SQUID GAME : ANCORA TANTO DI CUI PARLARE

Quattro Chiacchiere: Una valutazione globale della serie che sta conquistando tutti, con l’approfondimento sulla profondità di alcuni argomenti.

Ormai è ufficialmente un fenomeno mondiale, nemmeno un mese fa avevo scritto un articolo di come Netflix stesse faticando a tirare fuori dal cilindro una nuova serie di successo, ed eccola, una serie che soddisfa tutti i “palati”.

Già su i vari blog e sulle pagine Facebook inerenti, è partita la battaglia degli haters, ciò significa che la serie è ufficialmente mainstream, tutto in pochissimo tempo, un fenomeno mondiale anche un po’ inaspettato. Netflix trova una nuova via per conquistare il pubblico e porta con se la consapevolezza che il suo pubblico è pronto ad anche un po’ di violenza, non fatevi ingannare dai colori e le ambientazioni infantili, Squid game sa essere cinico e violento.

La serie è stata scritta in 10 anni, si vede che nella trama e nell’idea c’è la cura dei particolari, è evidente che prende spunto da altri giochi simili, da film e serie tv precedenti, ma lo fa benissimo e se ha tutto questo successo un motivo ci sarà. Squid game non è una serie complessa, anzi la base da cui parte tutto è semplice, intuitiva proprio come un gioco per bambini.

Squid game è innovativa per molti aspetti, ma per noi occidentali lo è ancora di più perchè non siamo abituati al cinema coreano, è così che è esplosa la K-mania grazie a questa serie. La recitazione coreana è molto espansiva, a volte appare esagerata, la cultura è un mix perfetto tra occidente e oriente, per certi aspetti visivi ci ricorda il Giappone, ma si vede anche l’influenza americana. Per noi occidentali questa serie e anche un piccolo viaggio in una cultura che non conosciamo a fondo. Gli stessi giochi non fanno tutti parte della nostra cultura, anche se risultano familiari.

Nel complesso sembra sempre che questo gioco, sia un grande esperimento sociale per vedere cosa è disposto a fare un uomo per soldi, per farlo prendono la parte più disperata e più schiacciata dai debiti. I concorrenti sono molto differenti tra di loro, arrivano da stati sociali e da situazioni particolari, c’è chi ti aspetti, tipo il protagonista e invece chi non ti aspetti, tipo il genio e suo amico di infanzia.

SPOILER!

Uno dei personaggi che mi è piaciuto di più è proprio il migliore amico del protagonista, specchio della società moderna, che ci schiaccia e ci spinge sempre a dare di più, ci spinge al confronto e ci butta addosso un sacco di aspettative. Più volte viene sottolineato come lui fosse laureato ad una delle università di economia più importanti della corea. Diventa un peso per lui, il confronto con ciò che poteva essere e dove si trova adesso. Un uomo che per tutti doveva aver successo, essere ricco e felice, si ritrova solo e senza soldi, con un mare di debiti che compromettono anche la vita di sua madre. Sang-woo si rivela essere uno dei personaggi più cinici della serie, vuole quei soldi e farà di tutto per averli, inganna, uccide e tradisce tutti pur di raggiungere l’obiettivo. Uno dei personaggi più soli di Squid game, senza nessuno che lo aspetta oltre a sua madre, Non ha più nulla da perdere ma vuole diventare ciò per cui tutti l’hanno sempre stimato. Gi-Hun, il protagonista, stravede per lui, non solo come amico ma come modello da seguire, confronto finale mette tutti e due sulle stesso piano, come se fossero tornati bambini, come se non fosse più questione di soldi. Perchè quando si è bambini, si è innocenti e puri, proprio perchè non ci sono di mezzo i soldi, sono i soldi stessi a distruggere la nostra infanzia e farci diventare dei cinici e spietati essere umani. Sang-woo è la rappresentazione del difficile passaggio da bambino felice, senza pressioni, spensierato che non sa nemmeno cosa sono i soldi ad un adulto, freddo, pieno di pressioni, schiacciato dai doveri e dalle aspettative. Un adulto legato inevitabilmente al denaro. Solo nel finale, un gioco da bambini e la bontà del suo amico gli fa ricordare quanto fosse bello non aver problemi della vita da adulti.

Squid game esamina proprio questo, il denaro ci porta davvero ad essere cinici e spietati? cosa siamo disposti a fare per sopravvivere e per essere ricchi? Chi dei personaggi vuole vivere e chi invece vuole si vivere ma da ricco? Un gioco psicologico che coinvolge tutti, che ci fa essere parte del gioco. Ci fa immedesimare nei personaggi, nei loro fallimenti, nelle loro paure e nella nostalgia dei momenti passati da bambini.

Il vecchio, il concorrente numero uno è il creatore di questo gioco spietato, l’ha fatto per noia, perchè era estremamente e niente più gli dava la giusta gioia di vivere, aveva nostalgia del proprio passato, quando non aveva nulla, ma aveva i giochi, gli amici, la semplicità del divertimento senza nessuna pressione e impegno, senza alcuno “denaro” a compromettere tutto. Il vecchio è il contrasto maggiore della serie, fin da subito vedere una persona così anziana che gioca a giochi per bambini per soldi, fa un certo effetto, vedere che sorride mentre gioca a “uno, due, tre, stella” ancora di più. Un uomo che ci insospettisce ma a cui è difficile non affezionarsi. La sua innocenza da anziano, ci ricorda proprio l’innocenza di un bambino, lui nonostante tutto si diverte con i giochi. Ha un cancro alla testa, ma prima di morire vuole partecipare al gioco che ha creato, vuole rivivere il suo passato e passare dei momenti felici, non gli importa dei cadaveri, delle morti, non gli importa più di nulla, vuole solo giocare come un tempo. Lui è come se fosse un bambino. Diventa grande amico del protagonista, tanto che non comprende la sua scelta di restare povero nonostante la vittoria, il loro confronto finale è molto profondo ed esplora diversi aspetti della vita moderna, tra cui la noia e la necessità di soddisfare le aspettative. L’egoismo delle persone viene usata come giustificazione per ciò che ha creato quel uomo, con la consapevolezza che dopo la sua morte, questo gioco non smetterà di esistere. La storia lo dimostra, all’uomo piace assistere a spettacoli simili.

Il finale da valore alla vita, al di là di qualsiasi cosa. Il protagonista, il numero 456 è simbolo di bontà, di lealtà che viene messa alla prova solo in un momento, più la storia va avanti capiamo che lui non lo sta facendo per i soldi, ma più per se stesso, per dimostrare che può vincere, che può fare qualcosa di “buono” nella propria vita. Alla fine delle prove capisce che nessuno può ripagare una vita umana, nessuna cifra, nessuna vincita.

Più volte i concorrenti si chiedono cosa avrebbero fatto con quei soldi, la maggior parte di loro sembra che non avesse un ambizione precisa o esagerata, tutti avevano obiettivi semplici, solo per sistemare la propria vita, aiutare le persone che amano. Un gesto d’amore per qualcuno.

Quindi la domanda non diventa solo cosa faresti per i soldi, ma cosa faresti per amore? Le motivazioni sono sempre più forti man mano che conosciamo i personaggi, e più si avvicinano al “traguardo” e più diventano forti.

Quindi tutta la semplicità della serie nasconde un lato più profondo, fatto di scelte difficili, tra la vita e la morte, con l’ambizione di diventare ricco e aiutare i propri cari. Passi da un gioco da bambini per fare gesti da adulti, innocenza a confronto con la violenza.

8 pensieri riguardo “SQUID GAME : ANCORA TANTO DI CUI PARLARE

      1. Hai perfettamente ragione, mi dimentico sempre di farlo ahahah Faccio sempre le cose a metà…Comunque mi piace sempre vedere le serie tv soprattutto da diversi punti di vista. Anche per questo ho scritto diversi articoli a riguardo. Una serie che comuqnue in un modo o nell’altro fa parlare di se. Tu hai avuto l’occasione di vederla? ti è piaciuta?

        Piace a 1 persona

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