ERO UNA POPSTAR: TRA MUSICA E AMICIZIA

Recensione nel tempo di un caffè

Ero una popstar (Used to be Famous) è un film del 2022 scritto e diretto da Eddie Sternberg. Un film che vede come protagonista Ed Skrein nei panni di una vecchia Popstar che non ha più successo.

Il film si presenta nei suoi primi attimi e nelle sue immagini come un drama musicale, dove l’arte della musica è al centro del film, man mano che il film va avanti, ci ritroviamo però in una trama che mette i rapporti umani al centro di tutto. Un artista tormentato che vuole tornare al successo, un passato difficile e un forte legame che aveva con il fratello, lo fa avvicinare ad un ragazzo autistico che ha grande talento per la musica e per la batteria. Tra i due nasce un rapporto fraterno è la ex popstar Vince, capisce davvero cosa sia importante nella sua vita.

La musica fa da contorno a un piccolo drama, con elementi davvero interessanti, come la solitudine o la ricerca disperata del successo. La priorità della vita, è un po’ questo che cerca di insegnarci questo film, che fa un forte paragone tra il successo e i soldi, e l’amicizia e l’amore. Delle volte ognuno deve solo trovare il suo posto del mondo, e può essere inaspettato.

La musica unisce, ci rende sostanzialmente migliori, più uniti e con il cuore aperto. Ci aiuta a percepire i nostri sentimenti, a capire noi stessi. Questo sostanzialmente è ciò che riesce a trasmettere il film, senza troppe complicazioni o giri di parole. Un film che ti aspetti più leggero, ma che sorprende con una certa profondità, la scena finale è densa di amore, un amore ormai raro, la dedizione e l’aiuto verso il prossimo. La musica sa essere anche questo, rompe barriere e costruisce ponti. Come diceva Bob Marley, la musica è l’unica cosa che quando ti colpisce, non ti fa male.

IL SIGNORE DEGLI ANELLI – GLI ANELLI DEL POTERE: RECENSIONE DEL QUINTO EPISODIO

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Il Signore degli Anelli – Gli anelli del potere, è sicuramente la serie più discussa del momento, il web è letteralmente invaso da dialoghi e recensioni a riguardo. Questa è una breve sintesi senza spoiler del quinto episodio, un leggero punto di vista sulla serie dell’anno.

Un quinto episodio che delinea un po’ di più le caratteristiche di alcuni personaggi e che vede una Galadriel più diplomatica e gentile del solito. Il suo personaggio continua a lasciare qualche dubbio, appare troppo come una ragazzina ribelle e non come un elfo che ha 4 mila anni. La trama va avanti sempre un po’ a rilento, ma nella sua lentezza ci viene mostrato molto o comunque si fanno dei passi avanti. Lo scontro è sempre più vicino e gli eserciti iniziano a muoversi.

Uno dei difetti più grossi della serie, è che non si capisce mai quanto tempo trascorre da un evento all’altro e la linea temporale rimane alquanto confusa. In questo episodio ci vengono mostrate diverse situazioni e tutte ci offrono spunti interessanti, con un nuovo mistero all’orizzonte.

La serie non è ancora decollata del tutto è mancano solo tre episodi alla fine della stagione, molto positivo il fatto che esca un episodio a settimana, in modo da poter fare sfogare i fan con recensioni e discussioni, per lo più purtroppo negative. I personaggi non convincono del tutto, forse i migliori sono quelli scritti da zero senza alcun riferimento, il resto rimane ancora tutto troppo piatto e inconcludente.

Ritengo che sia un’ottima serie, che non smette di stupire a livello visivo e con una certa cura nei dettagli, un livello davvero alto nelle scenografie, un po’ meno nei dialoghi e in alcune scelte nelle situazioni. Gli scontri e i toni epici che accompagnano la serie, mi piacciono, gli danno un tono in più e si adeguano un po’ alla modernità. Permettono di prendere e conquistare un pubblico più vasto. Per la prima volta sembra che davvero il signore degli anelli non sia più un prodotto di nicchia per soli esperti che si offendono se sbagli un nome, ma sia diventato più commerciale e alla portata di tutti, per alcuni può essere un difetto, ma vista dal punto di vista commerciale è certamente un pregio.

In questo episodio appare un nuovo personaggio, molto misterioso, potrebbe essere Sauron, ma le teorie sono moltissime e molto variegate, solo per il fatto che ci siano così tanto seguito, che siano positive o negative le opinioni, vuol dire che in qualche modo la serie sta funzionando. Sicuramente le manca uno spunto in più, le manca un personaggio che sappia coinvolgere davvero, un personaggio al livello della compagnia dell’anello.

THE DAY AFTER TOMORROW – L’ALBA DEL GIORNO D’OGGI: PIU’ ATTUALE CHE MAI

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The day after tomorrow è un film del 2004, scritto e diretto da Roland Emmerich. Un film di fantascienza di genere catastrofico apocalittico. Un film che negli anni è diventato un po’ un’icona di questo genere, affrontando in modo scenografico e esponenziale, i possibili effetti del cambiamento climatico.

Un film prettamente catastrofico, con la corrente del golfo che si ferma e cambia improvvisamente il clima terrestre con fortissime tempeste di neve e ghiaccio che invadono tutto il nord del pianeta portando tutto il globo in una nuova era glaciale. Jake Gyllenhaal interpreta un giovane studente che rimane bloccato con alcuni compagni alla biblioteca di New York, bruciando i libri nel camino.

La bellezza di questo film è che a parte la situazione apocalittica fantascientifica, è molto realistico, non ci sono uomini che salvano il mondo o che non vengono mai uccisi o feriti da nulla, tutto è credibile e ben fatto, New York tutta ghiacciata è davvero qualcosa di spettacolare con una colonna sonora perfetta.

Un film che parla di cambiamento climatico, lo fa in modo drastico e cruento, ma grazie a questo argomento è super attuale, nonostante i suoi 18 anni dall’uscita è un prodotto che si colloca perfettamente ai giorni nostri, dove la corrente del golfo sta realmente rallentando, anche se non sono certe le conseguenze.

Un film davvero ben fatto e piacevole, molto attuale e un po’ unico nel suo genere per molti aspetti.

SCAPPA – GET OUT: LA PRIMA PICCOLA PERLA DI JORDAN PEELE

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Scappa – Get Out è un film del 2017, scritto, diretto e co-prodotto da Jordan Peele, al suo esordio alla macchina da presa, questo film ebbe un gran successo nella critica e vinse anche un premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale. La prima cosa che si nota di questo film è appunto la sua trama, molto avvincente, nuova e particolare, con anche dei significati profondi.

Get Out è un thriller che parla di razzismo e schiavitù ma lo fa in modo innovativo, spostando la storia ai giorni nostri, in una famiglia borghese di ceto medio, liberale, non del tutto razzista, ma che porta avanti una tradizione che in qualche modo sfrutta i neri. Una famiglia molto misteriosa che fin da subito si capisce che nasconde qualcosa.

La capacità di Peele è stata quella di creare una tensione costante già delle prime scene del film, non c’è un momento di tranquillità, sembra sempre esserci qualcosa che non va, qualche sospetto, o comportamenti decisamente strani da parte di tutti i protagonisti. Si ha proprio la sensazione che Chris interpretato da Daniel Kaluuya sia circondato da questi uomini bianchi che sembrano odiarlo e amarlo allo stesso tempo, una sorta di disagio che arriva bene anche al pubblico. La domestica e il giardiniere anch’essi di colore, con un atteggiamento davvero molto particolare, quasi come fossero dei robot, non del tutto presenti in quel mondo e con la testa tra le nuvole. Forse sono loro i personaggi che creano più paura in questo film.

Ogni scena ha un suo perché, è ben strutturata e porta sempre qualcosa, che sia un nuovo indizio su ciò che sta accadendo o che serva a far crescere la tensione nello spettatore, un film davvero ben scritto e ben pensato. Una nuova forma di schiavitù e il raggiungimento di una sorta di vita eterna sono questi i punti focali del film che vengono rivelati a poco a poco e con i tempi giusti, tenendo sempre elevatissimo il livello di curiosità.

Jordan Peele ha fatto subito centro alla sua prima da regista, con un film che rivela già il suo stile, con questi sguardi spiritati, questa tensione sempre presente e con elementi horror nella caratterizzazione dei personaggi, sempre molto particolari e violenti. Questo film è anche la dimostrazione che si può fare davvero bene anche con un budget limitato. Un film che consiglio davvero a tutti di guardare.

HOME TEAM: COMMEDIA LEGGERA SUL FOOTBALL

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Home Team è un film del 2022 diretto da Charles e Daniel Kinnane. Il film è tratto dalla storia vera del coach della NFL Sean Payton, che nell’anno della sua sospensione decise di allenare la squadra di football di ragazzini dove giocava suo figlio.

Il film è prodotto da Adam Sandler, e il suo stile è molto incisivo e evidente, soprattutto nello stile della comicità e nel cast di attori, spesso coinvolti nei suoi film, come il protagonista Kevin James, Taylor Lautner oppure la moglie di Sandler, Jackie Sandler.

Kevin James interpreta il coach Payton che ha dedicato la vita al Football e vinto un Superbowl con i New Orleans Saints, nel suo anno di sospensione vuole riavvicinarsi al figlio che vede molto raramente dopo il divorzio e per colpa del suo lavoro. Decide quindi di aiutare la sgangherata e improbabile squadra del figlio a provare a vincere il campionato.

Ovviamente è tutto impostato sulla commedia e sulla comicità, la base della storia è vera ma ci sono elementi per renderla più grottesca e inverosimile. Una commedia molto divertente e leggera che ci mostra anche un po’ di football. Lo stile è sempre quello, anche se Kevin James è un personaggio più serio e impostato del solito, una storia di sport, ma anche di rapporto tra padre e figlio. Lo sport è una cosa seria, ma può sempre trasmettere altro e come sempre è il finale a lieto fine a rivelarcelo.

Regia buona anche nelle scene di gioco un po’ complicate, la recitazione buona per il genere, è un ottimo livello di comicità che rende il film leggero e divertente. Nel complesso un bel film da vedere in compagnia per farsi qualche risata.

DO REVENGE: IL SAPORE DELLA VENDETTA

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Do Revenge è un film del 2022 diretto da Jennifer Kaytin Robinson, una classica teen comedy americana, che si presenta però con qualche elemento differente dal solito. Le protagoniste di questo film sono Camila Mendes e Maya Hawke.

La trama è classica ma ha qualche nuovo e inaspettato spunto interessante, è ambientato in una scuola di elite, questo crea già di per sé un ambiente un po’ diverso dal solito. L’ambiente liceale è molto differente dal solito, sembra più un club esclusivo. Tutti viziati e ricchi, persi nel loro mondo di successo. Non c’è la solita squadra di football o altro e non ci viene praticamente mai mostrata una lezione. Il contesto scuola è molto marginale. Drea e Eleanor si incontrano per caso, e hanno sete di vendetta verso delle loro vecchie storie d’amore, Drea è stata umiliata per una revenge porn del suo ragazzo, e Eleanor è stata umiliata da un’amica anni prima. Le due si coalizzano per vendicarsi come si deve.

I nuovi elementi rendono il film più curioso del solito, con un ottimo plot twist verso il finale, i personaggi sono ben scritti anche se totalmente distaccati dalla realtà. La situazione è verosimile, ma l’ambientazione così di elite appare davvero un po’ troppo fantasiosa. Però questi elementi la fanno funzionare, la rendono diversa dal solito, più curiosa da seguire. I rapporti umani sono ben gestiti e c’è un forte “Girl Power” forte fin troppo incisivo ai fini della trama.

Ovviamente rimane tutto molto leggero, ma con il tempo si sta formando un nuovo cliché da teen comedy, che Netflix esegue sempre alla perfezione. Ha trovato la sua comfort zone con prodotti fatti da “finti” teenager per il pubblico più giovane. Un film nel complesso piacevole, che ha comunque una trama più interessante di quello che sembra anche grazie al suo plot twist.

THE GRAND TOUR – A SCANDIC FLICK: UN PROGRAMMA AMAZON DI SUCCESSO

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Una delle prime mosse che fece Amazon fu quella di assicurarsi tre conduttori di grande successo che portarono Top Gear ad essere il programma di auto più bello e famoso del mondo. Jeremy Clarckson, Richard Hammond e James May. Tre Conduttori, esperti di auto e anche ormai grandi comici.

The Grand Tour ormai fa uscire un episodio ogni tanto dove i tre protagonisti sono da qualche parte del mondo a fare cose con le auto, in questo episodio, uscito nel settembre del 2022, si ritrovano sopra il circolo polare artico per un’avventura tra i ghiacci.

Chi era appassionato di Top Gear, sicuramente si catapulta subito a vedere un episodio di The Grand Tour appena esce, soprattutto dopo il successo del l’ultimo episodio, che riguardava la Francia e le sue auto che è stato davvero esilarante. In questo episodio il protagonista e il ghiaccio e la neve, con i paesaggi meravigliosi della Norvegia, Svezia e infine Finlandia. James May prenderà il posto di Hammond come uomo spericolato e in pericolo.

Il format funziona sempre e ci sono scene che fanno davvero tanto ridere, nello specifico una scena di Hammond alle prese con lo Skipass, Jeremy sempre al comando e con le fiamme sempre a portate di mano. Tutto funziona perfettamente, l’ironia, le scene e i paesaggi con davvero tre auto stupende. Un episodio finalmente libero dalle restrizioni della pandemia.

Un programma che funziona sempre e in questo episodio mantiene lo stile e il divertimento di sempre, con un trio che funziona alla perfezione e con un’ironia sottile ma davvero azzeccata. The Grand Tour uno dei programmi di punta e meglio riusciti di Amazon prime video.

HEARTBREAK HIGH: UN REBOOT IN STILE NETFLIX

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Heartbreak High è una serie australiana del 2022 creata da Hannah Carroll Chapman ed è un reboot targato di Netflix, di una serie degli anni 90′, del 1994 nello specifico. Questa serie è un classico teen drama, ma con forti elementi provocatori e di integrazione, viene esposta con forze e preponderanza la sessualità dei giovani.

Heartbreak High si presenta con protagonisti reali, veri e puri, si percepisce molto il senso di realismo nel loro volti e in parte nelle loro storie. Purtroppo è tutto eccessivamente amplificato e rende il tutto un po’ irrealistico. Una mappa su un muro della scuola mostra le relazioni e le avventure sessuali dei ragazzi della scuola, da lì parte tutta la storia che non smette di provocare e forse a volte uscire un po’ troppo dal tema. La trama perde forza e realismo, con il sesso e l’integrazione come punto focale.

La serie provoca bene e in certi casi lo fa anche in modo divertente ma perdendo una certa profondità, tutti vanno con tutti in modo indefinito e si perde la passione verso i sentimenti un po’ strutturati, sembra che i giovani siano solo delle macchine del sesso, senza sentimenti. Il tentativo di trattare altri argomenti come razzismo, integrazione ecc. c’è ma viene fatto in modo maldestro e perde molto del suo significato e forza.

Il lato positivo è la capacità di rendere tutto molto leggero, in modo che tutti possano in qualche modo provare ad immedesimarsi in alcune situazioni, anche nelle parti più complesse e difficili, la serie ne esce sempre fuori bene. I personaggi sono ben scritti, diversi tra di loro e coinvolgenti.

Un’impronta forte e decisa di Netflix sulla serie, che spinge in evidenza diversi argomenti sessuali e non, con un mistero di fondo che ti fa vedere la serie fino in fondo, un misterioso litigio tra le due migliori amiche.

IL SIGNORE DEGLI ANELLI – GLI ANELLI DEL POTERE: RECENSIONE QUARTO EPISODIO

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Gli anelli del potere, la serie del momento, arriva al suo quarto episodio e quindi a metà del suo percorso narrativo della prima stagione. Il primo impatto è che ormai è palese che questa serie punta a completarsi nell’arco di più stagioni e che questa molto probabilmente sarà solo un’introduzione e potrebbe non succedere nulla di troppo eclatante e clamoroso. La speranza è che almeno una battaglia a stagione ci sia, visto il budget a disposizione.

Sinceramente a parte un lato visivo sempre molto spettacolare, non ho visto nulla di clamoroso in questo episodio, anzi le location si sono ristrette e semplificate, normalizzando il tutto, molti dialoghi, e molta lentezza. Più mistero del solito e le risposte che sono arrivate non sono del tutto soddisfacenti. I personaggi fanno fatica a trovare una vera e propria identità e alcuni, più ce li mostrano e meno ci convincono. Diverse trame che finalmente ci stanno dando una direzione e ci stanno facendo capire dove vuole andare la trama, per arrivarci però stanno facendo il giro del mondo con dialoghi che purtroppo a volte, non portano nulla. Un episodio al risparmio, con scene di lotta quasi tagliate e prevedibili.

Si potrebbe dire che è l’episodio delle alleanze, non ci svolte clamorose, però c’è unione tra i popoli contro un unico nemico, un nemico che a poco a poco si sta prendendo le terre del sud, rimanendo nell’ombra. Finalmente svelato il vero Villain della stagione, Oren il leader degli orchi, che vuole cambiare il mondo per renderlo un posto migliore. Un classico dei villain moderni che sono spinti sempre da grandi ideali di libertà e pace, ma che per farlo devono annientare tutti.

Galadriel continua la sua battaglia con sé stessa, arrogante e noiosa totalmente a sé in questo mondo, troppo moderna e distaccata dalla trama e dalle situazioni. Elrond continua la sua avventura diplomatica, con secondi fini non del tutto ancora chiari. Alcuni personaggi hanno avuto eventi e narrazioni non molto importanti ai fini della trama, e la principessa di Miriel sta prendendo importanza e consistenza. Per il resto un episodio abbastanza piatto, qualche indizio e appunto una direzione a livello narrativo, ma nulla di più.

Una serie che ha decisamente bisogno di una svolta con più carattere, più azione e più emozioni, siamo solo a metà, c’è tempo e sembra che tutto porterà ad una possibile grossa battaglia negli episodi finali di questa stagione. Le battaglie sono un classico del signore degli anelli, che questa serie non si può permettere di non fare.

MA: MAH…MAH…MAH…UN FILM CHE NON CONVINCE

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Ma è un film Thiller del 2019 diretto da Tate Taylor. Un thriller molto semplice che nasconde in sé una trama abbastanza innovativo e con qualche novità. Allo stesso tempo un film che ci mostra regole e usanze non usuali nel nostro paese.

Tutto parte dell’impossibilità dei minori di comprare alcol e di consumarlo liberamente, questo crea sempre degli stratagemmi per l’acquisto tra cui quello da parte dei giovani, di chiedere aiuto agli adulti. Un gruppo di ragazzi fa così la conoscenza di Sue Ann (Octavia Spencer), chiamata affettuosamente da loro Ma, che gli procura alcol e gli invita gentilmente nel semiinterrato di casa sua per fare festa. La situazione non è del tutto quella che sembra e Ma nasconde dei segreti e dei traumi del passato.

Bella l’idea di questa madre protettiva che aiuta questi ragazzini a divertirsi, un contrasto con il thriller ma in qualche modo crea la giusta tensione. Un’ottima scelta della protagonista con un viso particolare, con occhi grossi spiritati che sembrano sempre nascondere un po’ di follia. Una follia quasi giustificata da diversi atti di bullismo, ma che allo stesso tempo sorprende nella sua esagerazione. Un film che rimane molto piatto per quasi tutta la sua durata senza colpi di scena degni di nota. Non succede quasi mai nulla e le sorprese sono prevedibili e deboli. Il finale ha un certo peso, si svolta quasi nel genere horror e da un po’ di valore e tono al resto del film.

La “madre” protettiva, che in realtà è il pericolo maggiore, questa è la principale caratteristica narrativa di questo film, che però nel suo complesso non convince, debole, con troppe scene che non portano a nulla. Qualche piccola suspense ogni tanto ma nulla di speciale. Un thriller che sicuramente poteva dare di più e che sicuramente non ci lascia del tutto soddisfatti.