QUATTRO CHIACCHIERE: DOPO 17 ANNI HO RIVISTO L’EPISODIO PILOTA DI LOST

Uno degli episodi pilota meglio usciti, quasi perfetto con un sacco di punti di forza, il mio punto di vista 17 anni dopo

Era il 2004, 17 anni fa, il tempo passa davvero veloce e te ne rendi conto quando ti metti a fare cose del genere, riguardare una serie, un episodio soprattutto che riguarda molto la tua infanzia, che riguarda la tua adolescenza e a cui sei legato particolarmente per diversi motivi.

17 anni fa usciva su Rai due il primo episodio di una serie che avrebbe fatto la storia, un’icona e un emblema del modo di fare serie tv, quella che hai tempi era acclamata come una meravigliosa novità, ricordo ancora che pur essendo un bambino ero affascinato dalla spot che trasmettevano alla tv.

Poi che dire, come già ho detto nella recensione (che trovate nel sito) questa serie l’ho vista tutta in tv, due o tre episodi a settimana, e una stagione all’anno, un impresa di cui ne vado ancora fiero, peccato che essendo ancora bambino e poi ragazzino, non potevo dialogare molto sulla serie con gli amici, non c’era ancora la mania da serie tv.

Avevo un ricordo nitido di questa serie, mi ricordo tutti i nomi dei personaggi principali e le loro caratteristiche e mi ricordavo che l’episodio pilota, (diviso in due parti) era una delle cose meglio riuscite che io abbia mai visto.

Lost può essere considerata droga? me lo chiedo spesso perchè ha una capacità di creare suspense e curiosità che ancora non ho visto in nessuna serie tv a questi livelli, si lo so, il finale non piace, dalla stagione tre diventa tutto più stupido e debole, ma quanto è bello il primo episodio?

Essendo passati 17 anni, di acqua sotto i ponti n’è passato molta, io ho studiato e sono cresciuta e ho una conoscenza del settore molto più ampia di quella di un tempo, quindi ho potuto analizzare l’episodio pilota con più cura e attenzione.

L’episodio pilota di Lost ci crea da subito un po’ di curiosità, perchè capiamo fin da subito che una aereo è precipitato su un isola deserta e ci sono dei sopravvissuti, intuiamo fin da subito che è un miracolo che nessuno abbia praticamente un graffio, nonostante non ci sia traccia ne della coda, ne della cabina del pilota.

C’è confusione e paura, iniziamo a conoscere i personaggi, di cui scopriamo subito il nome, perchè si devono per forza presentarsi tra di loro, e intuiamo subito quali potrebbero essere i protagonisti, si crea un perfetto mix tra ansia e curiosità, con anche un buon ritmo. Jack il chirurgo, il dottore diventa subito un punto di riferimento per il gruppo che comunque riporta qualche ferita e ha bisogno di un leader e di qualcuno che possa prendersi cura di loro. La situazione è abbastanza normale non vediamo nulla di strano o troppo anomalo se non la dinamica dell’incidente che di per se è un mistero. Ovviamente tutti sono convinti che saranno salvati da li a poco, perchè l’aereo ha la scatola nera e non può sparire nel nulla.

Il Primo colpo di scena si verifica nella notte, con uno strano suono nella giungla alle spalle della spiaggia, una specie di sirena, di suono artificiale misto ad un urlo animale che muove le piante come fosse gigantesco. Non vediamo nulla, ma la curiosità schizza a mille, da quel punto li capiamo che Lost non è un semplice survivor.

Questo episodio ha la capacità di esporci bene i personaggi e di crearci un senso di curiosità insaziabile, vogliamo sapere tutto e subito e non ci diamo pace, iconico il sorriso di Locke con l’arancia in bocca che ci mette quasi ansia e dubbi, Perchè sorridere quando ti sei appena schiantato con un aereo? forse vede il lato positivo?

Riuscire a mettere un immagine così iconica già nell’episodio pilota penso sia qualcosa di grandioso che ne riassume anche lo stato d’animo di tutti, un misto di felicità e disperazione, sono fortunati ad essere sopravvissuti o sono sfortunati per l’aereo è precipitato? una continua contrapposizione tra opposti, tra bene e male, tra felicità e tristezza, tra vita e morte.

L’episodio pilota non solo ci espone con cura e abilità i personaggi, ma ci indirizza nella direzione giusta per seguire la serie che rimane comunque molto complessa e piena di situazioni, misteri e domande a cui dovremo trovarci forse, da soli una risposta. La seconda parte dell’episodio pilota è una crescita di misteri, crea una sorta di curiosità morbosa difficile da saziare e soddisfare. I protagonisti sono alla ricerca della cabina, la trovano, il pilota è vivo e gli avvisa che sarà difficile trovarli perchè erano fuori rotta di mille miglia al momento dello schianto, devo lanciare un messaggio radio, all’improvviso il pilota viene preso da qualcosa di misterioso e sbattuto per aria, lo ritroveranno appeso sopra un albero privo di vita e pieno di sangue, come se fosse passato di li un T-Rex, mi ha ricordato un po’ Jurassic Park e Predator quella scena, altri pezzi della mia infanzia. Poi come se non bastasse, altri del gruppo uccidono un orso polare, il problema è che sono in un isola tropicale, altro mistero altra curiosità altro hype, per poi concludersi con un Cliffhanger davvero potente e bello, i protagonisti intercettano un segnale radio che proviene dall’isola è registrato in francese, è una donna che parla, dice di essere sola e che sono morti tutti, quel segnale viene trasmesso da 16 anni.

In quel momento vuoi sapere tutto, hai mille domande, e curiosità e ti chiedi davvero cosa sia quell’isola, devi sapere, torni un bambino pieno di curiosità, in qualche modo vuoi capire e conoscere tutto e hai già capito che ti guarderai tutta la serie.

Io ci sono ricascato, ho guardato il primo episodio per scrivere questo articolo, ma un po’ per affetto e per curiosità, non ho potuto far a meno di continuare a guardare la serie per la seconda volta nella mia vita, per vederlo con occhi diversi, più coscienti e meno curiosità, chissà che rivisto adesso il finale mi piacerà.

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