THE MINDNIGHT SKY: ALLA RICERCA DI UN NUOVO PIANETA IN CUI VIVERE

Recensione nel tempo di un caffè

The Midnight Sky è un film diretto e interpretato da George Clooney, la pellicola è tratta dal libro “La distanza tra le stelle” di Lily Brooks-Dalton.

Clooney interpreta un vecchio malato terminale che lavora in un osservatorio sperduto da qualche parte in Antartide e cerca disperatamente di mettersi in contatto con una astronave che era andata in missione su un luna di Giove e con cui nessuno aveva più con contatti da tempo.

Il film è estremamente lento, la trama all’inizio è complicata e molto piatta, non ci sono colpi di scena o svolte clamorose, tutto si svolge allo stesso ritmo, lasciando lo spettatore un po’ perplesso, come se dovesse aspettare qualcosa.

Nel complesso, la trama è una lunga attesa, verso qualcosa di sconosciuto, ci si aspetta una svolta o che il ritmo possa cambiare ma non succede mai, il film è privo di dialoghi interessanti e il personaggio di Clooney è davvero anonimo.

Visivamente a tratti è carino ma niente di spettacolare, sicuramente meno di “Gravity” o del film già recensito qui “Il primo uomo”, questo film è molto più simile ad uno degli ultimi film con Brad Pitt, ” Ad Astra”, anche quello molto lento e riflessivo.

Non mi è piaciuta la scelta di celare tutto per creare un colpo di scena finale che in realtà risulta molto debole, ciò che ci viene celato non ci rende curiosi, ma quasi ci innervosisce perchè complica solo una trama che in fondo è semplicissima.

C’erano molti sentimenti e introspezione, ma purtroppo non mi è arrivato nulla se non un po’ di noia e attesa, Clooney non è male nei panni del suo personaggio, però è davvero scritto in modo povero e basilare e non ci da nulla di più.

Gli altri attori sembrano tutti fuori luogo e disorientati, forse anche colpa della regia che non è riuscita a dare la giusta enfasi in alcuni tratti della storia.

In generale il film non mi è piaciuto, troppo anonimo e senza una vera e propria trama, l’ho trovato privo di emozioni e vuoto con la maggior parte dell’universo, forse doveva puntare di più sulla fotografia, invece si perde in scene inutili, lente e senza un vero fine verso la trama.

Il film si può riassumere con la scene durante i titoli di coda, che va avanti con i due astronauti che lavorano al computer per altri cinque minuti, con i titoli di coda che scorrono sullo schermo, singolare come trovata, ma allo stesso tempo emblematica dello stile del film.

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