QUATTRO CHIACCHIERE: DAVID FINCHER FA IL PUNTO SUL CINEMA MODERNO

Il famoso regista spiega perchè la sua ultima opera uscirà su Netflix e della filosofia dei produttori di Hollywood.

David Fincher a mio parere è uno dei registi migliori dei nostri tempi, perchè riesce a rendere tutte le sue opere quasi perfette e apprezzabili, gestisce alla perfezione i dettagli ed è facile essere conquistati dal suo stile.

Tra qualche settimana uscirà in Italia sul catalogo Netflix la sua ultima creazione, Mank che ha già avuto il favore della critica e le cui recensioni sono già molto positivo.

Mank segue la storia tormentata dello sceneggiatore di “Quarto potere” Herman J. Mankiewicz interpretato da Gary Oldman, girato tutto con una stupenda fotografia in bianco e nero.

E proprio per la promozione di questo film che Fincher ha fatto le sue dichiarazioni riguardo il mondo del cinema, delle forti accuse che secondo me vanno analizzare e ci fanno riflettere, visto che lui ha firmato un contratto di quattro anni con Netflix e Scorzese con la Apple, sembra proprio che i registi più affermati stiano “fuggendo” dal cinema.

A meno che tu non stia girando un film che prevede già l’uscita di un Happy Meal, nessuno è interessato.

Le stagioni dei film ormai sono due. C’è l’estate dello spandex e la sofferenza invernale. Si fanno film solo per queste due stagioni. E se le perdi vai a finire nelle stagioni rimanenti, che di norma sono discariche. Ha senso tutto questo?
Non sono un brontolone stanco. Sono un brontolone che conosce la situazione ed è stanco.

Questa stagione ci fa riflettere molto su ciò che pensano i grandi registi della situazione del cinema attuale, un opinione molto critica, quasi offesa, come se ormai il cinema e l’arte fossero due cose differenti, come se ormai fosse solo questione di soldi.

Fincher va diretto al punto e si definisce “stanco” delle pressioni date dalle major, dalle pressioni della prima al cinema e dall’impossibilità di esprimere la propria creatività perchè quello che importa è solo l’incasso.

I registi si rifugiano in luoghi più protetti lontani magari da supereroi e reebot, luoghi come Netflix o Amazon dove è più facile esprimere la propria creatività senza avere l’infinità di vincoli che ha ormai Hollywood.

Le sue dichiarazioni hanno qualcosa di simile con quelle di Scorzese sui film della Marvel e sembra che l’opinione dei registi sia molto lineare non gli piacciono i film già confezionati, fatti per fare soldi e non per fare cinema, prodotti dal sicuro successo.

Fincher è stanco di un cinema con un fine materiale come il denaro, dove nessuno ha più il coraggio di sperimentare e di fare qualcosa di nuovo, tutto bloccato dai soliti film e dalle solite idee.

In questo articolo non voglio espormi, non voglio dire cosa penso delle sue dichiarazioni, penso solo che fanno riflettere e che mettono sotto i riflettori una situazione un po’ strana per il mondo del cinema, in un momento in cui è già pieno di mille difficoltà visto la situazione di pandemia.

Sono contento egoisticamente che Fincher abbia firmato con Netflix, nella speranza che porti avanti Mindhunter e che possa fare uscire un altro suo film sulla piattaforma, dispiace solo di come l’arte si stia allontanando dalla sale del cinema e stia fuggendo dal suo luogo di origine.

Ormai sembra essersi formata una netta divisione tra film per il cinema e film d’autore ormai più presenti nelle piattaforma streaming, con anche HBO Max pronta ad esibire i suoi prodotti.

Non mi stupirei se quest’anno fosse un film Netflix o simile a vincere il premio oscar come miglior film e anche senza averlo visto sono sicuro che Mank possa essere proprio quello che prenderà più premi, vista anche la scarsa concorrenza.

Sempre che rispetti le nuove assurde regole che devi seguire per essere candidato agli Oscar, altre scelte che non fanno altro che costringere la creatività in una piccola camicia di forza con vincoli che ne privano la libertà e la sua bellezza.

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