DUNE (PRIMA PARTE): APPROFONDIMENTO

QUATTRO CHIACCHIERE: Una piccola recensione non basta, il kolossal di Villeneuve merita un altro approfondimento.

La recensione breve è già presente sul sito, come sempre il format non può cambiare, ma Dune è un film importante pieno di sfumature, un tipo film che ormai è quasi una rarità vedere al cinema, voglio analizzarlo con più cura e più pazienza. Un articolo un po’ più completo, perchè c’è molto di cui parlare.

SOGGETTO

Parto dalla parte più importante del film, dove nasce tutta la sua struttura e ovviamente la storia, il libro ononimo di Frank Herbert è diventato ormai una storia di culto nel mondo della fantascienza. Moltissime storie successive prendono spunto da questo libro, anche lo stesso G.R.Martin ha dichiarato di essersi ispirato a questo libro per il gioco di casate presente in Game of Thrones. Questo libro apre un mondo, un universo dalle mille possibilità, ci sono scelte e situazioni che strizzano l’occhio ai giorni nostri e tecnologie davvero interessanti. Segue le orme del viaggio dell’eroe come il più classico dei libri di questo genere, ma lo fa con maestria e accuratezza. I dettagli sono evidenti, nulla è lasciato al caso e il Arrakis è un pianeta ben descritto con caratteristiche ben precise. Uno dei soggetti più ambiti della storia del cinema, molti registi visionari hanno sognato di poterlo trasporre sul grande schermo. Dune non è semplice, è molto complesso, ampio e soprattutto ha uno zoccolo duro di fan, pronti a giudicare. Per molti fare un film fatto bene su un libro del genere è impossibile, ma forse non quanto si pensava. Il libro di Herbert pone si degli elementi visivamente stupendi, ma anche la difficoltà di raccontare in breve tempo un concentrato di informazioni. Un soggetto meraviglioso, estremamente completo e complesso, ma su cui ci si può davvero scrivere un infinità di mondi e di storie.

SCENEGGIATURA

La sceneggiatura è stata scritta da Eric Roth (Forrest Gump), Denis Villeneuve e John Spaihts, più menti, tra cui lo stesso regista per cercare di fare una trasposizione corretta del libro. Personaggi, poteri, mondi e storie che potessero essere comprese dallo spettatore senza influenzare troppo la bellezza visiva del prodotto. Una sceneggiatura che a tratti zoppica un attimo, ma che nel complessa è davvero ben scritta e congeniata, raramente ne ho viste così ben strutturate ultimamente. I personaggi sono caratterizzati in poco tempo, anche grazie ad un buon soggetto di partenza, in pochi attimi captiamo le caratteristiche dei personaggi principali e le loro sfumature. La storia scorre lenta e non ci sono moltissime parole, i dialoghi però sono densi di significato e rivelazioni, ogni parola viene sfruttata e riutilizzata all’interno della trama, nulla è scritto a caso. Forse un po’ fredda a tratti, un po’ troppo spenta nelle proprie parole, ma ben si colloca con il tipo di storia che si sta narrando. Una sceneggiatura che ci illustra un nuovo universo e di cui dobbiamo imparare molte cose in poco tempo, una spiegazione perfetta che nel giro di due ore ci trasporta nel mondo del libro e nelle sue caratteristiche. Davvero un ottima scrittura.

TRAMA

Il soggetto e la sceneggiatura ci aprono ad un mondo complesso, molto espanso, con un bellissimo contrasto tra medioevo e tecnologia del futuro. Giochi di potere, casate e rivalità storiche, tutto concentrato sulla storia di un pianeta unico nell’universo. La storia inizia con la voce narrante di Chadi (Zendaya) una indigena di DUNE (Arrakis) che racconta la storia del suo pianeta, un pianeta invaso da anni da altri popoli di altri pianeti, un pianeta ambito per un elemento presente nelle sue sabbie, “La spezia”, preziosa per molti motivi, per i suoi poteri che allungano la vita e amplifica la mente e perchè è un elemento fondamentale per i viaggi interstellari. Da anni gli Harkonnen comandano il pianeta, ne sono i custodi e sfruttatori e mietono “La spezia” con grossi macchinari nelle notti fresche del deserto. Gli Harkonnen sono esseri spregevoli e spietati e puntano solo al profitto. La “presentazione” di Chadi, si conclude con gli Harkonnen che lasciano dopo ottanta anni il pianeta per ordine dell’imperatore.

La storia ci mostra poi un’altra casata, insediata sul pianeta Caladian, gli Atreides, casata molto potente e influente all’interno di quello che viene chiamato Imperium, un grande impero universale. A capo di questa famiglia c’è Leto Atreides (Oscar Isaac), un uomo ambizioso, forte e saggio, molto devoto però al proprio imperatore e impero. Con lui sua moglie Lady Jessica, una donna misteriosa, una Bene Gesserit, una setta molto importante e potente all’interno dell’impero, con poteri paranormali e in grado di comandare le persone con la propria voce. Paul Atreides (Timothèe Chalamet) il loro unico figlio, è un miscuglio perfetto di queste caratteristiche, addestrato dal padre ad essere un leader e dalla madre ad usare questi misteriosi poteri. L’imperatore ha affidato il pianeta Arrakis alla famiglia Atreides che accetta subito il suo dovere e si trasferisce il prima possibile sul nuovo pianeta.

Iniziano i giochi di potere, con l’imperatore (che non si vede mai nel film), che vuole distruggere la casata degli Atreides perchè troppo pericolosa e potente e che potrebbe minacciare il suo potere. Infatti ha mandato gli Atreides su Arrakis per indebolirli, e per attaccarli con più facilità, restituendo il potere agli Harkonnen e al loro leader il Barone (Stellan Skarsgard). Gli Atreides capiscono ben presto che la situazione non è delle migliori e che il pianeta è davvero inospitale. A differenza degli Harkonnen però, Leto vuole allearsi con i Fremen che ritiene un popolo meraviglioso e dalle mille risorse, un popolo che potrebbe servigli in futuro per difendersi dalle altre casate. Macchinari che non funzionano e tutto lasciato in malora, è evidente che gli Harkonnen e lo stesso imperatore stiano tramando qualcosa. L’attacco è immediato, la famiglia Atreides viene distrutta, gli Harkonnen riprendono il potere e l’imperatore non ha più pericoli intorno a se. La storia si conclude con il giovane Paul, considerato il prescelto di alcune profezie, che fuggito dall’attacco si schiera con i Fremen pronto per riprendersi il pianeta. Una sintesi della trama molto semplice e immediata ma che ci fa capire a grandi linee la grandezza e la complessità di questo film, dinamiche che vengono comunque spiegate alla perfezione.

PERSONAGGI

Una parte fondamentale di Dune sono i suoi personaggi, con le loro caratteristiche, scritti magistralmente da Herbert e riportati alla perfezione in pellicola.

PAUL ATREIDES (Timothèe Chalamet) Paul è il protagonista della storia, un ragazzo segnato dal destino e figlio di due personaggi molto importanti per l’impero, ha appreso gli insegnamenti dei suoi genitori ma è ancora giovane e confuso. Abile nella lotta e con grande coraggio, Paul rappresenta il classico eroe di questo tipo di storie. Chalamet si è ben calato nel ruolo, convince in tutte le sue parti anche se mi è apparso un po’ troppo spento in alcune scene, un attore un continua crescita proprio come il suo personaggio. Paul Atreides per molti è il prescelto, per il popolo dei Fremen condizionato dall’influenza spirituale delle Bene Gesserit, è l’uomo che gli aiuterà a salvare finalmente il loro pianeta dalle invasioni. Paul sogna il futuro e spesso si avvera, rimane subito folgorato dalla giovane Fremen, Chadi perchè sempre presente nei suoi sogni ancora prima di vederla e di sapere che sarebbe finito su Arrakis. Nei sogni Chalamet perde qualche colpo, troppo confusionaria la sua interpretazione, non riesce a trasmetterti paura e ansia, nemmeno compassione, un po’ freddo in queste situazioni.

LETO ATREIDES (Oscar Isaac) Leto è sicuramente uno dei personaggi più belli del film, un uomo forte con una grande leadership, un ottimo stratega che è devoto all’impero ma che allo stesso tempo ha grandi piani per il pianeta che gli è stato affidato. Isaac è perfetto in questo ruolo, esprime bontà ma allo stesso tempo anche grande disciplina e forza. Sicuramente è facile identificarlo come il lato buono di tutta la storia, perchè è un padre premuroso, un buon compagno e soprattutto un capo amato da tutti. Mi ha ricordato molto Ed Stark, di GoT. Isaac è una punta di diamante di questo film, un attore ancora troppo sottovalutato ma che valorizza alla grande ogni suo ruolo, ottimo il lavoro di Villeneuve con tutti gli attori.

LADY JESSICA (Rebecca Ferguson) Lady Jessica è un personaggio estremamente complesso che per tutta la durata del film non l’ho capito fino in fondo, una donna con due personalità distinte, una forte, cinica e sicura e l’altra timida, ansiosa e estremamente fragile, un donna dai mille misteri con un passato oscuro. Forte dei poteri delle Bene Gesserit, preoccupa molto chi gli sta intorno, quasi intimorito dalle sue stregonerie. La Ferguson non mi ha convinto del tutto, ottima la sua interpretazione, però non ho capito bene le sensazioni e i sentimenti del suo personaggio, forse troppo confusionario e con troppi sbalzi di umore, troppo complicata forse questa Lady Jessica.

GURNEY HALLECK (Josh Brolin) Capo delle guardie di Leto, Gurney è un ottimo guerriero, molto coraggioso e diretto, simpatico e molto devoto alla famiglia, si vede che è anche molto legato al giovane Paul che prende spesso in giro amichevolmente. Brolin non mi ha convinto in questo ruolo, forse un po’ troppo in disparte, poco sfruttato e con poca identità, peccato vedere un attore così, sfruttato così poco, si perde un po’ nel film. Forse il personaggio meno di impatto di tutta la trama.

GAIUS HELEN MOHIAM (Charlotte Rampling) Gaius è la “madre” delle Bene Gesserit, la loro leader, con forti poteri e che cerca di condurre le file del destino dell’intero universo, donna cinica, subdola e che incute un grande timore. Ottima l’interpretazione della Rampling che interpreta alla perfezione il personaggio, crea la giusta tensione e ansia.

GLOSSU “BESTIA” RABBAN HARKONNEN (Dave Bautista) è il leader dell’esercito Harkonnen, un uomo di poche parole, molto forte e potente ma sottomesso al proprio capo, un personaggio che non si è espresso molto nella prima parte del film. Bautista è sempre prefetto in questi ruoli, gestisce alla perfezione personaggi che necessitano di molto trucco e con caratteristiche aliene, il suo fisico imponente, fa il resto del lavoro.

CHANI (Zendaya) Chani è una ragazzina Fremen, non sappiamo nulla di lei, è una voce narrante all’inizio del film e appare ogni tanto nelle visioni del protagonista. Zendaya è una attrice di grande talento in continua crescita e anche qui dimostra di essere sempre ben collocata nel suo personaggio.

DUNCAN IDAHO (Jason Momoa) Duncan è un grande combattente dell’esercito Atreides oltre che essere insegnate e grande amico di Paul. Un personaggio carismatico, forte è molto legato alla famiglia Atreides, molto abile ad integrarsi con gli altri popoli, mette le basi per l’alleanza con i Fremen. Momoa è perfetto in un ruolo del genere, con un atteggiamento da grande guerriero ma che trasmette amicizia e gentilezza, un interpretazione che mi ha stupito, positivamente.

STILGAR (Javier Barden) Stilgar è il portavoce dei Fremen e in un certo senso è anche il loro leader, un uomo molto risoluto che intuisce subito le intenzioni delle persone, un uomo saggio che apre alla alleanza con gli Atreides. Barden eccellente come sempre, anche questo personaggio, anche se appare poco, da molto al film, merito anche del regista.

“IL BARONE” VLADIMIR HARKONNEN (Stellan Skarsgard) Uno dei personaggi più iconici del film, un uomo di potere, cinico e che pensa solo al profitto, annientatore di Fremen e che vuole solo sfruttare al massimo Dune. Un essere misterioso, molto grande, grasso e pelato, brutto, un cattivo per eccellenza. Misterioso, che fluttua nell’aria non facendo mai un passo. Skansgard è sempre eccezionale, in questo ruolo è perfetto, con il suo sguardo perso nel tempo e pensieroso, inquietante. Il suo personaggio mi ha ricordato a tratti “sputa fuoco” Bill Turner di Pirati dei caraibi, sempre interpretato e per certe caratteristiche simile. Un peggio pregiato del film.

SHAI-HULUD (Verme delle sabbie) protagonista assoluto del deserto, l’elemento narrativo che colpisce di più di tutta Dune e simbolo stesso della storia, i vermi giganti che attraversano il deserto e che vengono attirati dai rumori costanti e regolari. Vermi lunghi trecento metri inattaccabili che divorano tutto ciò che trovano. Nel film sono visivamente un elemento davvero spettacolare, un piccola perla.

FOTOGRAFIA

Grieg Fraser è il direttore alla fotografia di Dune, un fotografo che ha seguito le direttive del suo regista mettendoci comunque il suo tocco, una fotografia davvero importante, a tratti ipnotica che si adatta perfettamente a tutte le sfaccettature del film. Sia negli spazi chiusi che in quelli aperti una fotografia sempre nitida, affascinante e che ti cattura. Qualche leggerissima pecca nella gestione della GCI, ma per il resto davvero un quadro stupendo. Uno dei valori principali di questo film, che riesce a trasmettere perfettamente, anche solo con le immagini, il calore e le ostilità del pianeta e che ci fa immergere in questo strano mondo, visivamente è un film pazzesco, quindi grande merito alla fotografia di Fraser.

COLONNA SONORA

La colonna sonora è creta da Hans Zimmer, che come sempre non tradisce le aspettative, anzi, si migliora ancora di più, sperimenta e si ci stupisce ancora di più, ancora una volta. Una colonna sonora molto complessa e articolata, a tratti epica a tratti molto profonda e intensa come le scene del regista. Una colonna sonora che ti smuove lo stomaco con la sua forza d’impatto e ti fa provare i brividi per la sua perfetta unione con le immagini dello schermo. Zimmer conferisce al suono delle immagini e questa colonna sonora è il suo del deserto, ce l’ho ricorda in ogni sfumatura, in ogni suono. Forte, potente e d’impatto, ci trascina con ancora più coinvolgimento nel mondo di Dune. Hans Zimmer non sbaglia un colpo e anche questa volta crea una colonna sonora bellissima, un vestito perfetto per questa pellicola.

REGIA

Denis Villeneuve l’ho lasciato per ultimo, perchè questa opera è anche molto sua, la sua trasposizione cinematografica del libro di Herbert è stata praticamente perfetta e ci ha messo tutto se stesso, questo è il kolossal definitivo del regista. Con questo film, Villeneuve entra a far parte dei registi visionari che riescono a portarti dove vogliono in qualsiasi storia. Il regista ci fa immergere in questo mondo con la giusta cura e la giusta intensità gestendo gli attori in modo magistrale. Tutto è finalizzato a colpire lo spettatore con inquadrature spettacolari, con scelte e tecniche perfette per il genere, la scena del verme che esce dalla sabbia, è iconica e tremendamente spettacolare. Denis Villeneuve diventa maestro, e ci mostra il pianeta Arrakis come non lo abbiamo mai visto, ogni scelta è ben ponderata e curata, ogni dettaglio viene esaltato dal talento ormai garantito del regista. Dune si presenta come un bellissimo kolossal che visivamente non ha nulla da invidiare e nessun film, una prima parte gestita alla perfezione con il dovuto ordine e con le dovute scene per introdurci in questo mondo. Non manca anche l’azione, i combattimenti e i sentimenti tutti ben esposti e calcolati con scene davvero emozionanti.

Forse un po’ freddo a tratti, e troppo inteso e lento in altri, un film che sembra sempre rallentare quando non è necessario e che si fa troppo pensante nella scelte di intensità di Villeneuve che vuole dare peso ad ogni inquadratura e scena ma che si discosta un po’ dal cinema moderno. La sua calma diventa a tratti troppo incisa, quasi esagerata, anche se allo stesso tempo dona un tono di serietà e pesantezza di cui la trama a bisogno. Villeneuve si “tuffa” nell’impresa di fare un film su un libro di culto della fantascienza e ci riesce perfettamente, tutto coincide e tutto è perfetto, un viaggio visionario e stupendo, con la giusta dose di adrenalina.

Un film che non solo strizza l’occhio ai kolossal degli anni passati, ma anche a film di spessore e più reali, un film con tempistiche e cadenze che ricordano l’intensità che al cinema non si usa più. Dune è un perfetto film da 2021 nelle sue scenografie e effetti, ma un film anni 70′ per la sua lentezza e intensità non nuova al regista canadese. Nel complesso Dune è un giusto equilibrio, tra un Blockbuster e un cinema d’autore, perfetto per un pubblico che magari è stufo dei soliti film ma che non vuole impegnarsi troppo per il cinema d’autore.

Dune è un film impegnativo per il proprio soggetto, molti nomi, situazioni e personaggi, ma meno dal lato visivo e dal lato introspettivo, i personaggi sono tutti abbastanza chiari, la trama pure, non c’è bisogno di una analisi più profonda di capire qualche trama secondaria o sotto trama, è tutto abbastanza chiaro.

Questo regista è riuscito a restituire al cinema la sua grande forza di creare storie e mondi e di aprire nuovi universi narrativi, perchè Dune è solo una scheggia della potenzialità narrativa dei libri di Herbert, un intero universo su cui sognare e creare.

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