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ONLY MURDERS IN THE BUILDING: RECENSIONE SECONDA STAGIONE

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Only Murders in the Building è una serie americana del 2022 arrivata alla sua seconda stagione, la serie e stata creata anche da Steve Martin che è anche il protagonista con Selena Gomez e Martin Short.

La prima cosa che si nota e che i tre attori sono più amalgamati e convincenti della prima stagione, un paio di personaggi spariscono senza preavviso però la trama funziona ugualmente con solo il personaggio di Selena Gomez che ha un’evoluzione non del tutto canonica e forzata. Questa stagione ha un legame più profondo con lo spettatore che inizia a prendere confidenza con i personaggi.

L’Arconia è teatro di un nuovo omicidio e anche questa volta i tre autori del podcast sono sotto attacco, con minacce e delle tracce fasulle per provare ad incastrarli. La soluzione finale è complicata e si viene spesso ingannati dalla miriade di possibilità, tutti sembrano un possibile assassino. Il finale è risolutivo e sembra dare un respiro diverso per la terza stagione che potrà staccarsi un po’ dal solito edificio. In questa seconda stagione il format non solo viene confermato ma anche rimarcato, con n approfondimento del passato dell’edifico, il suo “scheletro” e il suo possibile futuro.

Le sottotrame sono interessanti e completano alla perfezione la trama principale, con questa stagione che ha davvero puntato molto sul rapporto tra padri e figli ce non sempre e facile e con coppie ormai divise da mille motivi. Quindi c’è sempre una piacevole leggerezza, in cui ogni tanto ci si immerge in momenti più profondi ricalcando un po’ quelle che sono le caratteristiche del personaggio interpretato da Martin Short.

Only Murders In The Building rimane una serie leggera e piacevole, adatta un p’ a tutti e che non prende troppo tempo per essere vista, un prodotto piacevole e comunque sempre abbastanza innovativo del catalogo Disney Plus.

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OGGI È IL COMPLEANNO!

QUATTRO CHIACCHIERE: il Mio rapporto con i film, le serie e il cinema, una passione profonda che crea forti emozioni.

Per il mio compleanno ho deciso di fare un articolo speciale, molto più personale e meno distaccato e obiettivo, in realtà in ogni mio articolo o recensione metto una parte di me, ma voglio scrivere qualcosa di più, qualcosa di leggermente diverso dal solito. 30 anni sono già pesanti, con la consapevolezza che gli obiettivi della propria vita sono ancora distante e che i sogni ad occhi aperti siano ancora troppo distanti e lontani dalla realtà.

In fondo perché no? ogni giorno degli ultimi anni è sembrato un po’ un episodio di una lunga serie pre apocalisse, con pandemie e guerre e con un’incertezza sul futuro che pesa sulle nostre generazioni. Tutto questo si ripercuote anche nel mondo del cinema, con film di successo che sono fatti per distrarre il pubblico, farlo sognare con storie di supereroi e fantasia. Più si hanno cosa da perdere e più si ha paura di perderle, una volta si aveva poco o nulla, quindi una crisi ti tipo economico sociale aveva un peso minore e conseguenze meno evidenti.

Al giorno d’oggi siamo legati indissolubilmente ad una connessione come il fungo di The Last of Us che tiene tutti collegati sotto il terreno, noi con le nostre connessioni i nostri cellulari, tutti a messaggiare e stare in contatto, non più abituati e non sentire qualcuno anche solo per qualche ora. Il cinema e le serie sono uno degli argomenti più popolari nelle compagnie di amici e sui social, perché ci fanno sognare e staccare dalla realtà, sogniamo si fare una rapina che ci renda ricchi e liberi, oppure di fare surf alle Outer Banks e perché no essere belli e sicuri come tutti i personaggi delle nostre serie preferite. Teenagers belli e speciali come in Elite, Riverdale o Mare Fuori di cui tanto si parla adesso, principalmente perché gli attori sono attraenti.

La bellezza estetica al giorno d’oggi è un punto fondamentale del cinema, in realtà lo è sempre stata, dove non c’è peso e sceneggiatura, si punta a qualcosa di estetico che possa attirare il pubblico con una copertina stupenda e un contenuto scarno. Siamo abituati a vedere e sentire, non ci bastano più le scritte quindi anche l’occhio vuole la sua parte. Immagina un Titanic senza la bellezza di Leonardo DiCaprio, la storia diventerebbe poco credibile, con la ricca che va con il povero e brutto. Il cinema ha bisogno di bellezza e talento e spesso in questo mondo le cose coincidono.

I film e le serie sono sempre uno specchio della nostra società, se una cosa fa troppo controcorrente la sentiamo estranea e non veritiera. Distanti sempre dal mondo del lavoro, con lavori stupendi e poco monotoni o con vite con mille avventure ed esperienze, perché il mondo cinematografico serve a questo a farci sognare con le sue sfumature e colori, con le sue storie assurde, fantastiche e uniche.

C’è un’infinita scelta per tutti i gusti, difficile non trovare qualcosa adatto a noi, qualcosa che ci faccia dimenticare tutto per quelle tre ore, staccare dal mondo e perdersi nella fantasia. La bellezza del cinema è un gruppo di persona che crea arte visiva, musicale e di scrittura, un mix unico di forme d’arte tutte insieme. Perdersi in monologhi stupendi come in Will Hunting, oppure in viste di mondi alieni come in Avatar, o viaggiare nel tempo e nello spazio in Interstellar. Il cinema può tutto ed è questa la sua bellezza.

Il mio rapporto con il cinema è sempre dei migliori, lo amo immensamente, mi piace studiarlo a fondo capirne i segreti e immaginare una mia versione dei film, non faccio solo recensioni, ma scrivo storie, serie, libri e perché no anche pensieri e poesie. Le serie e in i film sono pezzi di sogni della nostra mente, creati e messi in scena, una cosa bellissima e unica. Abbiamo la possibilità di creare mondi con il solo potere della scrittura, dove tutto parte.

Il cinema per me è passione, non mi guardo solo un film, ma lo studio, lo analizzo per migliorare l’esperienza visiva, non c’è cosa migliore che avere una passione per ciò che si fa, avere la possibilità di sognare e di crederci che prima o poi questo possa diventare un lavoro, non importa quanto sia difficile, ma quanta passione e impegno ci metti, in modo che anche se non si realizzerà avrai comunque riempito la tua vita, Poi Tolkien ci insegna che molte opere hanno bisogno del loro tempo per essere davvero apprezzate.

30 anni sono tanti, ma sono ancora pochi pensando a quante cose posso fare per il mondo del cinema, per la mia creatività e non vedo l’ora di vedere nuove opere d’arte, nuove storie, nuovi attori che crescono e nuovi effetti visivi sempre più incredibili. Reboot, sequel, spin off, fate quello che volete, l’importante e che mi fate perdere nel mondo dei sogni del cinema.

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WILL HUNTING – GENIO RIBELLE: L’ESPRESSIONE CINEMATOGRAFICA DELLA PAROLA

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Will Hunting – Genio Ribelle, in inglese Good Will Hunting è un film di cui ho già parlato in un piccolo elogio, alla bellezza delle parole nel cinema e dell’importanza dei dialoghi in esso. Una perla di insegnamento di sceneggiatura più di un libro di McKee o Syd Field. (Articolo qui)

Will Hunting è un film del 1997 diretto da Gus Van Sant e scritto da due attori ormai famosi come Matt Damon e Ben Affleck, con una sceneggiatura che gli è valsa un Oscar agli esordi della loro carriera.

Il film parla di Will un ragazzo prodigio, con una memoria e una capacità matematica assurde e impareggiabili, un dono che non sta sfruttando, perché arriva dalla parte povera di Boston e perché all’università è solo uno spazzino alla MIT. Viene scoperto il suo talento, ma un famoso matematico non riesce a controllare il carattere ribelle del giovane Will e che quindi richiede l’aiuto di un suo vecchio amico e insegnate di psicologia.

Il film è sorretto da splendidi dialoghi e il confronto tra il genio ribelle di Will, interpretato da Matt Damon e un ormai triste e ferito professore di psicologia con grande talento per i rapporti umani, interpretato da uno strepitoso Robin Williams. Il resto funziona come uno splendido contorno dove ci vengono mostrati diversi aspetti della vita di Will, tra cui un amore intenso appena sbocciato ma che rischia già di finire. A poco a poco il film prende una forma attuale, passano gli anni ma i dialoghi sono applicabili al giorno d’oggi, forse ancora più di allora. La paura del futuro, della perdita, e il confronto costante con il proprio passato. Un amore visto in modo poetico, essenziale e davvero unico. Questo film ha davvero la capacità di conquistarti con le parole e ci mostra un piccolo spezzone di vita, di scelte e di bivi in cui spesso ci dobbiamo confrontare.

Un film che è come una nuvola soffice in cui ci possiamo rilassare, studiare a fondo e capire qualcosa in più sulle infinite sfumature della nostra vita. Non è solo il confronto tra i due personaggi o il talento matematico sprecato, ma è una vera e propria figurina del nostro mondo, di quando si è giovani sognatori impauriti, quando il nemico numero uno siamo noi stessi, le nostre scelte e il voler essere ribelli, ma non con il mondo, quando con la nostra vera essenza. Will fugge dal proprio talento, ma allo stesso tempo lo rincorre, fugge dall’amore, ma allo stesso tempo non desidera altro. Una stretta mortale in cui ci incanala la società che ci circonda, ma noi dobbiamo assaporare la vita in ogni suo attimo, “sentire l’odore della capella Sistina e non solo sapere chi è Michelangelo“. Il concetto è vivere, dare il meglio di sé stessi, offrire non al mondo ma proprio a noi stessi la nostra parte migliore.

Una piccola perla di Cinema, che merita di essere vista e rivista e anche ascoltata. Un Robin Williams che non bisogna mai smettere di elogiare, per le sue interpretazioni pure, vere e bellissime.

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TUTTO PUO’ CAMBIARE: UN FILM TRA MUSICA E AMORE

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Tutto può cambiare è un film del 2013 scritto e diretto da John Carney. Una commedia romantica, con il romanticismo che si concentra sulla bellezza della musica e sul suo potere di unire e poter creare cose meravigliose.

Dan Mulligan (Mark Ruffalo) è un produttore musicale in crisi, e che è stato cacciato via dall’etichetta che ha creato, un uomo dallo spiccato talento, ma che si è perso un po’ nelle difficoltà della propria vita personale e nella mancanza di nuovi artisti che lo ispirassero veramente. Una sera in un bar sente cantare una ragazza di nome Greta (Keira Knightley) e si innamora subito della sua arte. I due senza nemmeno un soldo, iniziano ad incidere un disco in giro per le strade di New York.

Un film delicato che vola sulla musica, ci mostra l’amore versa questa splendida forma d’arte, forse la migliore e più bella di tutto. La musica come mezzo di unione, di rinascita e di riscatto. Si vede il talento e la bellezza di questo mondo, che fa parte della nostra vita tutti i giorni, delle volte non serve nemmeno parlare, basta ascoltare musica, passeggiare con la persona di cui si è innamorati e passerete la serata più bella della vostra vita.

Un film che riesce ad essere tremendamente bello e sensibile nella sua leggerezza, alleggerisce l’animo dello spettatore che si perde tra le note di ogni singolo pezzo che viene suonato. Una sceneggiatura ben scritta e delle canzoni davvero belle e orecchiabili, rendono questo film un piccolo, ma bellissimo elogio al mondo musicale, alla bellezza della musica, e alla sua enorme forza.

Ci sono dei pezzi musicali davvero belli, delicati, impreziositi dalla voce dolce di Keira, danno quel tocco decisivo al film, che vale la pena di essere visto anche solo per le proprie canzoni. In una scena in particolare in cui sono su un terrazzo di New York a suonare, c’è tutta l’energia, la positività e la bellezza della musica.

Fatevi un bel viaggio, nell’amore, nella sua espressione più semplice e pura, quella della condivisione, nell’istinto, quella della musica!

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LAMBORGHINI – THE MAN BEHIND THE LEGEND: UN ESEMPIO DI GENIO ITALIANO

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Lamborghini the behind the legend è un film 2023 di Amazon Prime video, diretto da Bobby Moresco. Il film prende spunto dal libro di Tonino Lamborghini in cui ha fatto la biografia del padre Ferruccio Lamborghini, creatore della famosa azienda di Trattori e automobili sportive di lusso.

Un Biopic nel classico del genere, che si mostra attraverso l’interpretazione di Frank Grillo la vita e la storia di Ferruccio Lamborghini, imprenditore e creatore di uno dei marchi Italiani più prestigiosi del mondo e “rivale” della Ferrari. La trama ci mostra un Ferruccio giovane, appena tornato dalla guerra, pieno di iniziative ed idee, inizia con i trattori mettendoci già tutta la sua inventiva e genialità, per poi arrivare al punto cruciale con il confronto con Enzo Ferrari che lo definisce “Un Agricoltore” capace solo a fare trattori. Da quelle provocazioni nasce una delle aziende di auto, più bella e affascinante del mondo. Solo per questa situazione e scena, il film merita molto.

Lamborghini rappresenta il genio italiano, la bellezza di un Italia che permetteva di diventare grandi, questo film ne dimostra i sacrifici e ci fa vedere il carattere deciso e ambizioso di Ferruccio, la parte più emozionante è sicuramente quella della creazione della prima Auto Lamborghini la 350 GT, un’auto meravigliosa e i primi disegni fatti da Ferruccio della Miura.

Un film ben congeniato, un elogio in qualche modo al nostro paese, una storia di un imprenditore che è diventato grande grazie alle sue idee e ambizioni che per raggiungere i suoi obiettivi a sacrificato un po’ tutto, anche il proprio figlio, a lungo trascurato. Un uomo sognatore, che faceva di tutto per raggiungere i suoi obiettivi e questa competizione con Ferrari che era il suo motore per farlo andare avanti, un duello meraviglioso, tutto italiano, le auto migliori del mondo.

Nel film ci sono anche molti attori Italiani, prodotto anche da figure importanti del cinema italiano, da notare tra le comparse degli operari dell’azienda, Clementino, oppure si vede anche la genialità assoluta di un giovane ingegnere Gian Paolo Dallara, pezzo pregiato dell’automobilismo mondiale. Bello vedere gli anni d’oro di un Italia che ormai non c’è più, una bella storia davvero che vale la pena di essere vista.

Devo fare un elogio al finale, con Ferruccio che sale sulla sua creazione simbolo, la più bella ed elegante, una Lamborghini Miura Giallo classico, meravigliosa. Anche chi non è appassionato d’auto capisce che si tratta di un’opera d’arte, di qualcosa di unico, espressione del genio del nostro paese, simbolo di un Italia fatta di menti creative sensazionali. Un giusto elogio ad un grande uomo, imprenditore e creatore.

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AMERICAN PSYCHO: TRA FOLLIA E GENIALITA’

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American Psycho è uno dei quei film iconici, conosciuti più per i meme e le immagini presenti su internet che per la sua vera forma e trama, un film spesso citato, e nominato, ma che sfortunatamente, fino a ieri sera, non avevo mai visto.

Scorrendo nel catalogo Netflix mi ritrovo davanti a questo film del 2000, diretto da Mary Harron e tratto dall’omonimo romanzo di Bret Easton Ellis. Con un incredibile come sempre, Christian Bale.

Un film molto enigmatico, a tratti folle e complicato, dai mille significati che ogni spettatore può provare ad estrapolare, American Psycho è un viaggio nella follia mentale di un uomo, vittima di sé stesso e del mondo in cui vive. Patrick Bateman appare come un uomo perfetto, ricco, intelligente e bello che si prende cura di sé stesso e che non sbaglia una mossa, un uomo perfetto, ma collocato in un mondo tutto uguale, in cui le persone si vedono tutti i giorni ma sbagliano il nome e in cui un bigliettino da visita può fare la differenza. La descrizione di una follia omicida, perpetrata da Bateman per quasi tutto il film, con Christian Bale che grazie alla sua interpretazione riesce a trasmettere tutta questa strampalata storia.

American Psycho è una estremizzazione del mondo americano dei Broker, un piccolo precursore di “The Wolf of Wall street“, ma con molta molta più follia e meno realtà. Un viaggio nella follia di un uomo che non sa più nemmeno cosa sia reale e che confonde anche lo spettatore che rimane un po’ spiazzato dal finale e che si fa mille domande. Ci ritroviamo a chiederci se tutto quello che abbiamo visto sia vero o frutta della sua fantasia, spezzando in due l’opinione su questo film.

La follia ha sempre il suo fascino, il film è scritto davvero bene e anche la regia è di buon livello, i mille dubbi e domande lasciate dal finale, non fanno che dare ancora più valore a questo film. Un film che potrebbe diventare tra poco una serie tv. Chi non l’ha visto come me fino a ieri, deve assolutamente vederlo, e capire da che parte stare.

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YES DAY: LA FELICITA’ DI UNA FAMIGLIA

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Yes Day è un film commedia del 2021 diretto Miguel Arteta e distribuito da Netflix. Una classica family comedy americana, tratta da un libro per bambini scritto da Amy Rosenthal e Tom Lichtenheld.

Una famiglia felice, con tutti i cliché tipici della famiglia americana, decide di concedere ai propri figli in cui i genitori dovranno dire sempre si hai propri figli, in modo da dargli un giorno di libertà e lontano dai soliti no educativi. Jennifer Garner interpreta la mamma della famiglia, con suo marito, interpretato da Edgar Ramirez e tre figli, una adolescente, interpretata dall’ormai super popolare Jenna Ortega (Mercoledì) e due bambini piccoli.

Praticamente tutto la trama del film si svolge nell’arco della giornata, dalla mattina alla sera, mostrandoci la bellezza dello Yes Day, dove finalmente i genitori lasciano la libertà ai propri figli, non senza qualche inconveniente e resistenza. Una bella commedia che funziona alla grande, fa ridere e diverte al punto giusto, senza mai esagerare del tutto. Un film che sicuramente si presta ad essere visto dai più piccoli ma che può risultare anche interessante per i più adulti.

Il concetto di famiglia è esaltato, ben esposto ed è il cardine narrativo di tutta la storia, con il finale che è un insieme di gioia e amore famigliare. Questo è un buon punto di forza e da una forte identità al film, che oltre ad essere una commedia, ci mostra la bellezza di alcuni momenti che si passano in famiglia, momenti di felicità e spensieratezza. i cliché comici del genere funzionano alla perfezione e rendono il film davvero divertente, se pur con una comicità semplice, adatta ai bambini e non troppo volgare.

Una semplice commedia, che raccoglie in sé dei momenti di gioia, che porta sicuramente con sé di scaturire nello spettatore qualche ricordo malinconico del proprio passato e che prova a far vedere il lato tragicomico dell’essere genitori. Una forma d’amore basilare nella storia dell’uomo, l’amore della propria famiglia. Una prova che potrebbe servire a molte famiglie, magari con qualche regola in più, e quindi, buon Yes Day a tutti.

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MATCH POINT: UN EVIDENTE TOCCO ALLA WOODY ALLEN

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Match Point è un film del 2005 scritto e diretto da Woody Allen con protagonisti Jonathan Ryhs Meyers e Scarlett Johansson. La particolarità di questo film è che per problemi di produzione, la storia fu spostata da New York a Londra dovendo anche riformare il cast. Forse il film che ha fatto decollare la carriera della Johansson.

Un film con il tocco classico di Woody Allen che riesce sempre a trattare i sentimenti con due tipi di sfumature, dall’amore più pure e semplice, quello passionale e vero, a quello più cinico e lussurioso legato a secondi fini. Non si sofferma mai sul positivo, ma ci mostra anche la difficoltà di alcuni rapporti e come essi possano condizionare la nostra vita. Woody Allen prima di essere un ottimo regista e un bravissimo sceneggiatore e in questo film c’è tutto il suo talento in un film davvero scritto in modo eccellente. Un esempio di ottima sceneggiatura.

La trama pone subito delle basi intriganti che creano curiosità, con il giovane istruttore di Tennis Chris Wilton, che sogna di diventare ricco e grazie al suo lavoro conosce l’élite della città. Entra nel mondo della finanza grazie alle sue nuove conoscenze, il suo amico Tom Hewett e sua sorella Chloe di cui si innamora. Ma la vera musa, la vera donna per cui Chris farebbe follie è la ragazza di Tom, Nola Rice, giovane aspirante attrice americana. Tra i due scatta subito qualcosa e questo triangolo amoroso sarà al centro di tutto il film.

La trama si destreggia perfettamente in questo triangolo, dai toni thriller e con dei buoni attimi di suspense, il colpo di scena finale ci stupisce ma allo stesso tempo ci allontana un po’ dal personaggio di Chris, un po’ troppo discordante con sé stesso. Un film che comunque vinse un oscar per la miglior sceneggiatura Originale. Sicuramente la trama è la sua forza, con una recitazione di alto livello e che ci mostra attori belli e con un’ottima sintonia, è tutto molto vero e credibile nelle sue dinamiche.

Un bel film alla Woody Allen, con il suo stile a volte perfettamente riconoscibile, con la sua visione del mondo e dell’amore, un film che difficilmente invecchierà e che anzi diventa ancor più attuale in alcuni suoi aspetti. Un ottimo film, intrigante, e interessante al punto giusto.

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ALLIED: L’AMORE TRA SPIE AL TEMPO DELLA GUERRA

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Allied è un film del 2016 diretto da Robert Zemeckis. La trama scritta da Steven Knight prende spunto da una storia che aveva sentito da giovane, tramite un parente di quella che ai tempi era la sua ragazza.

Allied mette al centro non solo lo spionaggio, ma soprattutto la difficoltà dell’amore al tempo della seconda guerra mondiale, ancor più difficile e complesso se questo amore nasce tra due spie, di nazionalità differenti e con il proprio passato nascosto nell’ombra.

Brad Pitt interpreta Max Vatan agente segreto Canadese che lavoro per il Regno Unito, mentre Marion Cotillard interpreta una giovane spia francese Marianne Beausejour. I due si conoscono in Marocco, per una missione molto importante, tra i due nasce subito un forte legame dettato dal proprio lavoro. Entrambi sono affascinanti e abili, molto preparati e devono fare finta di essere una coppia sposata da anni. Finita la missione tra i due non sembra finire l’amore, anzi cresce sempre di più, ma una spia, non smette mai di essere una spia.

Il film ci mostra molto bene aspetti della seconda guerra mondiale, non spesso trattati, per lo spionaggio di punta alla guerra fredda, invece questo film lo fa in modo particolari, mostrandoci una Casablanca invasa da Tedeschi e ricchi Francesi. Ci mostra la difficoltà di una Londra martoriata dai bombardamenti. Allied è molto realistico, mai sopra le righe, non annoia anche se non ha un forte ritmo. Ottimi i dialoghi e i personaggi principali scritti davvero molto bene, ottima anche la sceneggiatura, composta davvero bene e con il giusto livello di suspense.

Non ci viene mostrata tanta violenza, ma la difficoltà di vivere in certe situazioni, con bombe che piovono dal cielo da un momento all’altro, ci fa vedere che l’amore va oltre ogni cosa, ma che allo stesso tempo era un periodo in cui non potevi fidarti di nessuno. Bello il finale, idoneo alla trama, molto forte e d’impatto.

Il film mi è piaciuto per un punto di vista diverso all’interno di un tema storico utilizzato mille volte nel cinema, come la seconda guerra mondiale. è tutto di ottimo livello e lo si percepisce, un bel film che riesce a non annoiare nonostante alcune parti un po’ deboli e lente. Raccontato bene e recitato con molta convinzione. Unico difetto forse, i colpi di scena un po’ troppo prevedibili e annunciati. Bellissima però la tensione e il livello di suspense che il film riesce a mantenere per tutta la sua durata.

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BRIDGERTON – PERCHE’ L’ITALIA NON FA UNA SERIE DEL GENERE?

CONTROCORRENTE: Bridgerton è una serie tv creata per piacere alle persone e ha funzionato, perché l’Italia non produce una serie del genere?

Costume, attori fotomodelli e reazioni amorose tra di essi. Queste sono le tre basi da cui la serie Bridgerton è partita, una serie creata solo e puramente per piacere al pubblico. Commerciale, studiata e venduto per fare un successo clamoroso, che sulla piattaforma Netflix è riuscita ad avere.

Con questo sistema, il pubblico sorvola sulla trama, sulla fotografia, sulla recitazione, per soffermarsi sulla bellezza degli attori e dei costumi d’epoca che indossano. Una tecnica di sceneggiatura spesso utilizzata, ma che in questa serie è stata amplificata al massimo. Si crea curiosità amorosa, sessuale, amanti e tradimenti, sfruttando la curiosità morbosa dell’essere umano per questi argomenti, e la sua infinita lussuria.

In molte serie tv, come avrete notato, nei primi minuti molto spesso, c’è una scena di sesso o di nudo, questo serve per attirare pubblico e per alzare la soglia di attenzione, vengono stimolate parti del cervello che creano eccitazione, e quindi adrenalina e una soglia di piacere visivo molto più elevata. Bridgerton non è solo una serie tv, ma uno strumento di psicologia umana perfetto che ha funzionato alla perfezione.

Altra tecnica molto utilizzata è la “sospensione dell’amore”, vogliamo fin dalla prima scena che due determinati protagonisti stiano insieme e che finalmente si possano amare e fare l’amore, ma per molti e svariati motivi non riesce ad accadere. Ci tengono in sospeso, fino al solito lieto fine, gli autori della serie sanno come indirizzare i nostri gusti e fin da subito riescono a creare una coppia preferita, facendo diventare lo spettatore come uno sponsor della coppia stessa.

Bridgerton gioca su tutti questi aspetti psicologici, lo fa bene, ma allo stesso anche in modo semplice e basilare, un sistema che può essere riprodotto e ottenere comunque degli ottimi risultati di pubblico. Netflix soprattutto è un mondo in cui bisogna sapersi inserire, basta farsi apprezzare per una serie e poi diventa tutto più semplice, il pubblico arriva speranzoso che quella nazione gli offra sempre prodotti di qualità, o meglio, sempre prodotti che gli piacciono.

Vedi la Spagna con “la casa di carta” si sono aperti un mondo di possibilità, mettendo in risalto una serie precedente come “vis a vis” o cavalcando l’onda e producendo “Elite” che essenzialmente usa le stesse tecniche di “marketing sceneggiato” di Bridgerton. L’Italia non ci ha ancora provato seriamente, ha provato a fare prodotti più complicati, più di nicchia come ha fatto la Germania con Dark, per poi fare altri produzioni molto interessanti.

Il nostro paese quando non sa dove battere la testa punta sulla mafia, il resto lo fa sempre con leggerezza o con prodotti che possiamo capire solo noi, senza cercare di uscire dai confini. Essenzialmente chi guarda Sex Education o Elite si sente più negli stati uniti che in Inghilterra o in Spagna, perché gli autori hanno creato un mondo scolastico simile a quello americano, semplicemente perché più famigliare al pubblico.

L’Italia deve finalmente fare una serie tv che possa conquistare il pubblico di Netflix e non deve essere per forza uno Squid Game, ma io direi più un Bridgerton, più semplice e più efficacie. Basta fare un’intricata trama amorosa ambientata magari nell’epoca degli Sforza e dei Gonzaga, ci metti un titolo in inglese, qualche attore e attrici fotomodelli e il gioco è fatto. Per il resto siamo già ben capaci di fare ottimi costumi e le location non ci mancano. Un Elisa di Rivombrosa più moderna e in stile Netflix con tutto il politically correct che serve. Una serie ideata solo ed esclusivamente per essere vista da più persone possibili.

Non sono per nulla un fan del genere, non ho mai visto nulla, ma sono come sia necessario farsi vedere prima di fare qualcosa di buono, l’Italia deve capire ciò che piace al pubblico e fare un prodotto di conseguenza in modo da inserirsi con prepotenza nel catalogo di Netflix. Per poi poter fare prodotti di qualità con idee perfettamente originali, magari non di mafia, per una volta. Tutti reclamano della scarsa qualità dei nostri prodotti visivi, bisogna fare una serie commerciale. Non sottovalutiamo la bellezza degli attori, quella attira pubblico, l’ha sempre fatto e sarà sempre così, se uno recita male, basta ridoppiarlo sopra, tanto siamo abituati. Una serie non creata solo per noi, ma già proiettata ad un pubblico internazionale.

Quando non si hanno idee e contenuti, bisogna sempre stuzzicare la curiosità amorosa e sessuale del pubblico, il pubblico si deve innamorare dei protagonisti, vederli come la cosa più bella del mondo. Questo non solo attira l’attenzione, ma altera il giudizio, se si crea quella situazione di attrazione, il giudizio finale sulla serie sarà alterato, e giudicata sicuramente in positivo. Chi ha visto Bridgerton, delle volte quasi si vergogna a dirlo, perché sa di essere stato “ipnotizzato” dai suoi contenuti, sa che gli sono piaciuti gli attori più che la trama, e sa che provava attrazione verso di essi. Se si riesce a cerare quella situazione di imbarazzo vuol dire che l’autore della serie ha fatto centro e la serie sarà vista da moltissime persone.

Bisogna puntare ad un prodotto simile. Sono sicuro che l’Italia ha le potenzialità per farlo, anche se il livello di recitazione non è altissimo, l’importante per una serie così, è la bellezza dei protagonisti, lo sceneggiatore farà in modo di creare i giusti intrighi amorosi e indirizzare la volontà del pubblico. Però serve appunto qualcosa di più internazionale, qualcosa che ci faccia svoltare davvero. Un’altra parte fondamentale sono i costumi, un film o una serie fatta in costume d’epoca, rende il prodotto, più serio e professionale, non ci sembra quasi mai fatto male. Devono essere talmente belli da voler essere indossati, tutto deve essere attrattivo, dall’arredo, alla location ai costumi appunto.

Questo è un articolo un po’ paradossale, perché in pratica il mio consiglio è quello di creare anche una pessima serie, per attirare il pubblico, una serie commerciale che serva ad aprire le porte di Netflix all’Italia, con prodotti più incisivi di Curon, Baby o Summertime.