QUATTRO CHIACCHIERE: “LA REGINA DEGLI SCACCHI”, PUO’ DIVENTARE UN ESEMPIO DI COME SI FA UN OTTIMA SERIE TV?

Analisi e riflessioni sull’ultimo capolavoro di Netflix, che ha già conquistato tutti.

Come fa una serie tv tratta da un libro poco conosciuto e che tratta un argomento apparentemente noioso e “vecchio” come gli scacchi a conquistare l’opinione positiva di tutti? Con recensioni che ne parlano già come un capolavoro?

Una premessa va fatta sicuramente e penso sia dovuta visto che questo è sicuramente il punto di forza di questo prodotto, infatti “The Queen’s Gambit” è una serie autoconclusiva o miniserie.

Questo formato offre sempre una qualità eccelsa del prodotto visivo, molto spesso le miniserie sanno essere più bel belle e meglio curate delle serie tv con un sacco di stagioni e episodi.

Grazie alla miniserie, l’autore si sente più a suo agio e non ha bisogno di forzare la propria storia o la propria idea, è tutto più ordinato, completo e senza strafalcioni alla regia o nella trama.

Una miniserie ti consente di creare un lungo film in cui le dinamiche recitative e della crescita del personaggio, sono più facili da gestire e da sviluppare. Il protagonista infatti, a tempo diverse ore per seguire il suo “viaggio dell’eroe” e fare il suo percorso di crescita, senza annoiare e senza estremizzazioni.

Una serie autoconclusiva permette anche ai produttori di mantenere lo stesso gruppo di lavoro per tutta la durata della serie, in modo da rendere il prodotto finale continuativo nella tecnica e nei dettagli.

Il creatore e spesso lo sceneggiatore di tutti gli episodi e questo non fa altro che rendere una miniserie sicuramente più bella, continuativa e precisa senza i soliti paragoni tra una stagione e un altra e con un finale che non può troppo “fuggire” dalla trama originale.

La regina degli scacchi esegue alla perfezione tutte queste dinamiche che compongono la produzione di una miniserie, talmente perfetto e giusto da conquistare tutti, perchè è oggettivamente fatta bene.

Un’altra volta devo menzionare Scott Frank il creatore di questa serie e anche di Godless ( altra bellissima miniserie) e poi sceneggiatore del miglior film Marvel di cui ho già parlato, Logan.

Anche qui la scrittura è perfetta, la trama è bella da seguire, lineare, senza errori e con un ritmo che a volte risulta un po’ lento ma che da valoro ad altri aspetti della trama.

I personaggi sono scritti davvero bene, anche quelli meno importanti all’interno della serie, hanno tutti delle caratterizzazioni ben precisi che sembrano tutti a loro agio in quei ruoli.

Prendo come esempio uno degli attori principali, Thomas Brody-Sangster già visto tante altre interpretazioni, sempre molto bravo, eppure qui sembra nel ruolo di Benny Watts un giovane genio degli scacchi, è perfetto.

Ci regale un’altra sfumatura del suo talento, con un ragazzo sempre buono, ma con una grande sicurezza, con grande esperienza, dove la modestia non è cosa sua, per certi versi sembra quasi una rockstar.

La protagonista poi è davvero un punto centrale di questa serie, talento puro che già si era intravisto in altri film, ma che qui sboccia ai massimi livelli con una interpretazione e delle sfumature sul personaggio davvero magnifiche.

Anya Taylor-Joy con l’interpretazione di Beth Harmon riesce davvero ad andare oltre alla sceneggiatura captandone tutte le sotto trame e la caratterizzazione del personaggio, lei è perfetta in questo ruolo.

Ci da qualcosa di più, ci trasmette qualcosa in più, perchè questa serie, non è una semplice serie sul gioco degli scacchi ma è una storia di come la solitudine e l’insoddisfazione possano portarci alla distruzione.

Nonostante sia ambientata negli anni 60′, Beth rappresenta perfettamente i ragazzi del giorno d’oggi, persi nelle proprie dipendenze, insoddisfatti di tutti e di tutto non sapendo più cosa fare della propria vita se non attaccarsi alle pillole o all’alcol.

Mi è piaciuto molto il suo aspetto apatico, un elemento troppo spesso frainteso, ma qui scritto e interpretato alla perfezione che regalo una caratteristica importante al personaggio che essenzialmente ha paura di esprimere i propri sentimenti.

E anche in questi dettagli che si vede la qualità di questa miniserie, negli aspetti della rappresentazione dei sentimenti umani, nella cura di come certe dinamiche vengono mostrate.

Scott Frank alla regia è davvero di ottimo livello e non vedo l’ora di vedere un film scritto e diretto da lui perchè a davvero un sacco di talento, e perchè no, magari con Anya Taylor-Joy come protagonista.

Le serie tv devo partire da prodotti di questo livello, prenderne spunto per la lro qualità, osservarli e copiarli dove necessario.

è bello vedere che la bellezza di questa serie è riconosciuta da tutti, è bello vedere sceneggiature e recitazioni di questo livello ed è bello sapere che Netflix, nonostante qualche cancellazione e qualche prodotto “trash” riesce a regalarci delle piccole perle.

Bisogna dare importanza e cura a tutto ciò che viene prodotto, bisogna tornare a dare importanza ai dettagli e alla scrittura, con una fotografia che esalti il talento del direttore alla fotografia, e con una regia che non stanca mai.

Spero sinceramente di vedere altre serie di questo livello su Netflix…

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