QUATTRO CHIACCHIERE: CON MANK LA SCENEGGIATURA TORNA PROTAGONISTA.

L’ultimo film di David Fincher è un piccolo elogio ad una parte fondamentale dei film, la sceneggiatura.

In un mondo del cinema fatto ormai da azione, movimento, velocità ed effetti visivi pazzeschi, spunta un film nel catalogo Netflix che si ricorda da dove tutto e partito e riporta al centro dell’attenzione la sceneggiatura.

Troppo spesso quando guardiamo un film ci dimentichiamo il lavoro che c’è dietro, giusto solitamente farlo anche perchè guardare un film deve essere un momento di svago e non un analisi del testo o dei dettagli.

Eppure molte volte ci perdiamo in giudizi positivi su tutto e tutti, sulla bravura dell’attore o sulla maestria del regista, dimenticandoci quasi sempre dello scheletro che sorregge praticamente tutti i film del mondo, la scneenggiatura.

Molto spesso viene sottovalutata, messa da parte e si pensa che non sia altro che un semplice elenco di azioni, facili da scrivere e su cui poi il regista fa tutto, si crede che gli sceneggiatori siano facilitati nel loro mestiere e che scrivere un film sia una cosa semplice.

L’ultimo film di David Fincher, ci riporta indietro nel tempo quando la sceneggiatura era la parte più importante dei film, quando tutto il meccanismo di Hollywood stava prendendo forma, e le parola avevano un valore immenso all’interno dei film.

Si vede Mankiewicz e suo fratello, altro grande uomo di cinema, due sceneggiatori molto importanti per la storia del cinema, Hernan è il suo tormento, difficoltà e follia nello scrivere quella che sarebbe stata una delle sceneggiature migliori di sempre.

La sceneggiatura è un arte complessa che parte molto da un lavoro certosino e dalla conoscenza di questa arte della scrittura, un elemento importante per la creazione di un film.

Ci sono regole da seguire, consigli da ascoltare e “mosse” da ricordare se si vuole scrivere una buona sceneggiatura, in Mank c’è tutto questo, e in qualche modo ne diventa uno splendido elogio alla scrittura di un film.

Troppo spesso lo sceneggiatore non viene considerato, viene dimenticato o trattato come un burattino, schiacciato dalle esigenze dell’intero gruppo di lavoro, un a sceneggiatura subisce sempre della grandi modifiche e molto spesso la prima stesura e quasi totalmente diversa dal prodotto finale.

Al giorno d’oggi poi lo sceneggiatore si trova imprigionato da un sacco di vincoli con la propria creatività che deve seguire determinati binari senza poter mai uscire, è facile incappare in qualche inesattezza o non essere del tutto inclusivo.

In Mank c’è anche questo, un grido alla libertà di espressione, un disperato appello al mondo del cinema che non vuole più essere un arte libera, ma una creazione manipolata e pilotata dalle produzioni e dai brand più importanti, con qualche pezzo di politica.

La sceneggiatura è l’inizio di tutto, pochi registi o autori riescono a regalarci dei prodotti originali di un certo livello, come lo sanno fare ad esempio Tarantino e Nolan che ci tengono che hanno stili completamente diversi ma che riescono a riportare al cinema dei film che sono nuovi, originali e con sceneggiature che partono da zero.

Troppo spesso ci lamentiamo degli adattamenti dei libri, dei videogiochi o di altri film, senza sapere quanto sia difficile rendere certi prodotti un film e in certi casi renderli vendibili e commerciali, non diamo mai merito al lavoro che c’è dietro.

Molti sceneggiatori possono contare poche opere di alto livello nella loro carriera, perchè comunque è complicato è difficile scrivere film sempre di alto livello, perchè la sceneggiatura ha delle esigenze e deve essere sempre al passo con i tempi e senza libertà, diventa tutto più difficile.

Ci vuole una forte immaginazione, bisogna essere veloce e dinamico per scrivere una sceneggiatura, in Mank si vede la facilità espressiva del protagonista che detta le proprie idee ad una ragazza, con precisione e con dialoghi importanti.

Lo sceneggiatore è prima di tutto un sognatore, riesce ad immaginarsi mondi interi, scene e dialoghi e li mette giù sequenza dopo sequenza in tre atti che si susseguono con alti e bassi ben calcolati.

Mank è stato scritto molto bene dal padre di Fincher e adattato da lui per renderlo più accessibile e moderno, rispetta tutte le ottime caratteristiche della scrittura di un film e ogni scena e dialogo hanno un peso, grazie a questo film la sceneggiatura prende vita ed importanza.

E proprio come in Mank, lo sceneggiatore è solo, concentrato, isolato nel proprio mondo con l’ossessione per la propria opera, con la consapevolezza che i propri sogni potrebbero diventare realtà, con il potere di creare storie e mondi. Lo sceneggiatore è l’inizio di tutto e la sceneggiatura meriterebbe sempre più importanza.

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