SINDROME DA JURASSIC PARK: UN FRANCHISE SPREMUTO FINO ALL’OSSO

QUATTRO CHIACCHIERE: è possibile fare un bel film su un argomento ormai esaurito? Jurassic Park è uno degli esempi più lampanti di come certi film dovrebbero “fermarsi” quasi subito.

Pochi giorni fa è uscito l’ultimo capitolo di una delle seghe più iconiche del cinema, Jurassic World il dominio. Un film che è stato già abbastanza massacrato dalla critica, ma che ha detta di molti, questo è solo l’inizio di un franchise in continua espansione, con in programma altri film.

Jurassic Park nel 1993 non era solo una novità assoluta ma era anche il pioniere di nuove tecniche cinematografiche, non era solo bella la storia, se pur con i suoi difetti, ma visivamente era davvero qualcosa di spettacolare, con un t-Rex super realistico e iconico.

Una trama innovativa, tratta dal libro di Crichton dove i dinosauri erano protagonisti, attirando la curiosità dei più piccoli e non solo, perché Jurassic park metteva pure una certa dose di paura con i predatori nemici numeri uno dei protagonisti. Non ci sono stati film come quello, la forza della novità, della tecnica ed una trama paradossalmente verosimile hanno reso quel film troppo importante.

Qualche anno più tardi uscì un nuovo capitolo sempre scritto bene, convincente con un finale davvero molto epico, e con protagonista Ian Malcolm, che cambia totalmente dal personaggio del primo film, ma che si adatta ad essere protagonista di questo. Tutto aveva un senso, ma allo stesso tempo, lasciava una sensazione che l’idea era conclusa e che la forza della novità stesse svanendo. Il terzo capitolo già arranca, non ci sono novità, tutto diventa una ripetizione e Jurassic Park perde tutto il suo fascino. Ci sono già dei primi segni di cedimento per una saga che era destinata a finire con tre capitoli.

Un format stupendo, ma che in quel determinato contesto non può offrire nulla di più, senza rinnovamento e partendo praticamente sempre dalla stessa situazione i dinosauri non sono più interessanti e spaventosi, ma noiosi e pacifici. Manca lo stupore e la curiosità e tutto diventa estremamente scontato. Ci sono i buoni e cattivi e idee assurde su come usare i dinosauri.

Jurassic World ricalca esattamente la trama del primo, con personaggi più da blockbuster, super uomini e donne che potrebbero uccidere un t-rex con una sola mano. Una storia già vista ma amplificata nelle esagerazioni con la certezza che i biglietti saranno venduti grazie solo al nome del franchise. Eppure non c’era più energie, la trama era scarica e le idee scarseggiavano. Ne fanno altri due e il disastro è servito. Trame sempre più povere, scritte male, personaggi senza senso, dinosauri senza senso, motivazioni ridicole, scelte assurde e banali e plot twist ridicoli. Jurassic World poteva ancora chiamarsi Park, perché diventa un parco giochi di assurdità e esagerazioni senza senso.

Ma è davvero un franchise senza speranza?

Jurassic Park ha sempre un ottimo potenziale, vende sempre e continuerà a farlo, aveva bisogno di innovazione, ma come successo in star wars si ricalca il passato, male, per paura di fallire in qualcosa di nuovo. La sindrome di Jurassic Park è quella di non riuscirsi a staccare dal primo film, dai suoi personaggi, dal suo stile e dalle sue icone, facendo così diventa tutto banale, piatto e ridicolo. Un franchise che aveva bisogno di un super regista, innovativo e capace e che si è affidato ad un regista raccomandato e evidentemente di poco talento. Forse una direzione più chiara e con idee nuove avrebbe portato avanti la storia in modo più ambizioso e bello. Adesso hanno tre film dai super incassi ma che nel complesso sono piaciuti davvero a poche persone. Sono sempre film che avranno comunque successo qualsiasi cosa fai, però è davvero un peccato vedere la stessa storia.

Nel secondo capitolo di Jurassic World si è visto qualcosa di nuovo, un regista horror che ha portato la sua impronta, ma a livello di trama è stato un vero disastro, novità e idee che avevano davvero dell’assurdo e che si sono completamente allontanate dal mondo di Jurassic Park. Ottimo il tentativo ma completamente fallito, forse questo gli ha fatti tornare sui loro passi proponendo un terzo capitolo che ha ripetuto le stesse dinamiche di sempre. Si perché tutti si aspettavano un confronto tra esseri umani e dinosauri nelle città, invece no, si sono ritrovati tutti nel solito parco chiuso dove non c’erano animali in cattività. Novità nella trama possono essere i dinosauri piumati ma che ci vengono mostrarti poco, in modo inutile e male.

Farlo tutto in città con situazioni un po’ fuori controllo sarebbe stato più carino, ovviamente senza la necessità di esagerare, però sarebbe stato bello concentrarsi sulla realtà dei fatti, Un leone a piede libero che fugge da uno zoo, non sarebbe lasciato libero, ma addormentato e portato via, nei casi più estremi ucciso. Nel terzo capitolo poteva crearsi un po’ questa dinamica, con gli esseri umani che si ritrovavano queste bestie prestoriche nelle proprie città e come reazione naturale le uccidevano per difesa. Magari con Owens e Claire a difenderli per ripotarli in qualche riserva speciale e con la piccola Meave che prendeva coscienza di sé stessa, ovviamente con il rischio di essere rapita per la sua particolarità genetica. Non serviva per forza un cattivo, non ci deve essere per forza uno scienziato pazzo che per l’ennesima volta vuole utilizzare i dinosauri per altro. Bastava un duello tra essere umano e dinosauri in cui essi sono i protagonisti, magari con scelte diverse in base alle situazioni e alle città.

L’uomo non potrebbe mai convivere con animali del genere, perché sarebbe praticamente impossibile, questo doveva essere il concetto, non l’opposto, facendo passare un messaggio di pace. Si la natura vince sempre, è sempre stato questo il messaggio di Jurassic Park. Ma l’uomo fa parte della natura ed è sicuramente il predatore più letale mai esistito sulla faccia della terra, se c’è un dinosauro in libertà che minaccia l’incolumità dei nostri figli, se abbiamo un fucile gli spariamo subito. L’ultimo capitolo non doveva essere quanto è bello stare insieme, ma quanto è difficile.

Serviva una trama più complessa, meno banale, dove il vero nemico non era uno stupido pazzo, ma l’istinto di sopravvivenza, l’egoismo che contraddistingue ogni essere umano, cose che sia Ian Malcom che la dottoressa Sattler, conoscono perfettamente. Niente cose assurde, ma pura e cruda realtà del mondo. Con dinosauri affamati che non trovando cibo si spostano verso le città, confusi e spaventati diventando violenti e imprevedibili. Si è persa l’occasione di mostrarci un brontosauro che confuso e spaventato si addentra per le vie della città con le persone che “votano” per abbatterlo o per addormentarlo. I dinosauri distruggono i raccolti, non le locuste, uccido persone perché hanno fame e sono affamate. Non ho visto nulla di questo nell’ultimo film.

I personaggi devono avere un certo peso una propria identità. Può andare bene Owens, un po’ Indiana Jones un po’ Rambo, ormai è così e ce lo teniamo, ma non si può rendere il personaggio di Claire così piatto e senza senso, nel primo Jurassic World lei era la dirigente e coordinatrice di uno degli zoo e parchi più importanti e complessi al mondo, ora non è nulla, corre sui tacchi e urla, non ha nessun tipo di caratteristica. Bisognava darle importanza, fare in modo che lei diventasse fondamentale per la catalogazione dei dinosauri e che lei fosse al centro del progetto di una nuova riserva con il supporto di persone come Sattler, Malcolm e Grant che conoscono questi esseri viventi come pochi. Un duello uomo/dinosauro evidente, non messo da parte per storie da piccolo chimico e salviamo il mondo e viviamo tutti felici e contenti. Con i mezzi di oggi, specie del genere sarebbero annientate in pochi giorni anche solo utilizzando i droni. Per questo serve si un po’ di irrealismo, ma basta gente pazza senza obiettivi.

Si è passati dai primi film in cui un uomo voleva aprire un parco con i dinosauri, il cui nemico era un’altra società che voleva quel segreto, che poi è la società dell’ultimo film, nel secondo in cui c’erano uomini che volevano portare Jurassic park in città. Nel terzo in cui un bambino disperso sull’isola andava recuperato. In pratica nei primi tre capitoli il nemico era il dinosauro, e le trame erano sempre abbastanza credibili e meno assurde. Poi con Jurassic World si è passati ha il tizio fissato con i Raptors da guerra, che solo lui sa a cosa potrebbero servire. Poi nel secondo, un tizio pazzo che vuole fare dinosauri belli per rivederli all’asta con i miliardari, però tutto sommato ci sta, i soldi sono soldi. Nel terzo un tizio pazzo, un mix tra Steve Jobs e Mario Giordano che non si sa cosa vuole, soldi, potere o la gloria eterna, non si sa e non si capisce. Tutto questo facendo passare i dinosauri in secondo piano.

Si poteva fare meglio sicuramente sì, ma come sappiamo non c’è limite al peggio e non sappiamo cosa la “sindrome di Jurassic park” porterà a fare nei nuovi film che usciranno nei prossimi anni.

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