovo Logan detto Wolverine.

Spero che chiunque sia scelto sia all’altezza del predecessore Hugh Jackman.

LO STAGECRAFT E’ IL FUTURO DEL CINEMA?

QUATTRO CHIACCHIERE

STAGECRAFT SUL SET DI “THE MANDALORIAN”

Parto con il dire che sicuramente, secondo me, i prossimi film dove serve molta CGI, saranno girati tutti con questa nuova tecnologia, che aiuta sicuramente sia i registi che gli attori che i fotografi, diciamo un po’ tutto il gruppo di lavoro di un film.

Lo stagecraft è stato progettato per sostituire e aumentare la qualità del classico green screen, mettendo sostanzialmente alle spalle dell’attore e della scenografia dei giganteschi schermi led che proiettano le immagini degli sfondi già modificate in CGI.

In questo modo si aumenta la qualità della luce, del video e rende tutto più realistico e più facile da modificare.

Gli attori, registi e i fotografi sanno in diretta e sul momento cosa si presenta sullo sfondo della scena senza dover star troppo a lavorarci su in post produzione, tutto è proiettato in diretta su degli schermi davvero grandi posti alle spalle della scena come un gigantesco sfondo.

Questa è la spiegazione semplice di cos’è uno stagecraft, sembra un po’ di tornare al passato, come quando gli sfondi nel set cinematografici erano dei poster giganteschi o dei dipinti fatti a mano come nel caso del “Mago di OZ”.

Questa tecnologia era in fase di sviluppo da qualche anno negli studi della Disney supportata ovviamente dalla Lucas Film leader nel settore degli effetti visivi.

Anche il prossimo film di Thor come The Mandalorian sarà quasi interamente girato con questa nuove tecnica tecnologica.

Già parlandone, anche se in modo molto semplificato e semplice, ci si rende conto che sicuramente molti film saranno girati con questa tecnica, chi ne farà più uso sarà sicuramente la Disney con il grosso comparto di film e serie tv targate Marvel.

Sicuramente da dei grossi vantaggi tecnici rispetto al classico green screen, sopratutto al regista che non dovrà più vedere in diretta le scene in grafica da playstation uno come in Avatar, ma potrà capire ad occhio nudo cosa sta succedendo sullo sfondo di quella scena.

Ovviamente tutto quello che viene proiettato sugli schermi sarà solo una bozza del lavoro finale, ma la qualità sarà già ottima e molto utile alla fotografia per le luci e i colori e per il regista con i movimenti di camera.

vi lascio qualche foto per vedere con i vostri occhi di cosa si tratta…

Spettacolare backstage di The Mandalorian

PEAKY BLINDERS: UNA SERIE CON CARATTERE E UNA FOTOGRAFIA IMPRESSIONANTE

Recensione nel tempo di un caffè

La famiglia Shelby

Peaky Blinders è un ottima serie, senza troppi giri di parole, penso sia il simbolo del livello della produzione inglese e del network BBC.

Una serie che ci mette poco a catturarti un po’ per l’ambientazione rude della Birmingham post grande guerra, un po’ per la forza dei personaggi, caratterizzati al meglio e con una fotografia che è uno spettacolo.

Ci porta nelle vite della famiglia Shelby che da semplici zingari diventano un organizzazione criminale sempre più potente con scommesse illegali e traffico di armi, alcol e droga.

Il punto fondamentale è appunto una fotografia impeccabile che fa emozionare, con colori e luci sempre perfette e che ti fa vivere all’interno della serie, trasmettendoti sensazioni positive e negative.

Una serie d’impatto che ti fa affezionare subito alla famiglia Shelby e per cui subito diventi il suo primo tifoso, tu vuoi che lui diventi sempre più ricco e potente, vuoi che lui conquisti l’Inghilterra e il mondo.

Cillian Murphy, nel ruolo di Thomas Shelby è un protagonista perfetto, intelligente, furbo e tormentato dal passato e dai traumi della guerra, vuole sempre più potere e ricchezza senza saperne bene il motivo.

Una serie che ti tiene incollato al televisore e che ti trasporta con se con il suo stile Noir e Gangster, tra risse, contrabbandi e sparatorie vecchio stile.

Fottutissimi Peaky Blinders, è questa la frase che più identifica questa serie, riconosciuta ormai come icona, con le loro coppole con le lamette nascoste, con i loro abiti anni 20′ (davvero bellissimi) e con la passione per il whisky irlandese.

Peaky Blinders è una serie Gangster con uno slancio in più del solito che ci mostra il lato più criminale e “povero” dell’Inghilterra del dopo guerra, con un Churchill che ha sempre più potere all’interno del paese e con Thomas Shelby che vuole essere ricordato in questo mondo.

L’unico difetto è la lentezza della trama, delle volte un po’ noiosa, ripetitiva e che non porta a nulla, anche i dialoghi delle volte sono davvero perfetti e pieni di significato, mentre a volte ci sono scene che potevano anche essere tagliate per la loro poca importanza.

Attori tutti bravissimi a partire appunto da Murphy che è davvero spettacolare, da notare anche un bravissimo Tom Hardy che appare ogni tanto nei panni di un contrabbandiere ebreo, mi piace davvero un sacco la sua interpretazione.

Una serie che riesce a mettere a proprio agio tutti e in cui tutti sono perfettamente calati nel proprio personaggio, difficile che qualcuno stoni all’interno della serie.

Serie che consiglio vivamente di vedere e in cui è anche piacevole soffermarsi ogni tanto sui dettagli stupendi della fotografia.