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THE BEAR: UNA SERIE SEMPLICE MA GENIALE

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The Bear è una serie FX del 2022 creata da Christopher Storer e resa disponibile su Hulu e in Italia su Disney +. Una serie semplice ma che molti versi è forse la miglior serie del 2022.

La trama segue le vicende di Carmen “Carny” Berzatto (Jeremy Allen White), uno chef di alta cucina è dal grande talento, che passa dal lavorare in un ristorante super stellato, alla paninoteca Italiana di famiglia, lasciatogli in eredità dal fratello suicida. Una serie drama, breve fatta da otto episodi, semplice, ma molto profondo e intensa, che parla di cibo, di lavoro, della vita stressante del lavoro in cucina e anche delle amicizie e dei dissapori che possono nascere in situazioni simili.

La serie oltre a stupire per un livello di recitazione sempre eccellente, stupisce per un utilizzo sensazionale della semplicità, praticamente si svolge tutta nella cucina, il ristorante non viene praticamente mai mostrato, eppure nessun momento è mai banale. Una serie curata, ben scritta e girata che trasmette davvero un sacco di sensazioni ed emozioni, in cui la tensione lavorativa e palpabile, ma anche la passione e il talento dei protagonisti della storia.

The Bear fa poche cose ma le fa in modo eccellente e ben centrato, sfruttando un po’ lo stile e il blasone di programmi televisivi ormai decennali come cucine da incubo o Master chef, si respira realtà e le emozioni sono vere e forti, tanto da percepire a volte una sensazione di claustrofobia dentro quella piccola, folle e affollata cucina. Riesce a farti venire fame, a stupirti anche a livello culinario, la cura nei dettagli è fenomenale e si vede quanto tutto il cast fosse pienamente coinvolto in questa storia.

Questa serie è un po’ la dimostrazione che con poco si può fare davvero tanto, con una buon’idea e un buon lavoro, anche una semplice serie che parla di ristorazione e cucina, può essere variegata, profonda e davvero piena di splendide sfumature. Sicuramente è la sorpresa del 2022 e per molti versi penso davvero possa essere uno dei prodotti di più alta qualità che ho visto ultimamente. Se ne parla ancora troppo poco, non è nel giro mainstream, eppure è davvero un prodotto che merita davvero un sacco. C’è purezza verità, e la crudeltà della vita ci viene sbattuta in faccia senza troppi complimenti. The Bear è passione travolgente, che parte dal suo creatore e arriva fino agli attori e poi allo spettatore che si trova davanti ad un prodotto di davvero altissima qualità.

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UNA FAMIGLIA VINCENTE – KING RICHARD: A VOLTE IL DESTINO VA COSTRUITO

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King Richard è un film del 2021 diretto da Reinaldo Marcus Green che narra le vicende della vita di Richard Williams padre e mentore delle super tenniste Serena e Venus Williams, in questo film interpretato da Will Smith per cui ha vinto l’Oscar grazie a questo ruolo.

Il film si focalizza molto sull’ossessione, ma allo stesso tempo sulla dedizione del padre per far diventare le proprie figlie delle tenniste professioniste, principalmente per portarle via da Compton una zona pericolosa di Los Angeles. Richard è un uomo appassionato di Tennis e trasmette questa passione a due delle sue cinque figlie, Serena e Venus, dedicando la sua intera vita al progetto di farle diventare le tenniste più forti di sempre.

La parte davvero incredibile di questa storia, oltre all’impegno e alla dedizione, e il fatto che tutto ciò che Richard aveva previsto per le sue due figlie si è avverato, anche il fatto che Serena sarebbe diventata la più forte di tutti i tempi e in effetti così è stato. Un film che lascia il segno, per la dedizione e la forza di una famiglia umile, unita che ha inseguito il sogno del padre sempre tutta insieme e compatta e questa è stata la loro forza.

La recitazione è di alto livello, come la gestione del film, la storia è forte, per certi aspetti quasi surreale per quanto Richard sia riuscito a delineare il destino delle proprie figlie, con una forza e una dedizione da parte di tutti eccezionali. Un bel film adatto a tutti, che non parla solo di sport, ma anche di famiglia e di rapporto genitori e figli, ma senza farlo pesare, ma anzi arricchendolo con momenti di dolcezza e felicità.

Will Smith ritrova un po’ sé stesso, l’amore per i figli, la paura di fallire e la voglia di avere una vita migliore di quella in cui si è nati e cresciuti. La passione trascinante per qualcosa che amiamo e grazie a tutte queste motivazioni la sua interpretazione è davvero di ottimo livello.

Nel complesso un buon film, che non annoia praticamente mai nel corso della sua durata e che pur sapendo il finale, crea molta curiosità, una storia di un padre e di due atlete che sono diventate delle leggende di questo sport.

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OGGI È IL COMPLEANNO!

QUATTRO CHIACCHIERE: il Mio rapporto con i film, le serie e il cinema, una passione profonda che crea forti emozioni.

Per il mio compleanno ho deciso di fare un articolo speciale, molto più personale e meno distaccato e obiettivo, in realtà in ogni mio articolo o recensione metto una parte di me, ma voglio scrivere qualcosa di più, qualcosa di leggermente diverso dal solito. 30 anni sono già pesanti, con la consapevolezza che gli obiettivi della propria vita sono ancora distante e che i sogni ad occhi aperti siano ancora troppo distanti e lontani dalla realtà.

In fondo perché no? ogni giorno degli ultimi anni è sembrato un po’ un episodio di una lunga serie pre apocalisse, con pandemie e guerre e con un’incertezza sul futuro che pesa sulle nostre generazioni. Tutto questo si ripercuote anche nel mondo del cinema, con film di successo che sono fatti per distrarre il pubblico, farlo sognare con storie di supereroi e fantasia. Più si hanno cosa da perdere e più si ha paura di perderle, una volta si aveva poco o nulla, quindi una crisi ti tipo economico sociale aveva un peso minore e conseguenze meno evidenti.

Al giorno d’oggi siamo legati indissolubilmente ad una connessione come il fungo di The Last of Us che tiene tutti collegati sotto il terreno, noi con le nostre connessioni i nostri cellulari, tutti a messaggiare e stare in contatto, non più abituati e non sentire qualcuno anche solo per qualche ora. Il cinema e le serie sono uno degli argomenti più popolari nelle compagnie di amici e sui social, perché ci fanno sognare e staccare dalla realtà, sogniamo si fare una rapina che ci renda ricchi e liberi, oppure di fare surf alle Outer Banks e perché no essere belli e sicuri come tutti i personaggi delle nostre serie preferite. Teenagers belli e speciali come in Elite, Riverdale o Mare Fuori di cui tanto si parla adesso, principalmente perché gli attori sono attraenti.

La bellezza estetica al giorno d’oggi è un punto fondamentale del cinema, in realtà lo è sempre stata, dove non c’è peso e sceneggiatura, si punta a qualcosa di estetico che possa attirare il pubblico con una copertina stupenda e un contenuto scarno. Siamo abituati a vedere e sentire, non ci bastano più le scritte quindi anche l’occhio vuole la sua parte. Immagina un Titanic senza la bellezza di Leonardo DiCaprio, la storia diventerebbe poco credibile, con la ricca che va con il povero e brutto. Il cinema ha bisogno di bellezza e talento e spesso in questo mondo le cose coincidono.

I film e le serie sono sempre uno specchio della nostra società, se una cosa fa troppo controcorrente la sentiamo estranea e non veritiera. Distanti sempre dal mondo del lavoro, con lavori stupendi e poco monotoni o con vite con mille avventure ed esperienze, perché il mondo cinematografico serve a questo a farci sognare con le sue sfumature e colori, con le sue storie assurde, fantastiche e uniche.

C’è un’infinita scelta per tutti i gusti, difficile non trovare qualcosa adatto a noi, qualcosa che ci faccia dimenticare tutto per quelle tre ore, staccare dal mondo e perdersi nella fantasia. La bellezza del cinema è un gruppo di persona che crea arte visiva, musicale e di scrittura, un mix unico di forme d’arte tutte insieme. Perdersi in monologhi stupendi come in Will Hunting, oppure in viste di mondi alieni come in Avatar, o viaggiare nel tempo e nello spazio in Interstellar. Il cinema può tutto ed è questa la sua bellezza.

Il mio rapporto con il cinema è sempre dei migliori, lo amo immensamente, mi piace studiarlo a fondo capirne i segreti e immaginare una mia versione dei film, non faccio solo recensioni, ma scrivo storie, serie, libri e perché no anche pensieri e poesie. Le serie e in i film sono pezzi di sogni della nostra mente, creati e messi in scena, una cosa bellissima e unica. Abbiamo la possibilità di creare mondi con il solo potere della scrittura, dove tutto parte.

Il cinema per me è passione, non mi guardo solo un film, ma lo studio, lo analizzo per migliorare l’esperienza visiva, non c’è cosa migliore che avere una passione per ciò che si fa, avere la possibilità di sognare e di crederci che prima o poi questo possa diventare un lavoro, non importa quanto sia difficile, ma quanta passione e impegno ci metti, in modo che anche se non si realizzerà avrai comunque riempito la tua vita, Poi Tolkien ci insegna che molte opere hanno bisogno del loro tempo per essere davvero apprezzate.

30 anni sono tanti, ma sono ancora pochi pensando a quante cose posso fare per il mondo del cinema, per la mia creatività e non vedo l’ora di vedere nuove opere d’arte, nuove storie, nuovi attori che crescono e nuovi effetti visivi sempre più incredibili. Reboot, sequel, spin off, fate quello che volete, l’importante e che mi fate perdere nel mondo dei sogni del cinema.

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THE LAST OF US STA CAMBIANDO IL MODO DI FARE SERIE?

QUATTRO CHIACCHIERE: I prodotti cinematografici tratti dai videogiochi sono sempre stati un grosso problema, più che altro per la loro lontananza dall’originale, The Last Of Us sta cambiando la situazione?

Sempre più spesso vediamo film e serie tv tratte da videogiochi, già ho fatto diversi articoli a riguardo perché ritengo che sia uno degli argomenti più attuali nel cinema e nel mondo delle serie. Ormai ne esce praticamente uno all’anno e ci sono in programma molti altri prodotti.

The Last Of Us è l’ultimo di questi, una serie tratta dai famosi videogiochi Naughty Dog e che sta spopolando su HBO e in Italia su Sky, una serie che ha differenza del solito, convince tutti, soprattutto i videogiocatori sempre molto, molto critici. Questa serie tv ha avuto fin da subito un approccio differente, portando con sé Neil Druckman, creatore del videogioco e affidandoli, insieme ad un talento come Craig Mazin, la scrittura e la creazione della serie. Questa serie stravolge le consuetudini di questi live action e replica quasi alla perfezione il videogioco, a volte in modo quasi perfetto, con video di paragone che spopolano sul web.

Il pubblico ha per adesso amato questa cosa, e finalmente ed evidentemente ha avuto quello che voleva, un prodotto visivo reale, fatto da attori, praticamente uguale al videogioco. A tratti infatti la serie, appare anche nelle inquadrature e in alcune dinamiche della trama, fin troppo videoludica, come se stessimo giocando al videogioco. L’unico difetto della serie e non poter creare l’effetto sorpresa, nessuna morte, o colpa di scena lo sarà realmente per chi ha giocato i videogiochi. Questo capita anche con i film tratti dai libri, ma in modo meno clamoroso, perché in questo caso sappiamo anche visivamente come andrà la scena. La vera domanda è, è stata la scelta giusta fare la serie in questo modo?

Per quanto valgano i primi episodi, la risposta in questo momento è, assolutamente sì! The Last of Us funziona alla grande così, è una bellissima serie, è scritta davvero bene e soprattutto non esiste altro videogioco che si prestasse così bene a questo tipo di serie. Il grande successo che sta avendo potrebbe essere pioniere di scelte simili. Altre produzioni in corso come God Of War, Horizons e forse Assassin’s Creed potrebbero prendere questa decisione, visto che il confronto Uncharted e The Last Of Us è per adesso abbastanza impietoso. Un film che ha mischiato un po’ il videogioco e un po’ scelte a caso e che non ha convinto del tutto. Due prodotti che effettivamente sono gli opposti di come si può creare una serie o un film partendo dal videogioco.

Però un altro quesito che ci dobbiamo obbligatoriamente porre è, è possibile farlo con tutti i videogiochi?

Come detto prima, The Last of Us si prestava in modo assolutamente perfetto ad essere una serie tv, perché è uno dei videogiochi con la trama e il soggetto più belli di tutti e con una sceneggiatura perfetta. Non ci sono grandi complicazioni a livello di animazione, e tutto lo stile e il tema è già stato riprodotto in modo simile, in molti altri film.

Prendiamo The Witcher ad esempio, una serie che io personalmente apprezzo, ma che farò fatica a vedere senza l’attore che la resa tale, ha mille difetti come serie, ma allo stesso tempo è sicuramente molto più complicata da produrre creare e in questo caso riprodurre. Si poteva sicuramente essere più fedeli al videogioco e ai libri, ma allo stesso tempo ci ritroviamo in un mondo fantasy estremamente difficile da seguire, una scelta rispetto a un’altra potrebbe cambiare di un sacco il prezzo finale della produzione, si parla anche di milioni di dollari. Per non parlare della necessità di una costante CGI di alto livello, cosa che The Witcher non ha e non si può permettere. Un infetto di The Last Of Us lo puoi creare con il trucco prostatico e magari un po’ di CGI su di esso, un mostro grande, grosso, dinamico e vivo di The Witcher non hai molte opzioni per crearlo. Trama più espansiva, infinità di personaggi, scontri, battaglie ecc. tutto questo è imparagonabile alla “semplicità” che può avere a tratti the last of us.

Di colpe ne ha sicuramente di più Uncharted in questo caso, con un film che si spaccia per prequel dei videogiochi, ma che poi non lo è realmente ed è solo un buon film di azione messo lì un po’ a caso, apprezzato da chi non hai mai giocato ai videogiochi e distrutto dai fan. Anche God Of War, a mio parere dovrà allontanarsi un po’ dai videogiochi e panso che le farà quasi sicuramente, sperando in risultati migliori dei live action in generale.

Horizons ha una trama interessante, molto bene scritta, ha dei costi non indifferenti per l’ambientazione, ma ha buonissime possibilità, che potrebbe funzionare se fatto in stile The Last of Us riproducendo in modo molto fedele il videogioco. Ha una trama già di per sé molto affascinante che vale la pena non essere modificata. Quindi nel complesso lo stile con cui è stata fatta la serie HBO potrebbe valere solo per alcuni videogiochi e non per tutti, vendendo per le reazioni dei fan, il consiglio sarebbe quello di avvicinarsi sempre il più possibile al prodotto originale, perché sarà sempre l’idea migliore.

The Last Of Us in questo può essere la prova definitiva di ciò che il pubblico vuole e ama vedere, potrebbe spingere le produzioni a comportarsi in un determinato modo in futuro e ha creare live action estremamente simili ai prodotti originali. Restando nei costi ovviamente, magari facendole più brevi e concentrandosi sulle parti salienti del videogioco. Una volta che il cervello ha in mente un’immagine è difficile vederla in un altro modo, è quella la difficoltà dei live action tratti dai videogiochi. Soprattutto se iconica. Come certi attori che vengono e verranno sempre riconosciuti per personaggi che hanno interpretato, non ci sarà un altro Jack Sparrow, un altro Terminator o un altro The Mask (Anche se ci hanno provato), perché ormai quel personaggio ha la faccia di quell’attore. Cosi vale per i videogiochi, infatti se c’è una cosa che non ha funzionato in The Last Of Us è proprio la scelta degli attori, che per gli utenti, sono troppo distanti dagli originali.

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DOG GONE: UN FILM COMMOVENTE, IL LEGAME TRA IL CANE E L’UOMO.

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Dog gone – Lo Straordinario Viaggio di Gonker è un film del 2023 diretto da Stephen Herek, distribuito da Netflix è liberamente tratto da una storia vera.

Questo film è di un genere che ormai merita una categoria a parte, quello in cui i protagonisti non sono solo gli esseri umani ma anche gli animali, in questo caso un cane, e il suo fortissimo legame con il suo giovane padrone. Gonker è un giovane Labrador, preso da Fielding Marshall (Johnny Berchtold), un giovane studente, che finito il College non sa ancora cosa fare della sua vita. I suoi amici hanno tutti un lavoro e sono entrati nel mondo degli adulti, lui vive con i suoi e ha preso un cane per farsi compagnia. Un giorno Gonker si perde nel bosco, non trovando più la strada di casa, da lì parte una estenuante ricerca dei suoi padroni che non si arrendono e lo cercano ovunque.

Una bellissima storia vera, molto commovente, che non solo ci mostra il legame tra uomo e cane, ma anche quello tra padre e figlio e la difficoltà che hanno certi ragazzi a trovare un ruolo nel mondo, e capire bene ciò che vogliono fare. Gonker rappresenta un ancora di salvezza per il ragazzo, la vera gioia di quel periodo della sua vita, porta serenità nella famiglia e dimostra il potere che hanno questi animali sugli esseri umani, un legame misterioso e indissolubile.

La determinazione sia del cane che dei suoi padroni fa in modo che tutto vada a buon fine, con qualche momento di ansia e preoccupazione, ma il legame tra i due protagonisti e forte e pure, intenso forse più che quello tra esseri umani. L’essere umano ha bisogno di ricevere amore e non c’è creatura migliore che un cane per riceverlo.

Questi sono film che funzionano sempre, che commuovono sempre e che facilmente conquistano il pubblico, ovviamente non sono dei capolavori, ma sono intesi e significativi al punto giusto, ovviamente super adatto per gli amanti dei cani.

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ZLATAN: CALCIO E OCCASIONI PER DIVENTARE UN CAMPIONE

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Zlatan è un film del 2021 diretto da Jens Sjogren, un film di produzione svedese che racconta la storia del calciatore Zlatan Ibrahimovic, icona del calcio degli ultimi 20 anni. Il film è stato liberamente tratto dal libro autobiografico “Io sono Ibra”.

La trama del film ci mostra un giovane Zlatan, le difficoltà dell’integrazione in Svezia e i primi passi nel mondo del calcio, il suo carattere forte e squilibrato, in contrasto con un talento puro e una forza atletica fenomenale. Uno Zlatan bambino, che cresce fino alla firma che ha dato la svolta decisiva alla sua carriera, la firma con la Juventus.

Il mondo dello sport non è solo la partita in sé, ma tutto il mondo che c’è dietro, i sacrifici e la vita dell’atleta. La sua ambizione e sicurezza che lo portano con il tempo a diventare un campione. Ibra è uno di quelli che più è invecchiato e più ha aumentato la sua dose di lavoro, ha messo la testa a posto e a 40 è ancora un super atleta, icona dentro e fuori dal campo. Il film però fa fatica a mostrare con chiarezza questi momenti e nella sovrapposizione di due linee temporali fa un po’ confusione. Sembra troppo fortuita e casuale l’ascesa di Ibra, di cui vengono sottolineati solo gli aspetti negativi e non i sacrifici e il lavoro che ha dovuto fare per essere un campione. Risulta essere un film che parla più di fortuna, di coincidenze che di lavoro, dedizione e ambizione.

Si è vero i dettagli nel mondo dello sport fanno la differenza, Ibra fa un gol meraviglioso con l’Ajax e Moggi fa di tutto per prenderlo e arriva nel 2004, l’ultimo giorno di mercato, da lì esplode e diventa fortissimo, vincendo praticamente sempre lo scudetto. Sembra più un elogio al destino e alla fortuna, che al talento e hai sacrifici che un immigrato ha dovuto fare per diventare campione.

Nel complesso, con tutte le premesse che si possono fare, risulta essere un film un po’ freddo che non trasmette le giuste emozioni, rimane un po’ piatto, non mostrando le vere emozioni del calcio, ma perdendosi forse troppo con Ibra che è un bambino difficili e che ruba le bici. Bello però come ci viene mostrata l’importanza di Mino Raiola nella sua carriera.

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BLOCKBUSTER: LA SERIE COMMEDIA SUL “PASSATO DI NETFLIX”

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Blockbuster è una serie Netflix del 2022 creata da Vanessa Ramos, che ci mostra la vita lavorativa nell’ultimo Blockbuster del pianeta. Il genere specifico di questa commedia sarebbe Workplace comedy, infatti la serie si svolge praticamente tutta nel negozio.

Dieci episodi da mezz’ora, una stagione che finisce in fretta, facile da vedere che risulta essere molto leggera e piacevole. L’idea iniziale era ottima, anche perché è un po’ come se fosse il passato di Netflix, e i siti streaming sono un po’ il motivo del fallimento di Blockbuster, una famosa azienda di noleggio film. Lo sviluppo è complicato e lo si vede, far ridere è estremamente difficile e infatti questa serie non ci riesce molto, poche battute hanno il giusto effetto, anche se lo sforzo e lodevole. Ancora una volta sembra che Netflix abbia fallito con le serie comedy, peccato perché servirebbe qualcosa di simile sulla piattaforma.

I personaggi sono scritti e caratterizzati bene, ma la storia in sé fa fatica a farli esprimere al meglio, il negozio non crea le giuste dinamiche e risulta essere un po’ stretto per tutti. Una commedia ha bisogno di essere a volte una parodia della nostra vita, questa non ci riesce del tutto e delle volte si sforza un po’ troppo a farci ridere.

Blockbuster è una serie che ha bisogno di spazio e tempo, di qualche personaggio iconico che ancora non ho visto, si fa vedere facilmente e con piacere grazie alla sua leggerezza e umorismo, ma non funziona del tutto. Serve qualche scena in più fuori del negozio, perché comunque è un ambiente di lavoro un po’ limitato rispetto alla workplace comedy più famosa come ad esempio “The Office” o “Scrubs“.

Funziona in alcuni aspetti, ma sembra sempre sforzarsi troppo, una serie che sembra ricercare la risata ma che non ha la forza di prodotti simili e più famosi. Nel complesso spero comunque in una seconda stagione, perché ne ha bisogno per lo sviluppo dei personaggi e per prendere un po’ di confidenza. Purtroppo ricalca un po’ lo stile di Space Force che è un prodotto Netflix che non ha funzionato.

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SYNCHRONIC: UN PO’ DI CONFUSIONE

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Synchronic è un film del 2019 scritto e diretto da Justin Benson, un film che è già difficile collocare in un genere preciso, ma che si presta ad essere un horror fantascientifico. L’inizio ha dei toni da classico thriller che almeno nella fotografia rimangono un po’ per tutto il film.

La trama ci racconta la storia di due para medici esperti nel soccorso di persone drogate, in overdose oppure in situazioni di follia dove facilmente si possono ferire e fare male, fin da subito capiamo la difficoltà del loro lavoro. La violenza c’è, anche il sangue che dà a tratti dei forti toni horror, ma nulla di troppo eccessivo. La storia però è a tratti un po’ confusionaria e fa perdere un po’ di attenzione verso il film. Molte scene e dialoghi non portano a nulla e non si capisce del tutto quale sia l’obiettivo del film.

Synchronic manca di profondità, tutto ciò che succede sembra leggero, all’inizio sembra parte della trama ma poi capisci che si tratta proprio dei personaggi e della storia che per spiegare meglio alcune parte specifica meno l’impatto umano. Durante il loro lavoro si imbattono spesso in una strana droga che fa impazzire le persone e alcune sembrerebbe farle sparire. I due attori sono bravi Anthony Mackie e Jamie Dornan, ma la storia ha eventi troppo clamorosi per essere interpretati a dovere.

Tutto questo rende il film un po’ confusionario, veloce e lento allo stesso tempo, con un finale che non convince proprio del tutto. Un film che dovrebbe trasmettere diversi valori ma che non ci riesce, che dovrebbe stupire e meravigliare ma che fallisce anche in quello. Un film che sembrava poter offrire tanto ma che alla fine non convince del tutto e ci lascia un po’ con l’amaro in bocca. Da apprezzare una bella fotografia e una trama che a tratti porta qualcosa di nuovo.

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FINO ALL’ULTIMO INDIZIO: LE PICCOLE COSE FANNO LA DIFFERENZA

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Fino All’ultimo Indizio è un film del 2021 scritto e diretto da John Lee Hancock. Il film si presente come un classico giallo/thriller dai toni molti anni novanta, sia nella collocazione temporale che nello stile di narrativa e regia.

Il cast principale è formato da tre premi oscar Denzel Washington, Rami Malek e Jared Leto. Personaggi contrapposti ma allo stesso tempo molto simili. Il film gioca molto su questo fattore e sulla sottile differenza tra bene e male. Una scelta un dettaglio, fanno di una decisione, una decisone giusta e buona o una decisone sbagliata e maligna.

Una trama di confronto, tra personaggi e caratteristiche, Un serial Killer e due detective ossessionati dal caso per motivi differenti, un uomo già a pezzi e distrutto da un caso passato Joe Deacon (Denzel Washington) e un altro detective in erba, che non fallisce mai e che nulla gli sfugge (Rami Malek), poi c’è la follia, il caos e il controllo, la parte cattiva e cinica rappresentata da Albert Sparma (Jared Leto) il possibile assassino.

La trama non è semplice e si complica soprattutto nel finale, alcune scene hanno bisogno di molta attenzione di essere capite e alcune scelte vanno analizzate nel profondo, questo riesce a coinvolgere lo spettatore ma anche a confonderlo e forse allontanarlo un po’ dall’empatia che prova verso i personaggi. Ognuno ha una caratteristica ben precisa, ma sembra che il destino sia segnato per tutti, solo un personaggio di può salvare dall’agonia dei sensi di colpa. Si percepisce il tormento e la voglia di risolvere il caso dei protagonisti, in una storia che mentre va avanti diventa più densa e profonda e mette in difficoltà la moralità dei due detective.

A tratti può risultare un po’ lento e complicato, ma nel complesso è un film che sa coinvolgere e farti porre determinate domande in perfetto stile giallo/thriller. Bella la regia, pulita senza troppe complicazioni e uno stile un po’ anni novanta presente in tutto il film. La scrittura dei personaggi è ottima anche se a tratti risulta forse troppo profonda e complessa da capire. Il finale è ottimo, lascia scelta allo spettatore e ci lascia una sensazione di sollievo, di completezza, ma allo stesso tempo la sensazione di non avere tutte le certezze e le risposte. Un finale che ha la capacità di empatizzare al massimo con i due detective protagonisti.

Nel complesso un film piacevole soprattutto per gli amanti del genere. Un film che però non convince del tutto e che è difficile pensarlo come un film a cui dare massimi voti, ha dei difetti che lo appiattiscono un po’ e lo rendono un po’ forse troppo mediocre.

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PER LA PRODUZIONE DI UNA NUOVA SERIE TV NETFLIX ASSUMERA’ UN ESPERTO “TIKTOKER”?

CONTROCORRENTE: Il successo di alcune serie tv Netflix ci ha mostrato quanto Tik Tok possa essere influente ed essere un mezzo pubblicitario eccezionale.

Già in Altre occasioni ho parlato di come Netflix, oltre a fare prodotti di ottimi qualità, punti a fare prodotti visivi che possano essere visti il più possibili, commerciali e facilmente “vendibili”. Serie tv che possano portare nuovi abbonati e nuove visualizzazioni sulla piattaforma streaming più famosa del mondo. Ormai ha un bacino di utenti invidiabile e può sfruttare questo numero elevato a suo favore, creando prodotti studiati nei dettagli per far parlare di se.

Squid game ormai ha battuto tutti, mai visto un clamore così grosso per una serie tv, in trend in qualsiasi social, ma uno in particolare, al giorno d’oggi, è la macchina pubblicitaria più efficacie e potente tra tutti i social. Tik Tok.

Tik Tok ha appena raggiunto il miliardo di profili, cifra clamorosa che fa gola a qualsiasi imprenditore per cercare di pubblicizzare un prodotto, più efficacie di qualsiasi social, immediato e molto visivo, di impatto che cattura subito. Squid game, come la casa di carta prima è arrivata fin li, apparendo sempre più spesso su questo social e avendo degli elementi facili da riprodurre anche in video brevi come quelli di tik tok.

Il futuro di Netflix, potrebbe essere appunto anche quello di studiare serie tv, adatte ad essere emulate e citate in video di breve durata, serie tv studiate per essere pubblicizzate direttamente dagli utenti che ne citano una scena, un personaggio o un costume. Mettere elementi iconici, vendibili, come spesso fa la Disney (Groot, Baby Yoda ecc.).

Quindi non mi stupirei che nella stanza del “table read” dove si discute con lo showrunner, gli sceneggiatori e i produttori esecutivi, non mi stupirei se ci fosse anche un esperto tiktoker, uno che possa dare spunti alla serie facilmente replicabili nel famoso social. Un gioco particolare, una mossa specifica, un vestito, una parrucca, una battuta nel copione che possa catturare l’attenzione dei più giovani ed essere usata come “suono” proprio su tik tok. Serie tv non solo create come opera d’arte, perchè è questo che sono, ma come prodotto pubblicitario che possa catturare l’attenzione di più utenti. Abbassando si la qualità essenziale e più tecnica della serie, ma alzando di gran lunga il numero di spettatori.

Non smetterò mai di dirlo, ma una delle serie tv migliori di Netflix sotto molti punti di vista, è sicuramente Mindhunter ma non è per nulla vendibile, commerciabile, difficile da usare su tik tok, quindi Netflix farà sia prodotti improntati sulla qualità che prodotti improntati sulla capacità di diventare mainstream.

L’utilizzo di esperti tiktoker potrà essere lo strano futuro delle serie tv… aspettare per credere.