STRANGER THINGS 5: RECENSIONE DEL GRAN FINALE.

recensione nel tempo di un caffè

Dopo circa dieci anni e cinque stagioni, Stranger Things giunge al termine puntando tutto su quello che è sempre stato il suo punto forte, l’effetto nostalgia. Fin dalla prima stagione, la forza di questa serie è stata quella di far provare nostalgia per un epoca che molti degli spettatori non hanno nemmeno vissuto. Il potere dell’avventura di un gruppo di bambini e irraggiungibile, perchè, vero, pieno di curiosità e fantasia. Gli anni 80′ sono stati questo, l’inizio delle adolescenze e le infanzie nostalgiche perchè pieni di novità, giochi e intrattenimenti nuovi.

Stranger Things attinge ancora dalla quella speciale magia, lo fa con il suo finale che per la portata della serie, non può non essere definito un gran finale. Non si vedeva un hype così dal tempo del Trono di Spade, un fenomeno mondiale davvero incredibile. La serie era arrivata un po’ ad un bivio, decidere se perdere la sua innocenza da racconto si horror ma comunque da adolescenti, o buttarsi in qualcosa di più drammatico e incisivo.

Una finale da due ore che ci mostra la fine dell’avventura nella prima parte e la fine dell’adolescenza dall’altra. Nonostante tutto il male che è successo ad Hawkins, quegli eventi hanno forgiato il carattere dei quei bambini, ormai ragazzi. Un finale divisivo per certi versi, ma in linea con quello che è l’essenza di Stranger Things. Questa serie, non è coerenza, scienza, mistero o narrazione di alto livello. I fratelli Duffer ci hanno sempre dato altro, mostrato altro, ci hanno mostrato la bellezza di un epoca che non c’è più, la bellezza dell’amicizia sincera, della speranza, della fantasia.

Un cattivo anni 80′, una narrazione semplice con qualche buco di trama che però non va intaccare quello che è l’obiettivo di questo finale, cioè salutare il pubblico un ultima volta. Mostrarci dopo dieci anni un attimo di normalità, un attimo di serenità, ma allo stesso tempo la fine di un epoca, di una fase della vita. Con questo finale hanno toccato tutti, hater e sostenitori accaniti della serie. Impossibile far contenti tutti, ma possibile far riconoscere tutti anche solo in un momento, sguardo o frase di questo finale.

Forse è proprio questa la forza che ha avuto Stranger Things fin dal primo episodio, la capacità di farci credere che stavamo vedendo un opera cinematografica pazzesca, mettendoci delle aspettative ingiustificate per il finale. Questa serie non verrà ricordata con una delle migliori serie per la sua scrittura, storia o messa in scena. ce ne sono molte altre di livello superiore. La bellezza però è anche altro e Stranger Things è bella, un bel pezzo di arte di ogni sua parte. Non importa se la scrittura non è di altissimo livello, la recitazione a volte arranca e la regia ha espresso il suo meglio solo in certe occasioni. Stranger Things è la bellezza dello stupore, la bellezza infinita delle amicizie da bambino e da adolescenti. Non è tecnica è semplice, colorata e giocosa, una bellissima compagnia per 10 anni.

Si può discutere quanto si vuole ma se una serie lascia il segno, e questa serie lo lascia, è una bellissima serie. La bellezza del cinema e dell’arte è proprio quella di sapere stupire e meravigliare anche senza tecnica, studi e abilità assolute. Perché alla fine è il pubblico che decide. C’è l’oggettivo e poi c’è tutta quella parte di soggettivo fatto di emozioni incredibili. Vedere così tanta emozione nel pubblico, che siano lacrime, gioia, nostalgia e perchè no anche rabbia, mi fa capire che questo che lo si vuole o no è stato un gran finale, di una grandissima e “amica” serie.

Grazie Duffer, Grazie Stranger Things.

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